Di questo passo la F1 rischia di diventare la barzelletta del motorsport
Una Formula 1 sempre più complessa allontana piloti e tifosi, mentre cresce il confronto con categorie più semplici e orientate al puro racing.

La Formula 1 non se la passa bene: è un dato di fatto. Dopo tre gare del mondiale 2026 è chiaro che sia esplosa definitivamente la questione relativa alla gestione delle power unit. I piloti spesso si trovano a dover amministrare la quota elettrica, la ricarica delle batterie e quant’altro, invece di spingere.
I cori di dissenso rispetto a questa situazione sono ormai rumorosissimi. Se ne è lamentato Max Verstappen, se ne è lamentato Lewis Hamilton, se ne è lamentato Charles Leclerc. Anche chi all’inizio sembrava essere più entusiasta, come il campione in carica Lando Norris, strada facendo ha modificato il suo punto di vista, aprendosi a critiche simili a quelle dei colleghi.
La F1 attuale non piace a nessuno
La verità è che questa F1 non piace ai piloti e probabilmente non piace nemmeno ai vertici della categoria che si stanno rendendo conto che qualche modifica è necessario operare nei prossimi tempi, nei limiti del possibile. La Federazione Internazionale dell'Automobile, ieri, ha prodotto un comunicato a seguito dell’incidente di Oliver Bearman che, secondo alcune letture, è anche frutto di queste regole cervellotiche. Nel testo si spiega che si vuole lavorare con gli stakeholder per cambiare qualcosa già in vista del Gran Premio di Miami (il programma completo).

Chi è ovviamente meno soddisfatto di ciò che si sta vedendo sono i tifosi, che assistono a sorpassi ancor più artificiosi rispetto a quelli dell’era DRS e, in generale, comprendono poco concetti di elettrotecnica (megajoule), la ricarica dell’ERS o la necessità di alzare il piede a metà rettilineo per avere una batteria più pronta. Insomma, troppe regole, troppi vincoli cervellotici che stanno snaturando il motorsport.
La F1 oggetto di scherno
In questo contesto, la Formula 1 viene utilizzata quasi come benchmark negativo dalle altre categorie. Già qualche tempo fa, ve ne avevamo dato conto, un team di IndyCar Series aveva diffuso comunicati dal tono ironico nei confronti della categoria regina. Adesso arriva anche il GT World Challenge Asia che, come testimoniato da una grafica circolata sui social (foto in basso), ha sottolineato come nelle proprie gare non vi sia gestione della batteria, né clipping o dinamiche simili: solo corsa, pura corsa.

Ecco allora che la Formula 1 rischia di diventare quasi lo zimbello del motorsport, quando un tempo rappresentava il punto di riferimento assoluto. Gli indicatori economici e mediatici raccontano ancora uno sport solidissimo, capace di muovere sponsor e tifosi. Tuttavia, alla lunga, le perplessità - come dimostrano anche le ritrosie di Max Verstappen a rimanere in questo contesto - potrebbero minare la fanbase, con una progressiva migrazione verso altre categorie.
La Formula 1 dovrebbe riflettere su quanto sta accadendo e su come viene percepita all’esterno. Forse dovrebbe ridurre l’enfasi sull’elettrificazione e sulla sua gestione esasperata per tornare a valorizzare lo spirito del racing: ciò che i tifosi vogliono vedere e ciò che anche i piloti chiedono. La Formula 1 ripensi a se stessa, perché la china intrapresa potrebbe non essere quella più adatta al suo futuro.