Ferrari - John Elkann disse: "Sia Luce!" E la Luce Fu
Considerazioni sulla nuova e tanto discussa vettura elettrica uscita dalla fabbrica di Maranello.

È avvenuto l’incontro tra John Elkann e Papa Leone XIV. L'evento viene venduto come un dialogo elevato tra impresa e fede. In realtà, appare come un’operazione di image-washing di alto livello. Ferrari ha bisogno di sacralizzare un prodotto controverso in un’epoca di critiche feroci su elitismo, impatto ambientale e deriva dal DNA del Cavallino Rampante. La Chiesa, dal canto suo, rischia di prestarsi come sfondo scenografico per nobilitare un bene di lusso estremo. Un abbraccio mediatico che più che spirituale sembra di convenienza.

L’appropriazione blasfema della Luce
Chiamare “Luce” la prima Ferrari elettrica non è un omaggio alla Genesi. È un’appropriazione quasi arrogante, di gusto discutibile. “Dio disse: Sia la luce! E la luce fu” è una frase che parla di creazione, vita e gratuità. Usarla per battezzare un’auto da oltre 500-600 mila euro, pesante quasi due tonnellate e mezzo, silenziosa e con suoni artificiali di motore, suona come superbia marketing più che ispirazione.
La vera luce evangelica illumina i poveri e i semplici. Quella di Maranello illumina solo il garage di pochi miliardari e serve a giustificare un listino esorbitante con tecnologia che molti puristi considerano un tradimento.

Le critiche durissime di Luca di Montezemolo
Nessuno ha il diritto di parlare di Ferrari più di chi l’ha guidata per oltre 20 anni: Luca Cordero di Montezemolo. Le sue parole sulla “Luce” sono una condanna senza appello: “Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito, mi dispiace moltissimo. Spero che si tolga il cavallino, almeno, da quella macchina”. E ancora: “Questa sicuramente è una macchina che i cinesi non copieranno”.
Montezemolo non è un nostalgico qualsiasi. È l’uomo che ha portato Ferrari ai massimi livelli di successo, prestigio e identità. Le sue critiche pesano come macigni: sotto la guida Elkann, il marchio rischia di perdere l’anima per inseguire mode globali, transizione elettrica forzata e design firmato da esterni che poco hanno a che fare con lo spirito di Maranello.
Quando l’ex presidente arriva a suggerire di rimuovere il Cavallino Rampante, il messaggio è chiaro: questa non è più veramente una Ferrari.

Una luce falsa
“Dio disse: Sia la luce!”. Quella luce era universale, generatrice di vita, gratuita. La “luce” di Ferrari è esclusiva, costosa, pesante e – secondo chi ha fatto la storia del Cavallino – rischia di distruggere il mito anziché illuminarlo.
L’incontro fra John Elkann e Papa Leone XIV può essere un esercizio di cortesia istituzionale, ma non può nascondere la distanza abissale tra il messaggio evangelico di povertà e semplicità e un’auto che incarna l’inaccessibilità come status symbol.
Ferrari è grande quando le sue auto emozionano per suono, leggerezza, carattere e prestazioni viscerali. Non quando cercano di nobilitarsi con citazioni bibliche e benedizioni vaticane. Ma che sia vera luce, non un riflesso lucido su una carrozzeria da mezzo milione di euro che rischia di spegnere il mito del Cavallino.
Crediti foto: Leggo, Ferrari