George Russell: aver battuto Hamilton non era la prova definitiva del suo valore
George Russell sul podio di Silverstone

Le prime gare della stagione 2026 di F1 avevano dato una certezza: la Mercedes era la squadra da battere. Aveva la macchina dominante, perfetta sotto ogni punto di vista, una monoposto che sembrava essere una spanna sopra il resto della griglia. In realtà, con l'evolversi del campionato e con gli aggiornamenti apportati dagli altri team, ci si è resi conto che non è proprio così. Anche Mercedes ha dei difetti, dei problemi presenti sulla W17 che stanno emergendo gara dopo gara.

Sia chiaro, questo non significa che non abbia un progetto solido. Anzi, ad oggi resta una delle vetture dominanti della stagione. È evidente, però, che abbia problemi importanti, problemi che, sul lungo periodo, potrebbero non permetterle di reggere il confronto con altre squadre, come ad esempio Ferrari, che pur avendo ancora un deficit dal punto di vista del motore si sta rivelando estremamente solida sotto l'aspetto telaistico e aerodinamico.

Podio Gp Gran Bretagna 2026
Il podio del Gran Premio di Silverstone 2026

Mercedes, i problemi della W17 cambiano gli equilibri nel box

Le problematiche emerse, hanno finito per incidere sui piloti, costretti un paio di volte al ritiro e a raccogliere due zero che alla lunga, potrebbero pesare in ottica campionato. Ne è un esempio quanto accaduto a George Russell in Canada, che in testa alla gara ed in una costante bagarre con il team mate, è stato costretto a lasciare la sua Mercedes a bordo pista per cedimento da parte della power unit. Oppure, più avanti a Barcellona, è toccato a Kimi Antonelli, impossibilitato a continuare la gara a tre giri dalla fine per via di un guasto elettrico.

Ed è proprio tale imperfezione, che ha fatto emergere una tematica a cui si sta dando importanza negli ultimi appuntamenti stagionali, basata proprio sul confronto tra i due alfieri Mercedes. Russell ha iniziato la stagione con il piede giusto, mettendo a segno pole e vittoria sul circuito australiano. Ma nell’immediato, Kimi lo ha - se così possiamo dire - surclassato, vincendo 5 gare consecutive tra Cina e Monte Carlo.

Un confronto, quindi, che genera domande quasi spontanee: Russell non si trova a suo agio con la vettura oppure, semplicemente, Antonelli è più bravo? O ancora, Russell si aspettava un trattamento diverso da parte della squadra e il fatto che questo non sia accaduto lo ha condizionato anche dal punto di vista psicologico? Una prima risposta ci viene fornita dalle parole dei protagonisti. Il #63 più volte ha ammesso che con questa vettura non si trova completamente a suo agio e ha raccontato di aver provato anche alcune configurazioni utilizzate da Antonelli, senza però ottenere i risultati sperati.

F1 GP Gran Bretagna Kimi Antonelli Ferrari
Kimi Antonelli in pitlane a Silverstone

Jolyon Palmer: "Antonelli guida oltre il limite della W17"

A supporto di quanto appena detto, si inseriscono le dichiarazioni di Jolyon Palmer, rilasciate al podcast F1 Nation, nel quale prova a spiegare, anche confrontandosi con gli uomini di Brackley, quali siano oggi i limiti di George Russell rispetto a Kimi Antonelli. "Non sembra avere una grande spiegazione per quello che sta succedendo", ha affermato l’ex pilota Renault.

