Max Verstappen si confessa sulla F1 rivoluzionata e sulle novità della Red Bull
Il quattro volte iridato parla ad Apple TV: cambio tecnico epocale, nuovo compagno in Red Bull e boom di popolarità negli USA, il 2026 si annuncia come la svolta più grande dell’ultimo decennio

Lunga intervista di Max Verstappen raccolta da Apple Tv che trasmetterà la Formula 1 negli Stati Uniti. A seguire le osservazioni del pilota olandese della Red Bull che spazia su tutti i temi caldi a una settimana dal primo semaforo verde in fondo alla pit lane di Melbourne (leggi il programma).
F1 2026, parla Max Verstappen
Cosa aspetti con più interesse per il 2026, in pista e fuori?
“In pista, sicuramente capire a fondo tutti i sistemi e adattarmi allo stile di guida richiesto dalla nuova vettura. Fuori dalla pista, invece, voglio dedicare più tempo alla mia famiglia, vedere crescere il mio bambino, e concentrarmi anche sugli altri progetti che sto portando avanti oltre alla Formula 1”.
Cosa dovrebbero aspettarsi i tifosi dalla nuova stagione di Formula 1? Su cosa dovrebbero concentrarsi quando guardano le gare?
“Quest’anno sarà piuttosto incredibile, direi, soprattutto per via delle nuove regole. Potrebbe esserci un grande rimescolamento tra le squadre rispetto a quanto visto negli ultimi anni. Ci sono ancora molte incognite, non sappiamo davvero cosa aspettarci. Ed è proprio questo a rendere tutto molto entusiasmante per chi guarda: l’imprevedibilità”.

Max Verstappen e la sfida della nuova F1
In cosa consistono queste nuove regolamentazioni? Puoi darci qualche dettaglio? E quale sarà l’impatto del ritorno di un’azienda come Ford nella fornitura della power unit?
“La vettura sarà completamente nuova e anche il motore sarà molto diverso rispetto al passato. Il concetto sarà più vicino a un 50% motore termico e 50% componente elettrica. Questo rende tutto molto complesso, perché le due parti devono lavorare perfettamente insieme".
"Naturalmente l’attenzione resta anche sulla performance della monoposto, ma le regole aerodinamiche saranno molto diverse rispetto a prima. Per gli ingegneri è una grande sfida far funzionare tutto in modo armonico. Per quanto riguarda il ritorno di Ford, credo sia una partnership molto entusiasmante. Hanno una grande storia in Formula 1, quindi sono davvero felice e impaziente di iniziare”.
Dal tuo punto di vista di pilota, quanto è significativo questo cambiamento? Hai mai vissuto un salto tecnico così importante?
“È un cambiamento enorme. Direi il più grande degli ultimi dieci anni. Ed è anche stimolante per un pilota: quando guidi per diversi anni monoposto con basi tecniche simili, certo evolvono, ma i fondamenti restano gli stessi. Questa volta, invece, cambieranno in modo piuttosto marcato”.

L'approccio alla F1 di Max Verstappen
Molti appassionati descrivono la Formula 1 come il punto d’incontro più alto tra tecnologia e atletismo. Qual è la tua opinione?
“A volte è difficile comprendere davvero cosa comporti essere un pilota di Formula 1. Rispetto ad altri sport, noi non possiamo allenarci direttamente praticando il nostro sport. Per prepararci fisicamente dobbiamo fare ciclismo, corsa e altri esercizi. Personalmente, questa è la parte che mi piace meno: vorrei poter praticare di più la mia disciplina".
"Se giochi a calcio, per esempio, in allenamento fai cose molto simili a quelle che fai in partita. Per noi è diverso. Abbiamo il simulatore, che è il mondo virtuale, ma non è la stessa cosa: non si percepiscono le stesse forze. Per questo dobbiamo integrare con altri sport e metodi di preparazione per farci trovare pronti e in forma”.
Hai una mentalità o un rituale particolare per entrare nella giusta concentrazione prima di una gara?
“Ogni pilota ha un approccio diverso. Per quanto mi riguarda, cerco di non complicare troppo le cose. Quando entro nel garage e indosso il casco, so di essere concentrato e so cosa devo fare, grazie all’esperienza accumulata in tanti anni. Per me è importante mantenere tutto semplice”.
Come mantieni alta la motivazione, considerando che sono passati circa dieci anni da quando eri il più giovane in griglia?
“Vincere aiuta molto. Anche lavorare con persone estremamente competenti all’interno del team è uno stimolo importante. Avere un ambiente positivo fa la differenza. Per me è fondamentale svegliarmi la mattina e sentire che mi sto ancora divertendo e che posso dare il 100%. Questo è essenziale per continuare, soprattutto quando sei in un contesto competitivo e lotti nelle posizioni di vertice. Essere davanti motiva molto più che trovarsi nelle retrovie”.

Isack Hadjar entrerà nel team Red Bull, hai già avuto modo di lavorare con lui? Com’è la dinamica tra voi?
“Sì, certo. Arriva da Racing Bulls, quindi fa già parte della famiglia Red Bull. Lo conosco e lo vedo da circa due anni. Abbiamo già fatto anche qualche contenuto insieme. Ora ovviamente è il mio compagno di squadra. È una situazione positiva. Mi ricordo quando sono arrivato io in quel ruolo, da giovane, nel team, con Daniel che era il più esperto. Mi piace questa dinamica. Alla fine, l’obiettivo per entrambi è portare più conoscenze possibili alla squadra, lavorare insieme per ottimizzare la vettura e le prestazioni”.
Quando salirai sulla monoposto del 2026, c’è una pista in particolare che aspetti con più entusiasmo?
“Un posto speciale per me è Spa, in Belgio. Il tracciato, il layout, le curve veloci, i saliscendi: è sempre stato il mio preferito. Ogni volta che corro lì è qualcosa di particolare. Sono nato in Belgio, mia madre è belga, e sono cresciuto non lontano da quella zona. Quando torno lì è come sentirmi più vicino alla famiglia e agli amici. È semplicemente un luogo che mi rende felice: ogni volta che scendo in pista mi viene spontaneo sorridere”.
Hai una pista preferita negli Stati Uniti?
“Per quello che ho guidato finora, direi Austin. C’è qualcosa di speciale in quel circuito. Ancora una volta, il layout mi piace molto, con tante curve veloci. È una pista che favorisce anche i duelli in gara. E mi piace molto anche la città”.
Hai notato un aumento della popolarità della Formula 1 negli Stati Uniti, soprattutto dopo il successo del film dedicato alla F1? Hai percepito maggiore interesse?
“Sì. Ricordo che nel 2018 o 2019 avevo fatto un viaggio on the road da Los Angeles fino a San Francisco, passando per varie tappe. All’epoca potevi camminare tranquillamente senza essere riconosciuto. Oggi negli Stati Uniti vieni riconosciuto molto di più. Ed è un fatto positivo: significa che le persone sono più coinvolte nello sport. Si vede chiaramente che il numero di tifosi è in aumento. Quando si arriva in città per un weekend di gara, l’atmosfera è davvero intensa, c’è tantissima gente”.