F1 2026: finalmente ritorna la variabilità tecnica
L’avvento del regolamento della F1 2026 porterà una trasformazione radicale nella progettazione delle vetture, con implicazioni profonde su peso, aerodinamica e sistemi frenanti. Ne ha parlato Mario Almondo, Chief Operating Officer di Brembo Performance ai microfoni di motorsport.com, illustrando le principali criticità e le opportunità tecniche legate a questo cambio di paradigma.
Il tema centrale resta la riduzione della massa complessiva delle monoposto, fissata a 768 kg, ossia 30 kg in meno rispetto all’attuale peso minimo. La sfida si complica ulteriormente perché le nuove power unit introdurranno un incremento di circa 30 chilogrammi: di fatto, il telaio dovrà essere alleggerito di 60 kg per rispettare le nuove specifiche. Almondo sottolinea l’impatto diretto sul rendimento: “Dieci chilogrammi di carburante corrispondono a circa tre decimi al giro. La gestione della massa non riguarda solo il peso assoluto, ma anche la sua distribuzione, con conseguenze dirette sulla downforce: il fondo genererà circa un terzo della deportanza complessiva, mentre ciascuna ala contribuirà anch’essa per un terzo, un ritorno a una ripartizione più bilanciata rispetto all’attuale schema 50-25-25”.
I nuovi pneumatici manterranno il diametro dei cerchi a 18 pollici, ma subiranno una riduzione di sezione: -30 mm all’anteriore e -25 mm al posteriore. Per gli impianti frenanti, il costruttore bergamasco prevede una revisione completa: sarà possibile adottare pinze a 8 pistoni e quattro pastiglie per pinza, rispetto alle tradizionali soluzioni a 6 pistoni e due pastiglie. La modifica del numero di elementi consente di ottimizzare la distribuzione delle pressioni sul disco e di ridurre la massa complessiva delle pastiglie, senza compromettere rigidità e prestazioni. Parallelamente, i dischi avranno fori con diametro ridotto a 2 mm, incrementando il numero totale da circa 1.050 a 1.400. Mossa studiata per migliorare il raffreddamento e la gestione termica.
Secondo Almondo, la configurazione degli impianti non prevede utilizzo graduale degli 8 pistoni: “Si sfrutteranno interamente le nuove architetture, 8 pistoni con 4 pastiglie o 4 pistoni con 2 pastiglie. La maggiore libertà geometrica permetterà di ottimizzare peso, rigidità e distribuzione delle pressioni, oltre a migliorare il raffreddamento e la durata dei componenti”.

Almondo evidenzia come la soglia di difficoltà per il 2026 sia significativamente aumentata: la combinazione di vetture più leggere, impianti frenanti evoluti e aerodinamica attiva renderà ogni team unico nella strategia di gestione dei componenti e nella scelta delle geometrie ottimali. La sfida ingegneristica sarà quindi tanto strategica quanto tecnica, con margini di innovazione senza precedenti e un’attenzione ossessiva all’equilibrio tra prestazioni e affidabilità.
Il passaggio chiave che va sottolineato in chiusura è quello relativo alla variabilità di opzioni che possono essere utilizzate durante l’arco dell’anno. Almondo si dice certo che i team useranno diverse configurazioni dell'architettura dei freni a seconda della tipologia di pista; una mutevolezza ingegneristica che sfida le leggi fiscali della Formula Uno ma che ridà senso filosofico a una categoria che rischiava di smarrire la sua natura di benchmark ingegneristico. Anche se spesso criticate, le nuove regole 2026 rappresentano un’occasione unica dopo anni in cui i guizzi progettuali erano stati ammansiti.
Crediti foto: Brembo Illustrazione copertina: Chiara Avanzo per Formulacritica Seguici e commenta sul nostro canale YouTube: clicca qui