F1 - La maledizione della “nuvola di Fantozzi” sul secondo sedile Red Bull
Analisi storica delle prestazioni dei piloti della scuderia di Milton Keynes al fianco di Max Verstappen.

Nel mondo della F1, poche narrazioni ricorrenti sono tanto persistenti quanto quella del secondo sedile Red Bull. Non si tratta di semplice sfortuna o di una gerarchia interna sbilanciata: è una vera e propria “nuvola nera”, simile a quella che accompagna perennemente il ragionier Ugo Fantozzi nei film con Paolo Villaggio.
Una condanna che segue il malcapitato di turno, trasformando opportunità dorate in incubi di prestazioni, errori e umiliazioni pubbliche. Da Alex Albon a Pierre Gasly, da Sergio Pérez nel 2024, passando per Liam Lawson e Yuki Tsunoda, fino a Isack Hadjar, la maledizione si rinnova con puntualità implacabile.

L’eredità di Pérez
Sergio Pérez nell2024, dopo 3 anni in Red Bull, iniziò la sua rapida discesa. Errori ripetuti, qualifiche deludenti e un distacco abissale dal compagno olandese trasformarono la sua stagione in un lento declino. La nuvola di Fantozzi si materializzò in incidenti evitabili, team radio tesi e un contratto sempre più in bilico.
Pérez incarnò la prima regola della maledizione: nel sedile Red Bull accanto a Max Verstappen, anche un pilota esperto e affidabile può apparire improvvisamente inadeguato. La pressione, il setup ottimizzato solo per uno, e l’inevitabile confronto spietato erodono fiducia e prestazioni. Alla fine di quell’anno fu appiedato per far spazio a Liam Lawson.

L’intermezzo di Lawson e Tsunoda
Dopo Pérez, la Red Bull provò Liam Lawson all’inizio del 2025. Il neozelandese, reduce da discreti risultati in Racing Bulls, ebbe una breve e travagliata esperienza nel “sedile grande”. Due gran premi bastarono per evidenziare le difficoltà: prestazioni pessime, distacchi marcati da Verstappen e una mancanza di consistenza che portò alla sua rapida retrocessione nel team satellite. La nuvola colpì anche lui con la consueta efficacia.
Subentrò allora Yuki Tsunoda, promosso dal vivaio dopo anni di fedeltà. Il giapponese portava esperienza, grinta e una certa imprevedibilità. Eppure, la maledizione non tardò a manifestarsi. Prestazioni anch’esse pessime, distacchi evidenti dal compagno e difficoltà nel massimizzare la vettura trasformarono il suo periodo in un ennesimo capitolo di frustrazione. Errori di guida, penalità a bizzeffe, e team radio tesi ricordavano le disavventure fantozziane: tanto impegno, ma un destino avverso. Alla fine della stagione, la Red Bull optò per un nuovo cambio, con Tsunoda retrocesso a riserva e Lawson consolidato nel programma satellite. Nessuno dei due riuscì a spezzare l’incantesimo.

L’arrivo di Hadjar: da Melbourne a Miami
Isack Hadjar, giovane promessa promossa dal vivaio Red Bull dopo una solida stagione nel 2025 in Racing Bulls (con tanto di podio, in Olanda), rappresentava per molti la possibile eccezione. Talentuoso, fresco e motivato, sembrava poter spezzare l’incantesimo in un’era di regolamenti nuovi.
Il suo debutto fu segnato dalla nuvola fin dal primo weekend. A Melbourne, Hadjar impressionò in qualifica con un ottimo 3° posto, ma in gara, mentre lottava per la 5° posizione, dopo pochi giri, un guasto alla power unit, lo costrinse al ritiro. Un debutto promettente trasformato in delusione meccanica. Nelle gare successive la maledizione continuò a perseguitarlo: in Cina ha chiuso 8°, mentre in Giappone ha terminato 12° senza punti. Segnali di competitività sporadici, ma mai la continuità sperata.
A Miami, la nuvola si è presentata con tutta la sua ironia fantozziana. Hadjar si era qualificato in 9° posizione, ma è stato squalificato per un’infrazione tecnica sul fondo della vettura (protrusione di 2 mm oltre i limiti regolamentari). Costretto a partire dalla pit-lane dopo ulteriori interventi sotto parco chiuso, il weekend è precipitato ulteriormente: al 5° giro compie un errore di guida che lo porta a collidere contro le barriere. Errori di setup, distacchi evidenti dal compagno, "sfortuna regolamentare" e un incidente prematuro: la maledizione ha accolto il nuovo arrivato con il classico “benvenuto” multiplo.

Perché la nuvola persiste
La comparazione con Fantozzi non è solo umoristica. Come il ragioniere, i secondi piloti Red Bull sembrano vittime di un sistema più grande: una macchina tarata su un solo pilota geniale, una pressione mediatica e interna asfissiante, e quel pizzico di sfortuna che trasforma piccoli problemi in disastri. Non è (solo) mancanza di talento, ma una combinazione tossica di fattori che rende quasi impossibile emergere. Verstappen domina legittimamente; il secondo, invece, lotta contro un destino che pare scritto.
La storia recente dimostra che nessuno ne esce indenne. Gasly, Albon, Pérez, Lawson, Tsunoda e ora Hadjar: la nuvola segue, piove e non si dissolve. Il francese, come i predecessori, dovrà combattere non solo contro gli avversari in pista, ma contro questa narrazione che rischia di auto-avverarsi.
La maledizione del secondo pilota Red Bull rimane uno degli elementi più affascinanti e crudeli della F1. Finché la nuvola di Fantozzi continuerà a stazionare sopra Milton Keynes, ogni nuovo arrivato sarà benvenuto nella tragica commedia. Si attende ancora il pilota capace di aprire l’ombrello e far piovere su tutti gli altri. Per ora, prevale il copione: applausi a Verstappen, risate amare (o pietà) per il secondo. E la nuvola, impassibile, prosegue il suo viaggio.
Crediti foto: Red Bull Content Pool, Getty Images, F1, SkySports