"Parlavo con i ragazzi della Mercedes e mi dicevano: 'Beh, sembra proprio che Kimi sia in grado di guidare la macchina più al limite del grip rispetto a George'”. Parole alle quali aggiunge: “​​Russell arriva a un punto in cui sente la macchina scivolare e, a meno che non si tratti di un giro in Q3 o di qualcosa che gli dia quella spinta in più per rischiare, non riesce a portarla a quel livello, ovvero al 100% delle possibilità della vettura”. E poi il passaggio che può spiegare l’andamento prestazionali dei due finora:

Ci dicevano quasi che la sta guidando leggermente al di sotto delle sue potenzialità, mentre Kimi è totalmente in sintonia con il comportamento della monoposto. Ha una sensibilità interna che rappresenta sostanzialmente quel talento innato nell'avvertire la macchina, e riesce a farlo con maggiore costanza”.

Parole che non nascono dal semplice scambio di opinioni o dalle sensazioni emerse in gara, ma dall’aver analizzato i dati: “Se si analizzano i dati, si nota spesso che, al primo giro con gomma nuova, Kimi riesce a piazzare il tempo. Al secondo giro, George si avvicina molto. Forse Kimi rischia quel pizzico in più nel primo giro, quando c'è più aderenza, sfruttando meglio lo pneumatico. È una sensazione che George sta avvertendo, e non so quanto sia facile da risolvere”.

F1 GP Gran Bretagna George Russell
George Russell

George Russell è davvero il pilota che ci hanno raccontato?

Nel leggere le dichiarazioni di Palmer e nell’aver guardato le prime nove gare del mondiale 2026, sorge una riflessione sul pilota inglese. George Russell è un ottimo pilota, sia chiaro. Anzi, ha delle qualità importanti e potrebbe tranquillamente diventare un futuro campione del mondo. Però, il confronto con Antonelli ci porta a chiederci se è davvero il pilota che nel tempo ci hanno raccontato.

Ad oggi, sta disputando la sua quinta stagione alla guida della Mercedes e prima che arrivasse il pilota bolognese, ha condiviso il box con un sette volte campione del mondo. Condivisione avvenuta nella generazione di auto precedenti, ossia quelle ad effetto suolo, con le quali Lewis Hamilton non si è mai davvero trovato a suo agio. I momenti in cui ha brillato sono stati pochi, come la vittoria di Silverstone nel 2024. Lo abbiamo visto faticare anche in Ferrari lo scorso anno, con l’aggiunta di problemi di natura diversa.

Per tale motivo, Russell lo ha spesso battuto nel confronto interno. Con l’arrivo di Antonelli, invece, avrebbe dovuto continuare a fare la differenza. Ci è riuscito lo scorso anno, assecondando gli obiettivi del team e approfittando - se così possiamo dire - dei problemi del #12, specie nella fase europea. Ma quest’anno, la situazione si è ribaltata, cogliendo probabilmente, George impreparato.

Volendo mettere da parte giochetti mentali e frecciatine via radio - che fanno assolutamente parte di questo sport - è chiaro che Russell soffra il confronto con il team mate. Se non emergono limiti dal punto di vista sportivo, forse qualche difficoltà inizia a manifestarsi sotto l'aspetto psicologico. E ricordiamo sempre che la F1 resta uno sport estremamente mentale. E potrebbe essere proprio questo il punto nel quale Russell rischia di perdersi.

Ad esempio, anche nell’ultimo round,  si è aperto via radio lamentando una mancanza di potenza sul rettilineo, salvo poi essere subito smentito direttamente da Toto Wolff. Ovviamente, non si vuole ridurre tutta qui la tesi, in quanto è noto quanto all'interno di un weekend di gara, sono molti, moltissimi, gli elementi che possono incidere sulla prestazione finale. Ma la domanda, però, resta.

Russell è davvero il pilota che ci è stato raccontato finora? È davvero quel pilota che è riuscito a battere un sette volte campione del mondo nelle stagioni precedenti oppure quell'impresa gli è riuscita soprattutto perché Hamilton non si trovava a suo agio con quelle monoposto? E attualmente, siamo sicuri che sia soltanto una questione di feeling con la vettura oppure, a questo punto, possiamo davvero iniziare a definirlo un pilota sopravvalutato?

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