Mercedes
Copertura della testata di una power unit Mercedes

Le dichiarazioni rilasciate da Toto Wolff al termine del Gran Premio del Belgio meritano una riflessione che va oltre il momento attraversato dalla Mercedes. Nel tentativo di spiegare una stagione caratterizzata da prestazioni elevate ma anche da numerosi errori e problemi di affidabilità, il manager austriaco ha pronunciato una frase destinata a riaprire una delle questioni tecniche più controverse del nuovo ciclo regolamentare.

“Abbiamo il miglior motore”

Un'uscita semplice, quasi banale. Eppure, se inserita nel contesto del sistema ADUO introdotto dalla FIA, assume un significato completamente diverso. Perché se davvero Mercedes dispone della power unit più performante della Formula 1, allora il meccanismo pensato per riequilibrare le prestazioni tra i motoristi presenta un difetto strutturale.

Non si tratta di una semplice incongruenza. È la dimostrazione che il principio sul quale è stato costruito l'ADUO è sbagliato.

F1 GP Belgio Toto Wolff Kimi
Toto Wolff

Il cortocircuito regolamentare dell'ADUO

Per comprendere il problema bisogna tornare alla prima finestra di valutazione dell'ADUO, chiusasi dopo il Gran Premio di Monaco. In quell'occasione la FIA individuò Red Bull Ford come motorista di riferimento, classificando il propulsore sviluppato a Milton Keynes quale migliore unità endotermica della griglia. Una decisione che produsse immediatamente un effetto inatteso.

Se Red Bull Ford rappresentava il benchmark, Mercedes risultava invece eleggibile per beneficiare dei gettoni di sviluppo previsti dal sistema. Una situazione che suscitò l'immediata reazione della squadra di austriaca e lasciò perplessi anche gli altri costruttori, incapaci di comprendere la logica di un regolamento che consentiva ulteriori evoluzioni a un motorista già estremamente competitivo.

La spiegazione risiede nella metodologia scelta dalla Federazione. L'ADUO, infatti, non prende in esame la prestazione complessiva della power unit. Il parametro utilizzato considera esclusivamente il rendimento del motore endotermico, ignorando completamente il contributo della parte elettrica, dell'MGU-K, del sistema di recupero energetico, della batteria e delle strategie di gestione della potenza. Una scelta che già allora aveva alimentato numerose perplessità.

Power unit Audi
Problemi seri alla power unit Audi durante la Sprint Race del GP di Miami

Mattia Binotto, numero 1 del progetto Audi, fu tra i primi a sostenere che quel criterio non rappresentasse fedelmente il valore reale dei diversi propulsori, proponendo una revisione del sistema. Una posizione che, almeno pubblicamente, non trovò particolare sostegno da parte degli altri team principal.

Le dichiarazioni di Wolff, però, finiscono oggi per dare forza proprio a quella tesi. Se Mercedes possiede realmente la migliore power unit della griglia, significa che il sistema utilizzato dalla FIA non è stato capace di individuare il costruttore complessivamente più competitivo. Ha identificato il miglior motore endotermico, che è un concetto profondamente diverso.

Anche Laurent Mekies, del resto, non ha contestato questa ricostruzione. Il team principal della Red Bull ha riconosciuto apertamente come Mercedes disponga ormai da diversi Gran Premi di un vantaggio evidente in termini di potenza, soprattutto nelle velocità di punta.

L'errore è nell'impostazione del sistema

È proprio qui che emerge il limite più grande dell'ADUO. Il regolamento nasceva con un obiettivo preciso: impedire che il congelamento dello sviluppo delle power unit producesse differenze prestazionali irreversibili, offrendo margini di recupero ai costruttori realmente in ritardo. Ma per raggiungere questo risultato sarebbe stato necessario valutare il motore nella sua interezza.

Power Unit Ferrari
Schizzo della power unit Ferrari 2025

Le unità motrici del 2026 non sono semplicemente un motore termico affiancato da una parte elettrica. Sono sistemi completamente integrati, nei quali rendimento dell'endotermico, efficienza dell'MGU-K, gestione dell'energia, batteria e software lavorano come un unico organismo. Separare questi elementi ai fini regolamentari significa perdere di vista ciò che realmente determina la prestazione. Ed è proprio questo l'errore di impostazione compiuto dalla FIA.

Oggi Mercedes High Performance Powertrains, che secondo lo stesso Toto Wolff dispone della power unit complessivamente migliore, può usufruire dei gettoni di sviluppo e incrementare ulteriormente il proprio vantaggio tecnico. Red Bull Ford, invece, pur avendo il V6 più efficiente secondo i parametri federali ma non il sistema più performante nel suo insieme, non può intervenire sulla componente endotermica per recuperare terreno.

È un paradosso che ribalta completamente la filosofia dell'ADUO. Il meccanismo avrebbe dovuto favorire chi era realmente indietro, non offrire ulteriori possibilità di sviluppo a chi possiede già il pacchetto più competitivo. Le parole di Toto Wolff rappresentano, forse involontariamente, la prova definitiva di questo errore concettuale. L'ADUO è stato progettato guardando soltanto a una parte della power unit turbo-ibrida, quando avrebbe dovuto misurarne la prestazione complessiva.

Così facendo, la Federazione Internazionale ha creato un sistema che rischia di ampliare gli squilibri anziché ridurli. Un risultato diametralmente opposto rispetto all'obiettivo dichiarato. E, soprattutto, l'ennesima dimostrazione di come la Formula 1 continui troppo spesso a complicarsi la vita attraverso regolamenti che finiscono per contraddire la loro stessa ragion d'essere.


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