Ferrari Eddie Irvine Hamilton
Lewis Hamilton

Il tema è rimasto a lungo sullo sfondo, quasi nascosto dietro le prestazioni della vettura e i risultati in pista. Eppure, nel 2025 di Lewis Hamilton in Ferrari, uno degli elementi più delicati è stato il rapporto con il proprio ingegnere di pista, Riccardo Adami. I riassetti di inizio stagione hanno confermato che i vertici di Maranello erano consci di un rapporto mai decollato. 

A fare luce su questa dinamica è Jock Clear, ex ingegnere della Rossa e figura chiave nello sviluppo dei piloti, che ha descritto un contesto complesso, segnato da tensioni e aspettative non soddisfatte.

"So che Riccardo Adami – spiega Clear a Igniton Casino – era frustrato quanto chiunque altro. È stato un anno difficile per la Ferrari e per Lewis. Forse il fatto di ripartire da zero questa volta gli ha dato una nuova prospettiva. Molto dipende però anche dalla macchina e dal fatto che si sta godendo un’auto con cui riesce ad avere confidenza. Lewis si è trovato più a suo agio e questo ha reso le cose più facili per la squadra in generale e non solo per il suo ingegnere di pista. Certo, gli piacerebbe stare alle calcagna della Mercedes, e forse nei prossimi round la situazione si farà un po’ più serrata lui potrà dare battaglia”.

Il passaggio a Carlo Santi nel 2026 rappresenta un tentativo chiaro di resettare le dinamiche interne, con la prospettiva – tutt’altro che remota – di ulteriori cambiamenti nel corso della stagione, come l’eventuale inserimento di Cedric Michael-Grosjean.

Lewis Hamilton si confronta col suo ex ingegnere di pista, Riccardo Adami

Il 2025 di Hamilton: una stagione di adattamento incompiuto

L’esperienza di Hamilton in Ferrari non ha seguito una traiettoria lineare. Il sette volte campione del mondo si è trovato a dover gestire un contesto tecnico e operativo radicalmente diverso rispetto a quello costruito negli anni in Mercedes.

Le difficoltà non sono state soltanto legate alla competitività della vettura, ma anche alla costruzione di un linguaggio comune con il proprio ingegnere di pista. In Formula 1, questa sinergia non è un elemento accessorio: è una componente strutturale della performance.

Il fatto che Clear sottolinei la frustrazione condivisa tra pilota e ingegnere evidenzia come il problema non fosse unilaterale, ma sistemico. Una monoposto difficile da interpretare, un adattamento umano non immediato e una pressione ambientale elevata hanno contribuito a rallentare un processo che, in altri contesti, Lewis aveva sempre gestito con estrema efficacia.

Carlo Santi, Ferrari
Carlo Santi, l'ingegnere di pista pro tempore di Lewis Hamilton

Ingegnere di pista: il ruolo più sottovalutato della Formula 1

La riflessione più interessante di Clear riguarda però la natura stessa del ruolo dell’ingegnere di pista, spesso ridotto a semplice intermediario tecnico, ma in realtà figura centrale nell’ecosistema operativo di un pilota.

"Un buon rapporto tra il pilota e il suo ingegnere è di fondamentale importanza non solo dal punto di vista tecnico. L’ingegnere di pista cura infatti il lavoro di ingegneria occupandosi dello sviluppo della macchina, ma nei weekend di gara deve in qualche modo bilanciare la competenza ingegneristica di alto livello con un ruolo quasi da caddy per un golfista. Devi infondere fiducia al pilota su ciò che sta succedendo, facendogli sentire di avere tutto sotto controllo, fornendogli le informazioni di cui ha bisogno senza sommergerlo di cose superflue. In F1 è un equilibrio difficile da raggiungere”.

Il parallelismo con il caddy non è casuale: l’ingegnere di pista è il primo filtro tra la complessità dei dati e la necessità del pilota di prendere decisioni in tempo reale.

Gestione delle informazioni, supporto psicologico, lettura della gara e adattamento continuo: sono questi gli elementi che trasformano una buona coppia pilota–ingegnere in un fattore competitivo concreto.

Nel caso di Hamilton e Ferrari, il 2026 rappresenta quindi più di un semplice cambio tecnico. È un tentativo di ricostruire quella fiducia operativa che, nella Formula 1 moderna, vale quanto – se non più – di qualche decimo sul giro. Per ora le cose sembrano andare meglio, ma tre gare sono poche per ritenere che le difficoltà siano state superate. Lewis ha trovato in Santi un buon alleato e forse per questo il passaggio a Michel-Grosjean è stato per ora congelato da Fred Vasseur.

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