Gp Australia Ferrari - Merceds
La Mercedes W17 stretta nella morsa delle Ferrari SF-26

La stagione 2026 di Formula 1 è cominciata con un tema tecnico-politico che sta emergendo con sempre maggiore forza: il rapporto tra le squadre ufficiali e i propri team clienti sul fronte delle power unit. In particolare, al centro della discussione c’è il comportamento di Mercedes nei confronti delle scuderie motorizzate dalla casa di Brackley.

Negli ultimi giorni, sia Andrea Stella (leggi qui) sia James Vowles hanno lasciato trapelare un certo malumore. Il punto non riguarda tanto la potenza pura dei motori, quanto piuttosto il livello di supporto tecnico e di condivisione delle informazioni che il motorista tedesco starebbe offrendo rispetto al passato.

Una questione che riporta inevitabilmente alla superficie un interrogativo più ampio: quanto conviene, oggi, condividere davvero il proprio patrimonio tecnico con i clienti?

Mercedes - McLaren
Toto Wolff e Andrea Stella

Il malcontento dei clienti Mercedes

Le prime avvisaglie erano arrivate già durante i test invernali. In quell’occasione Flavio Briatore aveva suggerito che le power unit di Brixworth utilizzate dai team clienti non fossero impiegate alla massima potenza. Secondo il dirigente italiano, la piena disponibilità prestazionale sarebbe arrivata soltanto al primo appuntamento stagionale.

Il Gran Premio d’Australia ha effettivamente segnato l’introduzione della mappatura completa del motore. Tuttavia, secondo quanto emerso negli ultimi giorni, il vero nodo della questione non riguarda il livello di potenza, bensì la gestione software delle nuove unità ibride.

Andrea Stella e James Vowles hanno lasciato intendere che alcuni sviluppi legati alla gestione dell’energia e alle strategie software non sarebbero stati condivisi con la stessa profondità con cui in passato Mercedes supportava i propri clienti. Il risultato, almeno nella gara di Melbourne, sarebbe stato un divario piuttosto marcato tra il team ufficiale e le squadre motorizzate dalla Stella a Tre Punte.

Una situazione che ha inevitabilmente alimentato qualche tensione politica, soprattutto considerando che tra quei clienti c’è una McLaren oggi in grado di competere stabilmente ai vertici del campionato.

Oliver Bearman F1
Bearman alla guida della sua Haas VF-26 durante i test in Bahrein

Ferrari sceglie la strada opposta

Mentre Mercedes sembra aver deciso di proteggere maggiormente il proprio know-how, Ferrari sta percorrendo una strada diametralmente opposta.

A raccontarlo è stato Oliver Bearman, che ha spiegato come il supporto ricevuto da Maranello sia stato estremamente ampio, soprattutto per quanto riguarda la gestione dell’energia e l’analisi dei dati strategici. Secondo il giovane pilota britannico, la Scuderia ha condiviso con la Haas una quantità di informazioni totale, facilitando il lavoro del team americano nella comprensione della nuova unità motrice. Un atteggiamento che si è riflesso anche nei rapporti con Cadillac, altro partner tecnico della Ferrari nella nuova fase regolamentare.

Dietro questa scelta c’è probabilmente una valutazione strategica molto precisa. Ferrari, alle prese con un V6 completamente nuovo e con una fase di sviluppo ancora in piena evoluzione, può trarre beneficio dall’avere più squadre impegnate a raccogliere dati in pista. I gruppi clienti diventano così una sorta di estensione del reparto ricerca e sviluppo, moltiplicando le informazioni disponibili per gli ingegneri di Maranello.

Mercedes, invece, sembra muoversi in modo più prudente. Dopo aver subito negli ultimi anni la crescita della McLaren - capace di superare la squadra ufficiale in classifica - il team anglotedesco pare aver scelto di proteggere maggiormente il proprio vantaggio tecnico, limitando la diffusione di alcune soluzioni software più avanzate.

Ferrari SF-26 Australia
La Ferrari SF-26 in azione

In altre parole, due filosofie quasi opposte. Da un lato Ferrari utilizza i clienti come acceleratori di sviluppo, condividendo dati e strategie per ampliare la propria base di analisi. Dall’altro Mercedes preferisce preservare parte del proprio know-how per evitare che squadre rivali, anche se partner tecnici, possano trasformarsi in concorrenti diretti.

Per ora entrambe le strade sembrano funzionare. Dopo i primi appuntamenti della stagione, Mercedes e Ferrari sono infatti le due realtà che hanno mostrato la maggiore solidità complessiva. E questo dimostra come, nella Formula 1 moderna, non esista una sola ricetta per costruire un vantaggio tecnico. Esistono piuttosto equilibri delicati tra collaborazione e competizione, che ogni costruttore deve gestire secondo le proprie priorità sportive.

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