F1 2026: si rischia una categoria a due (o più) velocità?
Ben Hodgkinson (Red Bull) avverte: i tempi di sviluppo delle power unit sono troppo lunghi perché l'ADUO funzioni davvero, chi parte avanti resterà avanti

La F1 del 2026 segna l'inizio di una nuova era regolamentare che si prefigge di rivoluzionare gli equilibri in pista. Mutare, non congelarne di nuovi. Secondo alcuni addetti ai lavori, infatti, le normative attuali potrebbero paradossalmente favorire un dominio prolungato da parte di chi partirà con il piede giusto, rendendo difficile per i rivali rimontare terreno nonostante l'esistenza di meccanismi teoricamente pensati per riequilibrare le forze in campo. Insomma, si verificherebbe l’esatto contrario di ciò che il legislatore ha postulato per rendere la categoria più avvincente.
F1 2026 - Le preoccupazioni di Ben Hodgkinson sulla rigidità del regolamento ADUO
A sollevare il tema è Ben Hodgkinson, responsabile delle power unit Red Bull, che non nasconde le sue perplessità sul sistema ADUO (Asymmetric Development and Unlock Opportunity), il meccanismo introdotto proprio per permettere ai motoristi in ritardo di recuperare il gap dai rivali più competitivi.

"Non credo che chi abbia studiato questo regolamento sia a conoscenza del fatto che una modifica alle power unit richiede molto più tempo rispetto ad esempio a un intervento sul telaio", ha dichiarato Hodgkinson secondo quanto riportato dalla testata racingnews365. Le sue parole mettono in luce un aspetto potenzialmente critico: i tempi di sviluppo delle unità di potenza sono incompatibili con i ritmi previsti dai regolamenti.
L’ingegnere britannico si è detto favorevole a un approccio più liberale: "Sarei più a favore di un regolamento libero, che permetta di sfidarsi 'senza i guantoni'". La sua previsione per la stagione 2026 è chiara e poco incoraggiante per chi spera in un campionato equilibrato fin da subito: "Chi sarà in vantaggio alla prima gara lo resterà a lungo, l'ADUO è certamente un aiuto per chi deve recuperare, ma chi avrà lavorato bene potrà sfruttare l'eventuale superiorità che emergerà al debutto a Melbourne".

I tempi biblici dello sviluppo delle power unit
Hodgkinson entra poi nel dettaglio tecnico, spiegando perché il sistema ADUO rischia di rivelarsi inefficace: "Le modifiche alle power unit comportano interventi su metalli ad altissima precisione e servono 12 settimane per produrli, altrettante per testarli e altrettante ancora affinché siano pronte per debuttare in gara anche perché potenzialmente devi mettere a disposizione 12 esemplari di queste power unit 'aggiornate' in base alla 'flotta' di vetture che devi equipaggiare".
In sostanza, dall'ideazione alla pista possono trascorrere fino a 36 settimane – praticamente nove mesi. Un tempo che stride con la rapidità con cui l'ADUO dovrebbe intervenire per riequilibrare le prestazioni. Come sottolinea Hodgkinson: "È difficile che, ad esempio, dopo l'intervento dell'ADUO dopo la sesta gara in due settimane per la settima sia pronta una modifica alla power unit".
La controversia sul rapporto di compressione Mercedes
Le dichiarazioni del responsabile Red Bull - Ford si inseriscono in un contesto già teso, segnato dalle polemiche sul presunto sfruttamento da parte Mercedes di una zona grigia regolamentare relativa al rapporto di compressione variabile. Si ricordi, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, che in settimana sono previsti due incontri focali sulla materia, uno in FIA, l’altro tra i costruttori. Secondo alcune indiscrezioni che nei giorni sono diventate mezze conferme, la casa tedesca avrebbe trovato un modo per alterare dinamicamente questo parametro, una soluzione tecnicamente sofisticata che sfrutterebbe le solite lacune normative.
Il problema, secondo i critici, risiede nell'incapacità della FIA di controllare efficacemente questa eventuale innovazione. Il motivo è semplice: il regolamento non specifica esplicitamente come debba essere gestito il rapporto di compressione in condizioni dinamiche, e i controlli della Federazione vengono effettuati esclusivamente in modalità statica, come previsto dal testo di riferimento.

Questa situazione alimenta i timori che, già in partenza, il 2026 possa vedere team capaci di sfruttare interpretazioni creative del regolamento prendere un vantaggio difficilmente colmabile, proprio a causa dei lunghi tempi di sviluppo delle power unit e dei limiti dei meccanismi di convergenza prestazionale.
Il 2026 si profila quindi come un anno potenzialmente problematico per la Formula 1. Se da un lato le nuove regole promettono innovazione e sostenibilità, dall'altro rischiano di cristallizzare le gerarchie per buona parte della stagione, vanificando gli sforzi normativi volti a garantire competitività e spettacolo. La speranza è che FIA e team riescano a trovare un equilibrio prima che sia troppo tardi. Ma la sensazione che il dado sia ormai tratto e che si debba rinviare tutto al 2027 con un ritocco regolamentare è forte.
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