Questa Ferrari rinata è la piccola grande rivincita di Vasseur
Accolto tra lo scettiscismo, spesso accusato di non avere il pedigree del vincitore seriale, il dirigente di Draveil ha impostato un team capace di dire la sua. E che ora fa paura ai rivali.

Tutto e subito. Questo tipo di smania è tipica dei tifosi che non vogliono attendere i tempi tecnici, che non sanno aspettare che le cose, soprattutto quando afferiscono a questioni relative alla Formula 1, maturino percorrendo il proprio naturale cammino.
Fred Vasseur è arrivato in Ferrari, e va detto chiaramente, accompagnato da una certa dose di scetticismo. Era un dirigente proveniente dalla Sauber e, almeno in termini di storia e vittorie, non poteva essere accostato a figure come Toto Wolff o Christian Horner. Alcuni sostenevano che non avesse le spalle abbastanza larghe per guidare un team come la Ferrari.
Nella prima fase della sua esperienza, Vasseur si è trovato immerso in un contesto molto difficile. Il post-Binotto portava con sé molte macerie che il manager francese ha dovuto prima rimuovere per poi poter scavare le fondamenta e iniziare a costruire il nuovo palazzo rosso.
Sia chiaro, anzi chiarissimo: dopo la vittoria di Barcellona di Lewis Hamilton nulla è stato ancora fatto. Non si può considerare il Cavallino Rampante una realtà arrivata, definitivamente strutturata e pienamente vincente. Quello visto in Catalogna è stato un lampo e, come tale, necessita di continuità.

Lo sa prima di tutti Vasseur, che proprio dopo il successo del Gran Premio di Barcellona-Catalunya ha vestito i panni del pompiere, invitando tutti alla prudenza. Il suo messaggio è stato semplice: "Signori, attenzione, perché nulla è fatto e adesso comincia il difficile". Ed è esattamente quello che sta accadendo.
Le sfide che attendono la Ferrari
La Ferrari è chiamata a vincere sfide ardue. Deve mantenere continuità nello sviluppo della SF-26, che finora ha risposto molto bene agli aggiornamenti, e deve recuperare terreno sul fronte propulsivo grazie ai meccanismi consentiti dall'ADUO.
Gli ingegneri guidati da Enrico Gualtieri, responsabile del comparto Power Unit di Maranello, non possono permettersi passi falsi se vogliono continuare a coltivare ambizioni iridate. E quelle ambizioni, dopo quanto mostrato in terra di Spagna, devono necessariamente restare vive.
Non bisogna però commettere l'errore di considerare la Ferrari la nuova favorita per il titolo mondiale. Su sette gare, sei sono state vinte dalla Mercedes W17. Tuttavia, quanto accaduto due giorni fa racconta di un processo che Vasseur ha impostato e che sta iniziando a produrre i primi frutti.

"Tutto e subito". Così abbiamo iniziato questo articolo e su questo refrain continuiamo. È impossibile pensare che uno sport altamente competitivo, oggi ulteriormente vincolato da strumenti regolamentari come il budget cap e il meccanismo dell'Aerodynamic Testing Restriction, possa consentire recuperi immediati. Senza test continui, costanti e soprattutto liberi, serve un percorso graduale, è necessario sfruttare ogni occasione e serve interpretare al meglio anche i contesti normativi.
Ferrari non ha performato come sperato nella precedente generazione di vetture. A un certo punto è apparso evidente che fosse necessario attendere il nuovo quadro regolamentare. Ed è ciò che è stato fatto lo scorso anno, quando si è compreso che la SF-25 non aveva più margini significativi di crescita e venne sostanzialmente abbandonata al proprio destino. Sarebbe stato inutile continuare a investire tempo e risorse: accanimento terapeutico.
Un lavoro profondo che va oltre la pista
Nel frattempo, Vasseur ha lavorato a tutto tondo nel mondo Ferrari. Ha operato sulla struttura della squadra, ha affrontato criticità interne e ha gestito situazioni delicate, come quella relativa all'ingegnere di pista di Lewis Hamilton, ruolo affidato a Carlo Santi e che rappresenta una delle chiavi del ritorno alle alte prestazioni del sette volte campione del mondo.
In precedenza aveva già portato a Maranello figure di assoluto valore come Loïc Serra, uno dei principali artefici della forza mostrata oggi dalla Ferrari e uno dei segreti tecnici che abbiamo raccontato anche nei giorni scorsi: leggi qui.

Passo dopo passo, Vasseur sta dimostrando di essere un dirigente capace di coordinare una struttura enorme e complessa come quella di Maranello e di accompagnarla verso la vittoria.
Questa storia insegna che occorre cautela sia nei giudizi immediati sia nelle valutazioni preventive sui professionisti. Vasseur possiede una lunghissima esperienza maturata nelle categorie minori e ha sempre amministrato situazioni complesse. Oggi sta dimostrando di saperlo fare anche in Ferrari.
Ha bisogno di tempo. Ha bisogno di imporre la propria visione aziendale all'interno di un'organizzazione che porta con sé retaggi difficili da spezzare e dinamiche che, nel corso degli anni, hanno spesso azzoppato la corsa del Cavallino.
Anche perché la storia della Ferrari, salvo rare eccezioni, racconta un andamento sinusoidale fatto di fasi di crescita e improvvise cadute. Il compito di Vasseur e del suo staff è adesso quello di proseguire lungo la curva ascendente e, a un certo punto, renderla stabile, standardizzarla. È ciò che accadde con la Ferrari di Jean Todt, è ciò che è successo con la Red Bull di Christian Horner ed è ciò che ha realizzato la Mercedes di Toto Wolff.
Fred Vasseur sa il fatto suo. È un dirigente che deve essere messo nelle condizioni di lavorare. Non bisogna lasciarsi confondere dal suo atteggiamento guascone, simpatico ed esuberante. Quello è il carattere. Ma quando c'è da mettere nero su bianco, prendere decisioni e spingere una struttura verso l'obiettivo, Fred Vasseur sta dimostrando di essere un dirigente assolutamente capace di farlo.
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