F1, la rivolta silenziosa dei piloti: Lewis Hamilton denuncia un sistema che non ascolta
Lewis Hamilton a bordo della SF-26 a Suzuka

"Noi piloti non siamo ascoltati”. Con queste parole Lewis Hamilton mette in evidenza un problema che, in qualche modo, era già emerso, ossia che la F1 non ascolta i propri protagonisti. Lo si percepisce non solo dalle dichiarazioni del driver Ferrari - che approfondiremo a breve - ma anche dalle parole dei suoi colleghi i quali si stanno lamentando di questa nuova Formula 1 e non solo nella stagione 2026.

Ma andiamo con ordine: come si arriva a queste dichiarazioni? Il GP del Giappone ha dato ancora più voce ai problemi che la nuova F1 porta con sé. I temi sono ben noti e tra quelli che hanno creato maggiore dibattito, rientrano: uno spettacolo - se così possiamo dire - artificiale e la sicurezza, che assume l’aspetto più importante. 

F1 - Lewis Hamilton e Max Verstappen
Confronto dialettico tra Lewis Hamilton e Max Verstappen

I limiti della nuova F1: sicurezza e spettacolo in discussione

Volendo entrare nel dettaglio, il tema della sicurezza è emerso già in Australia, con la partenza “fallata” da parte di Liam Lawson. Il neozelandese si è piantato a terra con la sua Racing Bulls, con il rischio che chi partiva alle sue spalle, finisse sulla sua vettura.

A Suzuka, invece, il rischio è stato maggiore. Ollie Bearman, in uscita di curva 13, si ritrova alle spalle di Franco Colapinto, che in quel momento ricaricava la batteria. A quel punto e con una velocità superiore di 100 Km/h, il #81 aveva davanti a sé alternative: scansarlo o andargli addosso.

Nello scegliere - giustamente - la prima, finisce nell’erba, perde il controllo della Haas e termina contro le barriere. Fortuna ha voluto che scendesse dalla macchina solo con una contusione al ginocchio, ma la dinamica dell'incidente ha riacceso i dibattiti su questa nuova F1.

E poi, piccolo accenno allo spettacolo, che come detto in precedenza, è diventato artificiale. La qualifica ha perso di significato, in quanto osservare monoposto perdere di potenza in rettilineo, fa sorridere. La gara domenicale è bella, ma non più emozionante. I sorpassi non vengono più effettuati perché si cerca la staccata al limite, ma perché in qualche modo chi ti precede è svantaggiato, o meglio, depotenziato. E allora la domanda sorge spontanea: ci sono bei sorpassi, bei duelli, ma fino a che punto autentici?

Haas VF-26 Gp Giappone
La Haas VF-26 di Oliver Bearman dopo l'incidente del Gp del Giappone

Lewis Hamilton attacca: “I piloti non hanno voce

Al termine della gara nipponica, è stata resa nota la notizia che nel mese di Aprile ci sarà una riunione per discutere dei nuovi regolamenti e della modalità di guida che impongono. Per evitare che situazioni come quella di Bearman si ripetano, stanno studiando diverse soluzioni.

Si parla, ad esempio, di una riduzione della componente elettrica o, come riporta The Race, ci sarebbe l’ipotesi di non limitare in qualifica l’aerodinamica attiva, in modo che i piloti possano recuperare potenza senza ricorrere alla ricarica. Ma sono proprio questi ultimi che, dalla riunione, non si aspettano grandi cambiamenti.

Primo fra tutti, Lewis Hamilton, che come riporta PlanetF1, dice: “Non mi aspetto molto da questo incontro, ma spero che apportino cambiamenti importanti”. E, prima di continuare con gli argomenti, fa un breve accenno alla Ferrari: “Ovviamente” continua il campione inglese, “su alcune prestazioni siamo molto indietro rispetto al motore Mercedes, ma non sappiamo se dipenda da un turbo più grande, più potenza o altro. Lo scopriremo”.

Tornando al discorso dei regolamenti, durante il weekend giapponese, gli è stato chiesto se non si aspettavano modifiche per la complessità di attuarle o per la politica della F1: “Ci saranno troppi cuochi in cucina. Di solito non porta a un buon risultato”. E poi: “I piloti non hanno voce. Non hanno potere. Non siamo nel comitato. Non abbiamo diritto di voto”. 

GP Giappone, Hamilton chiede un motore nuovo: "In deficit rispetto a Leclerc"
Lewis Hamilton nei box di Suzuka

Piloti ignorati: il rischio di una F1 scollegata dalla realtà

Nel leggere le parole del driver di Stevenage, emergono due aspetti chiave: il primo è che difficilmente si arriverà ad una modifica concreta e secondo, che i piloti, coloro che sono in macchina e sono i protagonisti di questo sport, non sono ascoltati se non - e ci arriviamo - superficialmente.

Ma non è una novità. Sono tante le voci che avvertono sui problemi del nuovo regolamento, sia dentro che fuori la pista. Max Verstappen lo dice dal 2023, quando ammetteva che la tecnologia avrebbe preso piede sul pilota. E restando ai giorni nostri, le sue parole sul crescente malcontento sono sempre più, tanto da arrivare a “minacciare” il ritiro dalla competizione.

Ci sono quelle espresse da Fernando Alonso e Carlos Sainz, entrambi intervenuti sul discorso sicurezza, del campione del mondo in carica e quelle di Charles Leclerc che lamenta di non essere più veloce di sé stesso e di non riuscire nella ricerca del limite al sabato.

Il rischio è che i problemi citati possono presentarsi ancora, in quanto nel calendario sono presenti piste circuiti come quello di Miami, Spa, Canada, Monza, Las Vegas, dove la presenza di rettilinei è maggiore rispetto alle curve, rischiando di amplificare ancor più il fenomeno del super clipping.

La F1, con le nuove regole, sta andando contro tutto ciò che aveva costruito nell’era precedente e che farà fatica a scrollarsi di dosso. Con la generazione di monoposto ad effetto suolo l’esigenza era diventata quella di favorire il DRS e quindi correre su piste abbastanza veloci. E con queste, si è siglato un accordo pluriennale.

Le nuove monoposto, invece, necessiterebbero di layout brevi, piccoli, come quello austriaco, brasiliano, quello di Imola, in cui la presenza di rettilinei è minore ed il lift and coast sarebbe meno evidente

Ferrari Max Verstappen F1
Max Verstappen

Una F1 da rivedere: tra regolamenti e identità da ritrovare

Per il 2026, è difficile immaginare modifiche profonde alle power unit: i tempi tecnici non lo consentono. Tuttavia, questo può essere un anno di transizione per costruire basi migliori per il futuro. Se si vuole mantenere l’equilibrio tra motore termico ed elettrico, allora bisogna intervenire su altri aspetti: circuiti, regolamenti sportivi e coinvolgimento dei piloti.

Perché loro devono essere protagonisti non solo in pista. Non sono solo figure mediatiche, ma parte attiva nello sviluppo dello sport. Non si può ascoltarli solo formalmente, né limitarsi a incontri simbolici, come può essere una - presunta - cena. Il rischio, a cui forse già siamo andati incontro, è snaturare la competizione.

E soprattutto, perdere quei campioni che hanno reso grande la F1, dimostrando che la differenza la si può fare anche con una macchina decisamente inferiore. Lo spettacolo nasce dal racing, ed è proprio da lì che questo sport deve ripartire.

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