Perché una F1 in crisi tecnica può pensare al ritorno dei motori plurifrazionati
Gestione energetica estrema e piloti critici: la F1 riflette sul futuro e valuta motori più semplici, rumorosi e meno elettrificati dopo il 2031

Quello che si è visto durante questo brevissimo scorcio iniziale del campionato del mondo 2026, basato sulle nuove power unit che hanno eliminato l’MGU-H e che presentano una quota elettrica pari alla metà della potenza totale, sta deludendo ampiamente le attese. Ormai ogni Gran Premio di F1, non solo in gara ma anche in qualifica, è diventato un esercizio di gestione energetica, di amministrazione della potenza, che di fatto sta snaturando l’attività principale della massima categoria del motorsport: il driving.
È inutile riportare i pareri della stragrande maggioranza dei piloti in griglia, che hanno bocciato questo sistema. I team, i Costruttori, la Federazione Internazionale e la stessa FOM si sono resi conto che qualcosa va fatto e, infatti, si sta ricorrendo a delle toppe che però non sembrano poter bastare a coprire le lacerazioni emerse.

Power Unit - La F1 verso dei palliativi, ma serve una ristrutturazione sistemica
In questo mese di aprile, in cui la Formula 1 si ferma in maniera forzata per via delle tensioni nel Golfo Persico, si discuteranno palliativi che, in quanto tali, non saranno però strutturali. Bisognerà attendere l’anno prossimo per qualche intervento più massiccio, ma per superare definitivamente questo tipo di impasse sarà probabilmente necessario attendere addirittura il 2031, dato che questo ciclo normativo dura dal 2026 al 2030.
Che cosa può succedere in futuro? Non c’è certezza, perché mancano ancora cinque anni. Tuttavia, quando si tratta di motori, le regole - o, per meglio dire, le direttive filosofico-concettuali - vanno impostate con largo anticipo.
Ebbene, in questo caso si comincia a parlare di quelle che potrebbero essere le architetture per il futuro. La fanbase chiede con grande forza motori che urlino, che tornino a fare rumore: ciò implica aumentare i regimi di rotazione e abbassare drasticamente la quota elettrica. Tra le varie opzioni sul tavolo, comincia a serpeggiare - come riportato da AMuS - l’ipotesi di un ritorno a motori otto cilindri aspirati, che manterrebbero i turbocompressori ma senza alcuna componente elettrica.
Ovviamente, tutto ciò determinerebbe l’assenza di ricadute dirette sulla produzione di serie e, quindi, potrebbe scoraggiare i costruttori automobilistici. Tuttavia, esiste un elemento che potrebbe spingere in questa direzione: il successo dei biocarburanti attualmente utilizzati in Formula 1.

F1 del futuro: il ruolo chiave delle benzine ecosostenibili
Se questa tecnologia diventasse sdoganata e accessibile su larga scala, si arriverebbe ad avere benzine “drop-in” a emissioni zero sia nella fase di produzione sia allo scarico. In tal caso, se i costi - oggi ancora esorbitanti - dovessero ridursi sensibilmente, questi carburanti potrebbero diventare una soluzione utile anche per il mercato di massa, spingendo i costruttori a rivedere strategie oggi orientate verso l’elettrificazione, reintroducendo motori termici basati su questo tipo di combustibili.
Chiaramente si tratta di un discorso ancora futuribile, e forse cinque anni non basteranno. Tuttavia, la Formula 1 potrebbe individuare una nuova traiettoria e tornare a essere una categoria peculiare, in cui la sperimentazione è totale e capace di fare da apripista per altri settori.

I piloti si stanno lamentando molto di queste power unit turbo ibride, e un ritorno al passato - a architetture plurifrazionate, rumorose, coinvolgenti e, perché no, anche meno affidabili - restituirebbe alla Formula 1 quella dimensione di adrenalina, spettacolo e sperimentazione che l’ha caratterizzata per anni. Non più una categoria in cui i piloti sembrano talvolta dei ragionieri, per non dire amministratori di condominio.
La Formula 1 ha iniziato le prime riflessioni in vista del 2031 e l’ipotesi di un ritorno al V8, magari ancora supportato dal turbo, non è, ad oggi, da escludere.