Test Barcellona - La zampata della Ferrari e di Hamilton
I riferimenti cronometrici dei test vanno letti alla luce di programmi conservativi, pista spesso bagnata e di un confronto che, rispetto alla pole 2025, ridimensiona ogni velleità prestazionale. Nonostante ciò certi segnali incoraggiano.

Si è chiusa a Barcellona la settimana di shakedown collettivi che ha aperto, in modo graduale e controllato, la fase di lavoro in pista delle nuove vetture 2026. Cinque giorni utilizzati quasi esclusivamente per accumulare chilometri, validare i sistemi e raccogliere dati, con la prestazione lasciata deliberatamente sullo sfondo. Insomma, chilometri per capire se tutto stava insieme.
Test Barcellona: si “impone” Hamilton con la Ferrari SF-26
Il miglior riferimento cronometrico complessivo è stato fatto segnare da Lewis Hamilton nella quinta giornata appena archiviatasi, con un 1:16.348. Alle sue spalle George Russell (1:16.445 nel Day 4), quindi Lando Norris (1:16.594) e Charles Leclerc (1:16.653), entrambi nella sessione conclusiva della settimana spagnola. Un quadro che, isolato dal contesto, potrebbe apparire indicativo, ma che in realtà va letto con estrema cautela.

Test Barcellona: i crono lasciano il tempo che trovano
A fornire una scala di riferimento utile è il confronto con il recente passato: la pole position del Gran Premio di Spagna 2025, firmata da Oscar Piastri su McLaren, era stata fissata in 1:11.546. Oltre cinque secondi più veloce rispetto ai migliori tempi visti nello shakedown. Un delta che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione quanto le squadre abbiano volutamente evitato di spingere, lavorando con carichi elevati, mappature conservative e assetti lontani da qualsiasi simulazione da qualifica. E c'è la variabile più grande da considerare: il delta naturale tra due generazioni di monoposto del tutto diverse.
A rendere il quadro ancora meno omogeneo hanno contribuito anche le condizioni meteo, con alcune sedute disputate su pista bagnata o in fase di asciugatura, ulteriore elemento che riduce il valore comparativo dei crono tra giornate diverse.
In questo contesto, i tempi servono soprattutto come riferimento interno ai team. Resta però il dato simbolico: vedere una Ferrari in cima alla lista e un’altra in quarta posizione non può che far piacere, pur nella piena consapevolezza che la gerarchia reale emergerà solo quando i programmi di sviluppo lasceranno spazio a simulazioni più rappresentative.
Per ora Barcellona ha detto soprattutto questo: le nuove monoposto, tutto sommato, funzionano, il lavoro procede secondo i piani e la stagione può davvero iniziare. Per i cronometri che contano, c’è ancora tempo.
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