Stretto Hormuz F1
Lo Stretto di Hormuz, il punto nevralgico delle tensioni internazionali

In questo momento dovremmo trovarci, come redazione di Formulacritica, a raccontare il weekend del Gran Premio del Bahrain. Sarebbe stata la domenica della quarta gara stagionale del Mondiale. Dopo questo appuntamento, avremmo poi seguito il Gran Premio dell’Arabia Saudita, in un back-to-back che si sarebbe completato nell’arco di sette giorni (F1 2026: il calendario completo).

E invece siamo qui a occupare spazi, a colmare vuoti, raccontando qualcosa che, di fatto, non c’è.

F1 Iran
L'area del Golfo Persico sui cui spirano venti di guerra

F1 2026: la crisi geopolitica la fa da padrona

La Formula 1, in questi giorni, non è ferma, soprattutto dal punto di vista politico. Come abbiamo già analizzato in diversi focus, la Federazione e tutti gli altri protagonisti del Circus stanno lavorando per individuare soluzioni concrete ai problemi emersi nel corso delle prime tre gare stagionali. Un nuovo round di incontri è previsto per il 20 aprile, seguito da un ulteriore appuntamento calendarizzato il 26.

Questa pausa forzata ha quindi consentito agli stakeholder della categoria di intervenire su alcune criticità strutturali. Il motorsport di massimo livello tornerà in pista l’1, il 2 e il 3 maggio, con il Gran Premio di Miami, che includerà anche la sprint race. Si tratterà formalmente del sesto appuntamento iridato, ma nella sostanza sarà soltanto il quarto effettivo.

Tutto questo è la conseguenza delle tensioni tuttora in corso, generate dalla guerra scatenata dagli Stati Uniti e da Israele nei confronti dell’Iran, che ha risposto a sua volta, contribuendo ad alimentare uno scenario di crisi che non accenna a rientrare. Sono in corso primi tentativi diplomatici, organizzati dal Pakistan, ma la situazione resta estremamente delicata. Notizie dell'ultim'ora rivelato che gli USA hanno lasciato il tavolo negoziale, quindi la crisi rischia di farsi ancor più profonda.

I due Gran Premi mediorientali sono stati annullati o, più correttamente, congelati, con l’ipotesi – al momento complessa – di un eventuale recupero più avanti nel calendario. Il rischio, del resto, era troppo elevato: la possibilità concreta che droni e missili potessero colpire le aree limitrofe ai circuiti rendeva impraticabile qualsiasi scenario operativo.

GP Bahrain Arabia Saudita F1
Un palazzo danneggiato da un drone iraniano, a Manama, in Bahrain

F1 2026: rischio stop logistico?

Tuttavia, accanto alla dimensione geopolitica, sta emergendo un’altra criticità che inizia a preoccupare seriamente la Formula 1: quella logistica.

Una parte dei materiali necessari allo svolgimento delle gare è stata spedita con largo anticipo – come nel caso degli pneumatici Pirelli – ma lo stesso non vale per la logistica operativa quotidiana, che rappresenta il cuore pulsante della serie iridata. Parliamo della movimentazione dei team, delle attrezzature tecniche, delle infrastrutture per le riprese televisive e, più in generale, di tutto ciò che consente a un evento di Formula 1 di esistere.

Negli ultimi giorni sta prendendo forma uno scenario potenzialmente nefasto: qualora la crisi dovesse protrarsi, potrebbe verificarsi una carenza di carburante avio nel giro di tre settimane, con ripercussioni gravi soprattutto in Europa.

Dopo il Gran Premio di Miami del 3 maggio e quello del Canada del 24 maggio, la Formula 1 approderà infatti nel Vecchio Continente. Il calendario prevede il Gran Premio di Monaco a inizio giugno, seguito da quello di Spagna e, progressivamente, dall’intera stagione europea.

In questo contesto, la possibile scarsità di cherosene rappresenta una variabile tutt’altro che trascurabile. Se le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero persistere, non è da escludere uno scenario in cui la prosecuzione stessa del Mondiale venga messa in discussione.

Apple IMAX F1
Lo scatto al via dell'ultimo GP di Monaco.

Si tratta, al momento, di una dinamica non ancora esplosa mediaticamente, ma che comincia a generare preoccupazione tra gli stakeholder della Formula 1. In assenza di un miglioramento del quadro internazionale, la categoria potrebbe trovarsi di fronte a una nuova difficoltà sistemica: garantire la mobilità globale del proprio apparato.

Il trasporto aereo rappresenta un elemento imprescindibile per il funzionamento del campionato. Senza di esso, non solo le attrezzature, ma anche il personale e gli stessi piloti potrebbero incontrare difficoltà nel raggiungere le sedi di gara.

Non si tratta di un’analisi allarmistica, ma della costruzione di uno scenario plausibile, fondato su elementi concreti che meritano attenzione.

La Formula 1 osserva con estrema cautela quanto accade nel Golfo Persico e, di fatto, trattiene il respiro. I prossimi mesi saranno determinanti, perché l’evoluzione della crisi potrebbe incidere in maniera diretta sulla tenuta operativa del campionato.

Seguici e commenta sul nostro canale YouTube: clicca qui