Ferrari e quella scelta che per ora non s'ha da fare
Leclerc alla guida della SF-26

Simulatore sì, simulatore no. È questo il grande dilemma che sta accompagnando la Ferrari nel campionato del mondo 2026. Una stagione che, finora, sta procedendo in maniera positiva, perché la SF-26 si è dimostrata una vettura competitiva, sviluppata con continuità e soprattutto nella giusta direzione. 

Sono arrivate due vittorie nelle prime nove gare ed è chiaro come la monoposto di Maranello rappresenti l'unica vera alternativa alla Mercedes W17, che resta il punto di riferimento del campionato ma che, al tempo stesso, sta mostrando più di una difficoltà sul fronte dell'affidabilità.

C'è però una questione che continua a far discutere: quella del simulatore. Per ora, apparentemente, non sta producendo effetti negativi, ma nel lungo periodo potrebbe trasformarsi in una problematica limitante per il team italiano.

Ferrari SF-26 al madring
Lewis Hamilton a bordo della Ferrari SF-26 nel filming day del Madring

Da un lato c'è Lewis Hamilton che, ancora ieri nel Media Day del Gran Premio del Belgio, ha confermato che dal Gran Premio del Canada non utilizza più il simulatore. Il sette volte campione del mondo ha spiegato di non ritrovare in pista quanto emerge dai dati del cosiddetto "ragno" di Maranello e di preferire affidarsi all'istinto, alle sensazioni che la vettura gli restituisce direttamente sull'asfalto.

Il suo approccio è quindi molto chiaro: lavorare il meno possibile durante la settimana, presentarsi in circuito con un assetto di base costruito teoricamente insieme agli ingegneri e, da quel momento, svilupparlo esclusivamente attraverso il lavoro in pista.

Hamilton si affida alle sensazioni, Leclerc ai dati

Questa strategia, almeno finora, ha pagato. L'unica eccezione potrebbe essere stata Silverstone, dove Hamilton e il suo gruppo di lavoro sono probabilmente incappati in una sorta di over-tuning. Dopo aver individuato un assetto di base particolarmente efficace - tanto che Charles Leclerc lo ha successivamente adottato andando poi a vincere la gara - il britannico ha ammesso che, prima delle qualifiche, sono stati commessi alcuni errori.

Ferrari e quella scelta che per ora non s'ha da fare
Leclerc alla guida della SF-26

In particolare, è stato "lavorato" eccessivamente l'anteriore della vettura, generando un fastidioso sottosterzo che ha limitato il rendimento della SF-26 per il resto del weekend. Si tratta, comunque, di dettagli all'interno di un quadro complessivamente positivo, maturato senza fare particolare affidamento sul lavoro al simulatore.

Dall'altra parte c'è invece Charles Leclerc. Anche lui, nella giornata dedicata alla stampa alla vigilia del Gran Premio di Spa-Francorchamps, ha raccontato di aver trascorso molto tempo al simulatore durante la settimana per comprendere meglio da dove fossero arrivati quei miglioramenti della vettura che in Ferrari non si aspettavano prima del Gran Premio di Gran Bretagna.

Il monegasco ha spiegato di aver trovato riscontri positivi, di aver individuato una direzione e una traccia di lavoro. Naturalmente tutto questo dovrà essere confermato in pista, a partire dal primo turno di prove libere, che come sempre potrete seguire con il nostro servizio live di Formulacritica.

Di fatto, oggi in Ferrari convivono due filosofie completamente diverse. Da una parte c'è chi preferisce un approccio più tradizionale, affidandosi soprattutto alle sensazioni e all'esperienza maturata in pista. Dall'altra c'è chi continua a credere nel lavoro di simulazione e nella preparazione svolta in fabbrica.

Ferrari: una correlazione da perfezionare pensando anche al 2027

Questa differenza di approccio lascia inevitabilmente emergere un interrogativo: la correlazione tra simulatore e pista è davvero precisa? Se un pilota dell'esperienza di Hamilton, abituato da anni a lavorare con strumenti simulativi sempre più sofisticati, decide di rinunciarvi perché non ritrova in pista ciò che vede a Maranello, significa probabilmente che qualche aspetto della correlazione necessita ancora di essere ricalibrato.

"Il Ragno", il simulatore della Ferrari

Nell'immediato la situazione non sembra produrre effetti negativi. Nel medio e lungo periodo, però, potrebbe rappresentare un limite importante. La Formula 1 moderna è infatti sempre più virtualizzata. I test in pista sono contingentati, estremamente limitati e spesso riservati ai filming day, durante i quali bisogna rispettare anche esigenze legate alle produzioni televisive. Le vere occasioni di sviluppo sono ormai concentrate nei test pre-stagionali: quest'anno le giornate sono state più numerose, mentre nel 2027 saranno soltanto quattro.

Durante il campionato, tra filming day, test Pirelli e weekend Sprint sempre più frequenti, il tempo a disposizione di piloti e ingegneri per verificare il comportamento di una monoposto è davvero ridotto. Le Sprint sottraggono ulteriori sessioni di prove libere, che restano il momento più importante per comprendere se una vettura stia effettivamente seguendo la corretta direzione di sviluppo.

Per questo motivo il tema della correlazione tra simulatore e pista dovrà essere affrontato con sempre maggiore attenzione. Anche la Ferrari del 2027, già in fase di sviluppo negli uffici tecnici di Maranello, nascerà infatti dall'incrocio tra ciò che emergerà dalla pista e quanto verrà elaborato dai modelli predittivi presenti nei sistemi di simulazione della Gestione Sportiva.

Insomma, al momento non esiste un problema concreto. Tuttavia, osservando due piloti della stessa squadra seguire percorsi così differenti, è inevitabile chiedersi se ci sia ancora qualcosa da perfezionare. Per ora ognuno continua a percorrere la propria strada. Spa-Francorchamps, circuito estremamente esigente sul piano del compromesso di assetto, offrirà un primo banco di prova per capire quale delle due filosofie, quella di Charles Leclerc o quella di Lewis Hamilton, riuscirà a dare i frutti migliori.


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