Mercedes F1 Kimi Antonelli FIA
Kimi Antonelli

La F1 ha un problema di percezione e stavolta il nome in questione è quello di Andrea Kimi Antonelli. Dopo due weekend consecutivi, Melbourne e ora Shanghai, in cui il giovane italiano ha sfiorato (o direttamente causato) situazioni potenzialmente penalizzanti senza subire conseguenze sportive significative, il dibattito si è infiammato: stiamo assistendo alla nascita del nuovo “cocco” della FIA, come lo fu Max Verstappen nei suoi anni di debutto? Provocazione? Seguite il ragionamento. 

Mrrcedes F1 Kimi Antonelli FIA
Max Verstappen al debutto in F1 con la Toro Rosso STR10, nel 2015

I fatti nudi e crudi

Partiamo dai fatti, perché le emozioni contano poco quando si parla di steward e regolamenti. In Australia, durante le qualifiche del GP d'apertura, la Mercedes di Antonelli esce dal box con i duct cooling fans ancora attaccati. Lo strumento si stacca una volta entrato in pista, e viene centrato dalla McLaren di Lando Norris che subisce un lieve danno all’ala. 

Una violazione chiara: rilascio in condizioni non sicure (Art. B1.6.2 b - i) del Regolamento Sportivo). Risultato? Multa di 7.500 € al team, zero penalità per il pilota. Antonelli mantiene la 2° posizione, in prima fila con il compagno di team George Russell. Motivazione ufficiale: errore umano del team e non del pilota.

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La McLaren di Norris che ha appena centrato il cooling duct perso da Antonelli

Il “no further action” di stamattina

Passiamo al Gran Premio della Cina. Nella qualifica per la Sprint Race, Antonelli (2° dietro Russell) è stato accusato di aver ostacolato Norris: il britannico ha dovuto abortire un giro perché trova la Mercedes lenta davanti a sé in curva 1. Norris si lamenta via radio: “Mi ha bloccato... Stavo per spingere in quel giro!”. L’incidente finisce sotto indagine FIA. Rischio concreto che avrebbe potuto costare ben 3 posizioni per la Sprint Race.

Esito dell’indagine? Nessuna sanzione. I commissari hanno ascoltato il campione del mondo in carica, che ha ammesso di non essere stato su un “vero e proprio giro veloce”. Quindi non c’è stato un impedimento reale. Antonelli ha conservato la seconda piazza, con un’altra prima fila tutta Mercedes. Seconda indagine FIA in due weekend per l’italiano, seconda volta senza penalità sportiva.

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L'impeding di Antonelli nei confronti di Norris, a Shanghai

Il paragone inevitabile con Verstappen

Viene alla mente il confronto con il primo Verstappen, quello degli esordi. Dal 2015 al 2018 circa, l’olandese era il “prodigio protetto”: contatti aggressivi, penalità spesso leggere o simboliche, accuse di favoritismo da parte di mezza griglia. La FIA sembrava chiudere un occhio sul talento olandese che garantiva spettacolo e audience. La percezione era chiara: Verstappen poteva spingere oltre il limite senza pagarne sempre il prezzo pieno.

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Le monoposto di Verstappen e Vettel in testacoda al tornantino di Shanghai a causa di un sorpasso azzardato dell'olandese nel 2018

Antonelli è diverso? Sì e no. Diverso perché gli episodi finora sono errori del team o casi borderline con un testimone che lo scagiona. La FIA ha sempre trattato gli unsafe release come colpa dei meccanici: multa al box, pilota graziato. L’impeding in Cina segue la regola: se la vittima non era in giro valido, no penalty.

Ma è anche vero che il contesto pesa: 19 anni, italiano, successore di Hamilton nel team anglo-tedesco, con un’hype planetaria. La Federazione sa che un pilota del genere in un top team è oro per marketing e audience europea. Se la penalità fosse arrivata in Australia o oggi in Cina, avremmo perso un 1-2 della Stella a Tre Punte. Coincidenza? Forse. Sistema? Possibile.

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Antonelli con la W17, a Shanghai

La domanda che resta sospesa

La domanda vera è: se fosse stato un driver di Audi o Haas a causare detriti pericolosi in Q3, o a “ostacolare” Norris, stamattina, avrebbe mantenuto la posizione? O se un pilota con “meno hype” avrebbe avuto lo stesso modello di indagini concluse con in un nulla di fatto?

La FIA è inconsistente con tutti, lo sappiamo da tempo, ma quando l’inconsistenza favorisce sistematicamente lo stesso nome, nasce il sospetto. Antonelli non è (ancora) Verstappen: non ha l’aggressività borderline, non ha spinto rivali fuori pista, non ha creato caos. Ma se continua a collezionare “grazie” mentre domina con Mercedes, il paragone diventerà inevitabile. E le accuse di “cocco della FIA” passeranno da meme a refrain costante.

La Federazione dovrebbe essere cieca ai nomi. Invece, troppo spesso sembra vedere il contesto: età, team, potenziale, audience. Antonelli è talentuoso, velocissimo, maturo. Merita di vincere sulle piste, non sulle decisioni dei commissari. Altrimenti, la F1 rischia di perdere credibilità un’altra volta. E il prossimo “Verstappen” non sarà celebrato: sarà sospettato.


Crediti foto: Getty Images, Red Bull Content Pool, F1, Mercedes-AMG Petronas F1 Team

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