F1 – GP Australia: una macchina organizzativa perfetta
Nonostante i momenti concitati e i disagi determinati dalla crisi in Medioriente, la F1 è riuscita a tenere come da programma l’evento di Melbourne

La F1 ha superato con successo una grave crisi logistica per garantire lo svolgimento del GP d’Australia, gara inaugurale della stagione in programma domenica all’Albert Park, a Melbourne.
Il problema è nato dalla chiusura dello spazio aereo in Medio Oriente a causa dell’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. La tensione ha provocato la chiusura temporanea dello spazio aereo in diversi paesi, tra cui Emirati Arabi Uniti e Qatar. Gli aeroporti principali di Dubai, Abu Dhabi e Doha sono rimasti inaccessibili, con la cancellazione di quasi tutti i voli delle principali compagnie della regione.

L'enigma dei voli
Circa 2.000 persone fanno parte del Circus della Formula 1 per ogni gara tra piloti, meccanici, ingegneri, ufficiali, giornalisti e fornitori. Almeno il 25% di loro, vale a dire intorno alle 500 persone, aveva programmato di raggiungere l’Australia passando proprio da quegli scali mediorientali. Fino alla metà dello staff di alcuni team britannici è rimasta coinvolta nel caos.
Molti hanno dovuto cambiare all’ultimo momento i voli, scegliendo scali alternativi in Asia, come Singapore, Cina, Thailandia, Corea del Sud, Giappone o Hong Kong, oppure rotte molto più lunghe attraverso l’America. Questo ha creato ritardi notevoli e una situazione di grande confusione. Per fortuna, le vetture e le attrezzature più importanti erano già arrivate in Australia tramite cargo dedicati settimane prima.

L’operazione charter straordinaria
Per risolvere la situazione e far arrivare in tempo il personale ancora bloccato in Europa, la Formula 1 ha organizzato un intervento straordinario. L’agenzia di viaggi specializzata Travel Places ha coordinato l’operazione.
Sono partiti da Londra, lunedì sera, due o tre aerei charter. Uno era un volo British Airways con scalo a Singapore. Un altro era un aereo Air X configurato solo con posti in business class, che ha seguito una rotta passando per la Tanzania. Questi voli hanno portato lo staff di dieci delle undici scuderie presenti in pista, insieme agli ufficiali della F1.
In totale hanno trasportato tra le 400 e le 500 persone, su una quota di quasi 1.000 soggetti colpiti dal problema. L’atterraggio a Melbourne è previsto per stamattina, circa 48 ore prima dell’inizio delle prime prove libere della stagione. Per alcuni il viaggio complessivo è durato 48 ore dalla porta di casa all’hotel.
Dichiarazioni principali
Un addetto ai lavori vicino al paddock ha commentato: “Si tratta di una dimostrazione impressionante della capacità dello sport di reagire in fretta. Organizzare tutto con così poco preavviso e riuscire a portare tutti dall’altra parte del mondo è davvero notevole”.

Un portavoce della Formula 1 ha dichiarato: “La sicurezza di tutte le persone coinvolte rimane sempre la priorità assoluta. Le prossime tre gare si corrono in Australia, Cina e Giappone, zone non interessate dal conflitto in Medio Oriente. Quelle gare si terranno tra diverse settimane. Come di consueto, la F1 segue attentamente ogni situazione di questo tipo e collabora costantemente con le autorità competenti”.
Travis Auld, amministratore delegato della società che organizza il GP d’Australia, ha espresso piena fiducia: “Dal punto di vista dell’evento locale non ci sarà alcun problema. Tutte le persone necessarie sono già arrivate o stanno arrivando con i voli modificati e non mi aspetto alcun impatto sulla gara. Il trasporto delle attrezzature è completato da tempo e tutto è pronto".
"Negli ultimi due giorni c’è stato un riordino dei voli, ma è una questione gestita dalla Formula 1. I piloti saranno presenti e circa 1.000 membri dello staff sono stati colpiti, con 500 di loro provenienti dall’Europa grazie ai charter organizzati. Tutti saranno lì pronti per la gara”.

Impatto sulla gara e prospettive sul calendario
Grazie a questi interventi rapidi il Gran Premio d’Australia è confermato senza cambiamenti di programma. La stagione continua poi con la Cina e il Giappone, gare che al momento non presentano rischi immediati. Le prove successive in Bahrain, previste per il 12 aprile, e in Arabia Saudita, il 19 aprile, vengono seguite con grande attenzione a causa del conflitto ancora in corso, ma per ora non sono a rischio.
L’intera operazione dimostra quanto la Formula 1 sia in grado di affrontare crisi internazionali gravi e di proteggere il calendario nonostante difficoltà logistiche estreme.
Crediti foto: Reuters, AP, AFP/Getty Images, Codesports