Ferrari seppellisce l'ascia di guerra: il fronte anti-Mercedes si spacca?
La scuderia di Maranello, annuncia The-Race, rinuncia alla protesta sul motore Mercedes. Dietro l'inversione potrebbero esserci garanzie federali che cambiano gli equilibri politici in vista di Melbourne
Ferrari ha deciso di non protestare contro Mercedes. La notizia, emersa proprio sulla sirena finale dei test in Bahrain (ne ha dato conto l’autorevole The-Race), rappresenta una svolta clamorosa nella disputa tecnica che sta agitando la Formula 1 nelle settimane precedenti l'inizio del campionato. Il team principal Fred Vasseur è stato categorico: "Non siamo qui per protestare. Siamo qui per avere una regolamentazione chiara e affinché tutti abbiano la stessa comprensione delle regole. Ma non parliamo di protesta" (qui le dichiarazioni complete del manager francese).
Una dichiarazione che suona come un netto cambio di passo, soprattutto se confrontata con la durezza della posizione assunta fino a pochi giorni fa da Ferrari, insieme ad Audi, Honda e Red Bull, contro il presunto uso di una scappatoia regolamentare da parte della Stella a Tre Punte relativa al rapporto di compressione dei motori.

La questione tecnica (e politica)
La controversia, ormai è arcinoto, ruota attorno a una presunta abilità di Mercedes di rispettare formalmente il limite di rapporto di compressione 16:1 durante i test in condizioni ambientali standard, per poi operare a livelli superiori (18:1) quando il motore raggiunge temperature di esercizio elevate. Una soluzione tecnicamente raffinata che, se confermata, garantirebbe alla Stella un vantaggio competitivo significativo.
Il fronte dei contestatori aveva lavorato intensamente, riferivano le cronache di box, per definire una nuova procedura di test che chiudesse la presunta scappatoia, con l'obiettivo di presentarla alla FIA e alla FOM per l'approvazione. La questione dovrebbe essere discussa nella riunione della Commissione F1 della prossima settimana in Bahrain, dove si attende il verdetto finale.
La svolta Ferrari: questione di garanzie?
Ma cosa ha spinto Ferrari a questa improvvisa retromarcia? La risposta più plausibile è che Maranello abbia ricevuto garanzie federali. Non è difficile immaginare che Place de la Concorde abbia fornito al Cavallino Rampante rassicurazioni sufficienti sul fatto che la questione sarà risolta in modo soddisfacente, rendendo inutile e controproducente l'arma della protesta formale.
Vasseur ha cercato di ammorbidire la posizione con considerazioni di principio: "Con le nuove regolamentazioni su batteria, motore, telaio, pneumatici e regolamento sportivo, ci siamo mossi verso aree grigie. C'erano diverse interpretazioni dei regolamenti da team a team, e talvolta dai team alla FIA. È una conseguenza diretta del nuovo regolamento, ed è sempre stato così".
Il team principal di Draveil ha poi aggiunto: "La cosa più importante per me è ottenere chiarezza. Tutti possono accettare di aver commesso errori o di non aver avuto la stessa comprensione prima. Ma ciò di cui abbiamo bisogno è che sia chiaro che ora è 'così'. Penso sia quello che possiamo aspettarci dalla prossima settimana".

Il fronte si spacca, la deadline Melbourne si allontana
Se l'ipotesi delle garanzie federali è corretta, le conseguenze politiche sono enormi. Ferrari era il pilastro del fronte anti-Mercedes, il costruttore con più peso specifico e capacità di influenza. La sua possibile defezione significa che il blocco contestatore si spacca, privato della sua componente più autorevole e con in possesso quel diritto di veto brandito ma mai usato.
Alpine, attraverso il direttore generale Steve Nielsen - lo abbiamo riportato stamattina - aveva addirittura lanciato una sfida ai rivali di Mercedes: "Chi si lamenta dovrebbe mettersi in gioco e presentare un reclamo formale se non è soddisfatto". Una provocazione che ora perde significato con Ferrari fuori dai giochi.
Red Bull, Audi e Honda si trovano improvvisamente isolate. Senza il sostegno di Maranello, portare avanti una protesta formale al Gran Premio d'Australia diventa molto più difficile, sia dal punto di vista politico che tecnico. La mancanza di unanimità indebolisce la posizione dei contestatori e rende meno probabile che la FIA decida di rivedere radicalmente la propria interpretazione, avendo già comunicato a Mercedes che il suo approccio è "del tutto legale".

Verso Melbourne: una rivoluzione rinviata?
Il quadro che emerge è quello di una questione destinata probabilmente a risolversi con un compromesso, piuttosto che con una revisione sostanziale delle regole prima dell'inizio del campionato. Ferrari ha scelto la via diplomatica della "chiarezza regolamentare" invece del conflitto aperto, probabilmente forte di garanzie che la questione non verrà insabbiata ma gestita attraverso i canali ufficiali.
La riunione della F1 Commission durante l'ultima sessione di test del Bahrain sarà cruciale. Ma con Ferrari che ha ritirato le armi, è difficile immaginare uno scenario rivoluzionario. Più probabile una posizione ufficiale della FIA che, nel confermare sostanzialmente la legalità dell'approccio Mercedes, preveda eventuali chiarimenti o modifiche graduali da implementare nel corso della stagione.
Melbourne, dunque, si giocherà con le carte attualmente sul tavolo. E Mercedes, forte del via libera federale e della defezione di Ferrari, può guardare all'apertura di stagione con rinnovata fiducia. Il Cavallino ha scelto di non combattere questa battaglia. Resta da capire se si tratta di saggezza strategica o di un'occasione perduta.
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