Daniel Ricciardo Ambassador per la Ford
Daniel Ricciardo

Questo fine settimana, il Nord America sarà protagonista di due eventi entusiasmanti ma fortemente diversi tra loro: a Montreal avrà luogo il Gran Premio del Canada di Formula 1, mentre a Indianapolis andrà in scena la 110ª edizione della 500 Miglia per l'IndyCar Series

La 500 Miglia di Indianapolis esercita sui piloti di Formula 1 un magnetismo strano: se per alcuni la categoria d'oltreoceano è una sirena irresistibile, anche per la possibilità di mettere il secondo tassello della Tripla Corona, per molti altri rimane un rischio non calcolabile. 

Ricciardo fa eco a Verstappen sulla pericolosità degli ovali 

Tra questi ultimi c’è anche Max Verstappen: il quattro volte campione del mondo ha partecipato già diverse volte a corse GT (su tutte la 24h del Nurburgring nello scorso fine settimana), oltre ad aver manifestato interesse per la 24 Ore di Le Mans. Tuttavia, l’olandese ha escluso categoricamente in passato l'idea di correre la Indy 500, giudicando troppo pericolosi i circuiti ovali su cui corre la IndyCar Series

A fare eco a Verstappen è stato Daniel Ricciardo. L’ex pilota della Racing Bulls e soprattutto Red Bull, oggi ambassador Ford e stabilmente lontano dalla griglia di partenza della Formula 1 dopo l'addio a Singapore nel 2024, sarà presente a Indianapolis in occasione della 500 Miglia ma solo in veste di ambassador dei suoi vini. 

La suggestione di vedere l'australiano reinventarsi oltreoceano, sulla scia di quanto fatto in passato da colleghi come Romain Grosjean o Marcus Ericsson, ha solleticato a lungo la fantasia degli appassionati. Tuttavia, Ricciardo ha spento ogni possibile speculazione di mercato, affrontando invece un tabù che accomuna molti piloti cresciuti nel vivaio del motorismo europeo: il terrore sacro per i catini ad altissima velocità. 

Lo svedese trionfa nella Indy 500 del 2022
La vittoria di Ericsson nella 500 Miglia del 2022

Intervenuto di recente nel podcast Speed Street di Conor Daly, l’australiano ha confessato che l'approccio agli ovali richiede un compromesso psicologico che, ad oggi, non è disposto ad accettare. 

“Voi fate una disciplina molto diversa, specialmente con tutto quel lavoro sugli ovali rispetto alle corse sui circuiti stradali che facciamo noi con una tonnellata di carico aerodinamico. È semplicemente diverso. Lo dico da molti anni: gli ovali mi spaventano molto. Ma lo trovo pazzesco e fantastico”, ha dichiarato Ricciardo. 

L’australiano non pensa che l’IndyCar sia un campionato meno importante

L’ex pilota della Red Bull ha voluto anche rimarcare un concetto molto importante e spesso sottovalutato da un pubblico attento soltanto al mondo della Formula 1: l’idea che nel paddock di F1 si guardi l'IndyCar dall'alto in basso. 

Confronto tra due filosofie diverse
Confronto tra una vettura di Formula 1 e una dell'IndyCar

“Non c'è mai stata una discussione del tipo 'noi siamo la F1 e siamo i migliori, voi siete quaggiù'. Non esiste il sentirsi più cool. Sappiamo tutti quanto sia difficile vincere persino una gara di kart. Semplicemente, gli ovali sono una disciplina completamente diversa rispetto ai circuiti europei pieni di carico aerodinamico”, ha dichiarato l'otto volte vincitore di gran premi in Formula 1. 

L’ammissione di Ricciardo non va assolutamente vista come una debolezza, bensì come il più grande attestato di stima che un pilota di Formula 1 possa mai tributare all’IndyCar. Correre sugli ovali di Indianapolis, Phoenix o Milwaukee significa viaggiare costantemente a medie superiori ai 350 km/h, con la consapevolezza che il minimo errore di valutazione si traduce in un impatto violentissimo contro il muro e con le altre vetture che sopraggiungono a fionda.

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