Red Bull RB22 GP Miami
La Red Bull RB22 in azione a Miami

L'inizio del nuovo ciclo regolamentare avrebbe potuto raccontare una storia molto diversa per Red Bull. Alla vigilia della stagione, l'attenzione era concentrata soprattutto sulla nuova power unit sviluppata internamente, un progetto ambizioso che rappresentava una delle sfide più impegnative mai affrontate dal team di Milton Keynes. Invece, paradossalmente, proprio il comparto che generava maggiori interrogativi si è rivelato uno dei punti di forza del progetto 2026, la RB22.

Le difficoltà sono emerse altrove. A sorprendere è stato infatti il comportamento del telaio, tradizionalmente uno dei pilastri tecnici della squadra durante l'era guidata da Adrian Newey. Una situazione inattesa che ha condizionato le prime gare della stagione e che ha impedito a Max Verstappen e Isack Hadjar di inserirsi con continuità nella lotta per le posizioni di vertice.

I segnali più evidenti sono arrivati nelle prime uscite dell'anno, culminate con una prestazione particolarmente complicata in Giappone, dove l'olandese non è riuscito a superare la Q2 e ha poi concluso la gara alle spalle di una Alpine. Un risultato che ha fotografato con chiarezza le difficoltà di una monoposto nata con diversi compromessi tecnici ancora da risolvere.

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Power Unit della Red Bull

Il peso resta il principale nemico della RB22

Tra le problematiche individuate dagli ingegneri anglo-austriaci, quella che continua ad avere l'impatto maggiore sulle prestazioni riguarda il peso complessivo della vettura. L'auto concepita dallo staff guidato da Pierre Waché ha debuttato in campionato con un evidente surplus rispetto al limite regolamentare, una zavorra che ha inevitabilmente penalizzato accelerazione, gestione degli pneumatici e rendimento sul passo gara.

Il primo importante intervento è arrivato con il pacchetto di aggiornamenti introdotto a Miami. Le modifiche hanno consentito una sensibile riduzione del peso e hanno restituito alla monoposto una competitività più vicina agli standard che hanno caratterizzato Red Bull negli ultimi anni. Verstappen è riuscito a conquistare la prima fila in qualifica, dimostrando come il potenziale della vettura sia tutt'altro che trascurabile quando le condizioni sono favorevoli.

Tuttavia, il progresso non è stato sufficiente per cancellare completamente il deficit. Secondo quanto riportato da The-Race, il sovrappeso attuale costerebbe circa due decimi di secondo al giro, un dato che suggerisce come la RB22 sia ancora compresa tra sei e sette chilogrammi oltre il peso minimo consentito dal quadro normativo vigente.

La riduzione della massa rappresenta quindi la priorità assoluta del programma di sviluppo. Dopo il primo alleggerimento effettuato negli Stati Uniti, un ulteriore passo avanti è atteso in occasione del Gran Premio d'Austria, appuntamento particolarmente importante per il team di casa. L'obiettivo dichiarato è raggiungere finalmente il limite minimo regolamentare e sfruttare pienamente le zavorre per ottimizzare la distribuzione dei pesi.

Si tratta di un aspetto meno visibile rispetto agli aggiornamenti aerodinamici, ma spesso determinante in Formula 1. Disporre di margine nella gestione del ballast consente infatti di affinare il bilanciamento della monoposto in funzione delle caratteristiche di ogni circuito, migliorando sia la prestazione assoluta sia la costanza di rendimento.

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Max Verstappen a Miami con la RB22

Assetti estremi e cordoli: i limiti che Red Bull deve ancora correggere

Il peso, però, non racconta l'intera storia. La RB22 continua infatti a evidenziare alcune fragilità strutturali che costringono il team a lavorare su compromessi tecnici spesso poco favorevoli.

Uno degli effetti collaterali del surplus di peso è la necessità di ricorrere a configurazioni di assetto particolarmente aggressive per recuperare parte della prestazione perduta. Una scelta che può produrre risultati positivi in determinate circostanze, come avvenuto a Miami, ma che rende la vettura più difficile da guidare e meno prevedibile nelle condizioni limite.

Le difficoltà incontrate da Verstappen in qualifica in Canada rappresentano un esempio concreto di questo fenomeno. Quando la finestra di funzionamento diventa troppo stretta, basta una minima variazione nelle condizioni della pista o nella messa a punto per compromettere l'intero weekend.

A questo si aggiunge una criticità già emersa sulla precedente generazione di monoposto: la scarsa capacità di assorbire efficacemente cordoli pronunciati e dossi. Un limite che penalizza particolarmente i circuiti cittadini o semi-permanenti, dove l'utilizzo aggressivo dei cordoli è spesso indispensabile per ottenere il massimo dalla vettura.

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Pierre Waché

La questione assume un peso ancora maggiore in vista di appuntamenti come Monaco, dove la prestazione sul giro secco determina gran parte del risultato finale. Una monoposto meno efficace nell'affrontare le asperità del tracciato rischia inevitabilmente di lasciare sul tavolo decimi preziosi.

La sensazione all'interno del team è comunque che non esistano problemi strutturalmente irrisolvibili. La competitività mostrata a tratti dalla RB22 dimostra che la base tecnica possiede ancora margini di crescita. 

Se il programma di alleggerimento previsto nelle prossime settimane dovesse confermare le aspettative, la franchigia austriaca potrebbe ritrovarsi rapidamente più vicina alle vetture di riferimento, trasformando una stagione nata in salita in una rincorsa molto più concreta di quanto raccontino oggi i risultati.


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