Stefano Domenicali al contrattacco: il CEO difende una F1 che non piace a nessuno
Il manager imolese si scaglia contro i detrattori sul tema dei sorpassi e richiama gli anni ’80, ma il divario tra vertice e percezione del pubblico resta netto e forse insanabile

La voce del padrone si fa sentire e fa rumore. Le parole di Stefano Domenicali arrivano in un momento molto delicato per la Formula 1, un campionato stretto tra l’esigenza di innovare e una crescente insoddisfazione di una parte consistente della fanbase. Il tema è quello dei sorpassi, da tempo al centro del dibattito tecnico e sportivo: spettacolari ma, secondo alcuni, sempre più “costruiti”.
Il dirigente di Liberty Media, però, respinge con veemenza questa lettura, attaccando frontalmente i critici e difendendo l’attuale direzione della categoria.
“Sapete, i sorpassi… alcune persone dicevano che fossero artificiali. Ma cosa significa sorpasso artificiale? Che tipo di sorpasso sarebbe? Voglio dire, la gente ha la memoria corta, perché ai tempi dei turbo negli anni ’80 io seguivo già abbastanza bene la Formula 1 e ricordo come andava".
"Il cosiddetto “lifting coasting”, che oggi viene interpretato come una gestione per la velocità, era già presente: dovevi risparmiare in gara, perché altrimenti il tempo a disposizione era troppo ridotto e non saresti arrivato fino in fondo”, ha tuonato con tono piccato Domenicali.
E non sazio ha proseguito: "Forse alcune delle persone più anziane che oggi criticano o fanno certi commenti hanno la memoria corta: dovrebbero tornare indietro agli anni ’80, all’epoca dei motori turbo. Queste cose c’erano già, capite? I sorpassi…".

Quella di Stefano Domenicali è una difesa storica o un cortocircuito?
Il ragionamento del CEO si fonda su un parallelismo storico: la gestione energetica non è una novità, così come non lo sono le fasi in cui il pilota deve alzare il piede per arrivare a fine gara. Un richiamo corretto sul piano storico, ma che rischia di essere parziale se “teletrasportato” nel contesto odierno.
Negli anni ’80, infatti, il “lift and coast” era una necessità imposta da limiti tecnici estremi, non un elemento strutturale integrato in un sistema complesso come quello odierno, dove power unit ibride, recupero energetico e regolamenti aerodinamici convergono nel definire le dinamiche di gara. Oggi la percezione diffusa è diversa: il sorpasso assistito dalle modalità overtake o da delta energetici marcati viene spesso visto come meno “organico”, meno costruito dal pilota.

Una frattura sempre più evidente
L’intervento di Domenicali, più che ricucire, sembra evidenziare una distanza crescente tra governance e pubblico. Difendere a spada tratta l’attuale modello senza riconoscere le criticità percepite rischia di irrigidire il dibattito.
Perché il punto non è negare che in passato esistessero dinamiche simili, ma comprendere come queste vengano oggi recepite in un contesto profondamente diverso, dove l’aspettativa dello spettatore è cambiata tanto quanto la tecnologia in pista.
La sensazione è che la Formula 1 stia vivendo un cortocircuito narrativo: da un lato una leadership convinta della bontà del prodotto, dall’altro una parte di pubblico che fatica a riconoscersi in uno spettacolo percepito come eccessivamente regolato. Ed è proprio in questa frattura che si gioca il futuro immediato della categoria.