Ferrari, Hamilton ancora alle prese col rebus del race engineer
Lewis è ancora senza un ingegnere di pista fisso. Una lacuna che rischia di pesare nell'economia del campionato

Siamo finalmente giunti nella settimana dell'inizio della stagione 2026. Tra tre giorni le chiacchiera varranno meno e salirà in cattedra il vero giudice: la pista. La Ferrari arriva a Melbourne con la spinta dell’ottimismo scaturente dagli ottimi test invernali, ma aleggia ancora una perplessità che potrebbe pesare: Maranello non ha ancora trovato un race engineer permanente per Lewis Hamilton. Un dettaglio che, in realtà, tale non è.
In Formula 1, il rapporto tra pilota e ingegnere di gara è qualcosa di profondamente umano prima ancora che tecnico: una sintonia costruita nel tempo, fatta di fiducia reciproca, di linguaggio condiviso, di silenzi che parlano tanto quanto le parole via radio. Eppure il sette volte campione del mondo si avvicina al via della nuova annata senza sapere ancora con chi costruirà questa relazione-chiave.

Il precedente capitolo si è chiuso male. Riccardo Adami, veterano della scuderia di Maranello con un curriculum di tutto rispetto - ha seguito Sebastian Vettel nei suoi anni d'oro e Carlos Sainz nella sua esperienza ferrarista - non è riuscito a trovare la chiave giusta con Hamilton. Le difficoltà emerse fin dai primi gran premi del 2025 non si sono dissolte con il tempo, anzi: ad Abu Dhabi, nell'ultimo atto della stagione, le crepe nella comunicazione tra i due erano diventate visibili anche dall'esterno. A gennaio la Ferrari ha preso atto della situazione e ha riassegnato Adami ai programmi TPC e sviluppo giovani piloti.
La chimica che manca: il nodo irrisolto di Maranello
Nel vuoto lasciato da Adami, Hamilton ha lavorato durante i test invernali con Carlo Santi, nome noto agli appassionati per aver affiancato Kimi Räikkönen nel 2018, stagione che regalò al finlandese la sua ultima, commovente vittoria in carriera, ad Austin. Santi sarà al fianco di Hamilton anche nelle prime gare del campionato, in attesa che la Ferrari ufficializzi una scelta definitiva. Che potrebbe ricadere proprio sull’italiano come anticipatovi da noi di Formulacritica qualche tempo fa: leggi qui.
È proprio questo scenario a destare perplessità nell'ambiente. Anthony Davidson, ex pilota di Formula 1 e campione del mondo Endurance 2014, ha espresso pubblicamente la sua sorpresa per una situazione che definisce, senza mezzi termini, difficile da comprendere. Intervenuto a RacingNews365, Davidson ha messo il dito nella piaga: “È un rapporto così speciale quello con il proprio race engineer. Sono davvero sorpreso che Hamilton non abbia ancora avuto modo di lavorare con chiunque sarà la figura permanente. Non ha ancora avuto la possibilità di costruire quella chimica. E abbiamo già visto l'anno scorso cosa succede quando quella chimica non c'è”.

Le parole di Davidson recintano un problema reale. La chimica tra pilota e ingegnere non si improvvisa e non si costruisce in fretta, men che meno nel mezzo di una stagione già avviata. I test invernali esistono proprio per questo: per permettere a un driver di entrare in sincronia con la sua squadra, calibrare le comunicazioni, costruire un vocabolario tecnico condiviso. Saltare questo passaggio con la figura più importante a bordo pista è un rischio che, in una stagione già densa di incognite legate ai nuovi regolamenti, appare difficile da giustificare.
Davidson ha concluso con un auspicio che suona quasi come un avvertimento: "Spero, per il bene suo e di chiunque sarà il nuovo ingegnere, che questa volta sia la corrispondenza giusta”. Un augurio sincero, ma che porta con sé una domanda rimasta senza risposta: perché la Ferrari ha aspettato così tanto?
La posizione di Vasseur e la linea Ferrari
Nelle settimane scorse Frédéric Vasseur ha definito quella dell’ingegnere di pista di Hamilton una “non questione”, ribadendo che al centro viene la squadra (leggi per approfondire). Una dichiarazione che dà conto della mentalità rossa: il gruppo prima di tutto.

Ferrari dispone di una struttura tecnica che conosce profondamente le dinamiche interne, i processi decisionali e i flussi di sviluppo. Inserire una figura esterna, per quanto qualificata, comporterebbe un periodo di adattamento. Santi, al contrario, rappresenta continuità operativa e familiarità con l’ambiente di Maranello. Sta imparando a conoscere Hamilton, ma conosce già il sistema Ferrari.
La scelta, dunque, non è soltanto tra interno ed esterno. È tra tempo e stabilità. Attendere la fine del gardening per un tecnico McLaren (si fa il nome di Cedric Michel-Grosjean) significherebbe scommettere su un profilo probabilmente già allineato alle metodologie più recenti di un team che ha mostrato capacità considerando i tre titoli ottenuti nelle due ultime annate. Confermare Santi per l’intera stagione 2026 significherebbe puntare su un percorso di crescita interna, consolidando un rapporto che sta nascendo in pista.
La decisione non è stata ancora presa e questo potrebbe pesare sull'evolversi della stagione di Hamilton. Il back-to-back Melbourne - Shanghai potrebbe chiudere la questione in un senso o nell'altro. È questo l'auspicio di Lewis che non può permettersi di avere un tecnico di riferimento con cui non vi sia un feeling d'acciaio.