Ferrari Max Verstappen F1
Le bandiere di FIA e F1

Nigel Mansell, campione del mondo 1992, ha espresso senza giri di parole le sue perplessità sui regolamenti di F1 entrati in vigore nel 2026. In interviste recenti ha definito alcuni sorpassi “totalmente falsi”: momenti che sembrano spettacolari in curva, ma che si annullano poco dopo perché un sistema elettronico eroga potenza extra nel momento sbagliato, spingendo una vettura in avanti e facendo arretrare l’altra. 

Il pilota, secondo Mansell, diventa spesso un passeggero, mentre il computer decide quando e come usare l’energia. Il “Leone” ha aggiunto di condividere il malumore di tanti tifosi e ha invocato un ritorno alla “normalità”, con più potere decisionale lasciato ai piloti invece che agli algoritmi.

Queste parole di un pilota leggendario, noto per il suo stile aggressivo e poco diplomatico, hanno fatto rumore. Eppure, per quanto condivisibili possano essere le critiche, resta una domanda di fondo: è questa la via più efficace per cambiare davvero le cose nella Formula 1?

F1 Nigel Mansell
Nigel Mansell

Criticare è facile, cambiare è un’altra cosa

Parlare ai giornalisti è un esercizio che riesce bene a molti. Ex piloti, opinionisti, team principal e semplici appassionati possono facilmente elencare ciò che non funziona: sorpassi artificiali, gestione dell’energia che snatura il duello, monoposto troppo dipendenti da software, un equilibrio tra prestazioni umane e tecnologiche che sembra sbilanciato. Le dichiarazioni fanno titoli, generano dibattito sui social e soddisfano per qualche ora il bisogno di sfogarsi.

Tuttavia, la storia dell’automobilismo dimostra che le rivoluzioni vere raramente nascono da interviste incendiarie. Si costruiscono dentro i garage, nelle riunioni tecniche, nei consigli della FIA e nei confronti diretti tra team, ingegneri e organi regolatori. Le grandi modifiche regolamentari degli ultimi decenni – dal ritorno dei motori turbo ibridi alla rivoluzione aerodinamica del 2022, fino alle regole 2026 – sono state frutto di processi lunghi, compromessi e pressioni interne, non di sfoghi pubblici.

Chi si limita a criticare dall’esterno offre un servizio utile: tiene alta l’attenzione e rappresenta il sentimento del pubblico. Ma difficilmente sposta di un millimetro le decisioni che contano.

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Il post dei sorpassi effettuati a Melbourne che ha acceso gli animi

Il vero potere è dentro il sistema

Le rivoluzioni in Formula 1 si sono sempre fatte dall’interno. Pensiamo a come i team hanno influenzato i regolamenti attraverso la FOTA, l’associazione dei team, o a come singoli ingegneri geniali hanno forzato l’evoluzione tecnica spingendo i limiti fino a obbligare la FIA a intervenire. O ancora, a come piloti attivi – quelli che corrono oggi – possono incidere con il loro feedback costante durante i weekend di gara, nelle simulazioni e nei colloqui con gli ingegneri.

Un ex campione come Nigel Mansell ha certamente voce e rispetto. Ma la sua influenza è indiretta: può accendere il dibattito, non scrivere le norme. Il cambiamento autentico richiede presenza nei tavoli che contano, dati concreti, proposte tecniche realizzabili e alleanze tra squadre che normalmente sono rivali. Serve chi è disposto a sporcarsi le mani con riunioni noiose, compromessi tecnici e test estenuanti, non solo chi lancia strali sui media.

I tifosi giustamente pretendono uno spettacolo autentico, dove il talento del pilota conti più del timing di scarica di una batteria. Ma pretendere che questo arrivi solo grazie a dichiarazioni forti significa delegare ad altri il lavoro vero. La F1 non è un talk show: è un ecosistema tecnico, politico ed economico complesso. Chi vuole cambiarlo davvero deve entrarci, non limitarsi a commentarlo.

F1 Nigel Mansell
I membri della FOTA

Costruire invece di lamentarsi

La critica è legittima e spesso necessaria. Mansell ha il diritto e il dovere di dire ciò che pensa, soprattutto se rispecchia il sentimento di tanti appassionati. Ma il rischio è che le parole restino parole. La storia insegna che chi ha davvero trasformato la Formula 1 lo ha fatto lavorando dall’interno: proponendo soluzioni, non solo denunciando problemi.

Servono ingegneri coraggiosi che progettino vetture meno dipendenti dai computer, team che spingano per regolamenti più orientati al pilota, e dirigenti disposti a rivedere scelte fatte in buona fede ma rivelatesi controproducenti. Servono piloti attuali che, oltre a gestire l’energia, pretendano di poterla dominare. E serve una governance aperta al dialogo tecnico serio, non solo alle reazioni emotive.

La Formula 1 rimane l’apice delle corse automobilistiche, per mantenerlo tale non basta denunciare ciò che appare artificiale. Occorre ricostruire dall’interno un equilibrio in cui il pilota torni protagonista, il duello sia autentico e la tecnologia sia al servizio dello sport, non il contrario.

Chi parla ai giornalisti fa un mestiere utile. Chi lavora dentro il paddock, nei laboratori e nei meeting regolamentari fa la differenza. Le rivoluzioni vere, in F1 come altrove, nascono sempre da chi decide di sporcarsi le mani invece di limitarsi a urlare. Il resto è solo rumore di fondo.


Crediti foto: Getty Images, SkySports

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