Ferrari: oltre gli ordini di scuderia c'è molto di più
Leclerc ed Hamilton all'Hungaroring - Scuderia Ferrari HP

Ormai è storia nota: il GP d'Ungheria si è trasformato in un'occasione mancata per la Ferrari. Un'occasione mancata non soltanto per aggiungere un ulteriore tassello alla solidità della SF-26, ma anche per dimostrare, prima di tutto a sé stessa, di essere ormai una squadra capace di non cadere negli errori strategici e, per citare Fred Vasseur, di saper mettere tutto insieme, garantendo un'esecuzione perfetta del weekend.

Quel ruolo, invece, lo ha assunto la McLaren. Mentre Lando Norris saliva sul gradino più alto del podio, le Ferrari hanno terminato la gara in quarta e quinta posizione. In pista Lewis Hamilton aveva preceduto Charles Leclerc, ma in realtà la classifica finale ha raccontato un'altra storia. Al pilota inglese, infatti, è stata inflitta una penalità di cinque secondi per aver superato il limite di velocità in corsia box, una sanzione che lo ha retrocesso al quinto posto, restituendo la quarta posizione a Charles Leclerc.

F1 GP Ungheria Ferrari
Hamilton con la sua Ferrari alla chicane dell'Hungaroring - Crediti foto: Grand Prix Photo

Juan Pablo Montoya: “Avrei chiesto a Charles di alzare il piede”

Osservando le ultime fasi della gara, in molti si sono chiesti se all'interno della Ferrari sarebbe stato opportuno mettere in atto un gioco di squadra. C'era chi immaginava che Leclerc potesse aumentare il proprio margine per consentire ad Hamilton di conservare la posizione nonostante la penalità. Così, però, non è stato.

È un tema che ha interessato anche diversi addetti ai lavori. Tra questi Juan Pablo Montoya, che ai microfoni della massima serie ha commentato la situazione della Rossa spiegando che, secondo lui, si sarebbe aspettato proprio una gestione di questo tipo, con Leclerc chiamato ad aiutare il proprio compagno di squadra.

Sono rimasto sorpreso che non abbiano chiesto a Charles di rallentare per salvare quei punti. Dopotutto, tra il quarto e il quinto posto”. Parole, alle quali l’ex pilota Mclaren ha aggiunto: “Se fosse stato per un podio potrei capire Charles che lotta per salirci. Ma trattandosi solo di punti, e considerando la posizione di Lewis in campionato, se fossi stato nella Ferrari avrei chiesto a Charles di alzare il piede per perdere un secondo o qualcosa del genere”. 

Ferrari SF-26, Gp Ungheria 2026
La Ferrari SF-26 tallonata dalla Mercedes W17 e dalla Red Bull RB22 - Crediti: Ferrari

Gli ordini di squadra avrebbero avuto senso?

Le dichiarazioni di Montoya portano però a una riflessione più ampia. La prima domanda è semplice: avrebbe avuto davvero senso intervenire con un ordine di scuderia in quella situazione? Se ci limitassimo a guardare la classifica piloti, la risposta è ni, ma con tutta sincerità, la risposta è no. I punti in palio tra un quarto e quinto posto non avrebbero cambiato di molto la situazione. Inoltre, osservando la classifica, il distacco tra Kimi Antonelli e Lewis Hamilton resta ancora consistente, con una gap di cinquanta punti esatti.

Il mondiale piloti, così come quello costruttori, è ancora matematicamente aperto. Però, è legittimo pensare che quello costruttori appare più plausibile.Inoltre, immaginare che Antonelli da qui alla fine della stagione smetta improvvisamente di vincere, non salga più sul podio e concluda costantemente alle spalle delle Ferrari, appare piuttosto improbabile.

Per questo motivo, avrebbe avuto poco senso. Avrebbe inoltre creato un precedente non indifferente. Anche perché a parole è sempre facile dire che un favore verrà restituito in futuro, ma poi la pista racconta sempre una storia diversa. Quando si è immersi nell'adrenalina della gara e si sta inseguendo un obiettivo personale, non sempre è possibile ragionare anche nell'interesse del compagno di squadra.

Per questo, appare ancora più corretta quella che è la filosofia di Fred Vasseur nel trattamento dei piloti. Una scelta diversa infatti, avrebbe potuto individuare una prima guida seppur nel breve termine. Inoltre, nessuno dei due piloti, allo stato attuale della stagione, sta realmente lottando per il mondiale piloti. Le possibilità esistono ancora, come accennato poc’anzi, ma oggi appare molto più concreto il titolo costruttori.

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La SF-26 sull'Hungaroring - Scuderia Ferrari HP

Ferrari e l'equilibrio tra Hamilton e Leclerc

Il discorso di Montoya permette anche di allargare l'analisi all'intera stagione dei due piloti Ferrari. I due piloti hanno iniziato la stagione praticamente sullo stesso livello. Successivamente ciascuno ha intrapreso il proprio percorso, scegliendo di seguire il proprio metodo di lavoro e le proprie sensazioni. E menomale possiamo agiungere.

Lewis Hamilton sta facendo dimenticare la deludente stagione vissuta nel 2025. Certo, ci sono stati weekend nei quali non si è trovato a proprio agio con la SF-26, come Miami o il Giappone. Tuttavia, nel momento in cui ha deciso di fidarsi nuovamente delle proprie sensazioni e del proprio metodo di lavoro, è tornato a mostrare il pilota che tutti conosciamo.

Un discorso molto simile vale per Charles Leclerc, che ha attraversato anch’egli un periodo complicato. In alcune gare, non è riuscito a trovare il giusto feeling né con l'impianto frenante né con gli assetti della monoposto, arrivando perfino a seguire le configurazioni utilizzate dal team mate. Situazioni esplose - se così possiamo dire - con l’incidente di Monaco nelle fasi finali di gara o durante le qualifiche di Barcellona.

Quando però è tornato a fidarsi delle proprie sensazioni e ha ricominciato a costruire il weekend seguendo il proprio metodo di lavoro, ponendosi come obiettivo principale quello di migliorare costantemente il rapporto con la vettura, sono tornati anche i risultati. La vittoria di Silverstone ne è stata la dimostrazione più evidente.

Per questo motivo si può parlare di una stagione sostanzialmente equilibrata tra i due piloti Ferrari. Nessuno dei due, in questo momento, ha dimostrato di essere nettamente superiore all'altro. Ed è probabilmente anche questo uno dei motivi per cui Leclerc non ha ampliato il margine sul compagno di squadra e, allo stesso tempo, il muretto non gli ha chiesto di farlo.

Una richiesta di questo tipo sarebbe stata in contrasto con la filosofia adottata dalla Scuderia nel 2026, una filosofia che continua a considerare i due driver sullo stesso piano e che, almeno per il momento, non prevede l'individuazione di una prima e di una seconda guida.

Ed è forse proprio questa la differenza della Ferrari 2026. Non scegliere oggi una prima guida significa continuare a costruire una squadra prima ancora che un campione. Se un giorno uno dei due piloti dovesse davvero ritrovarsi a lottare concretamente per il mondiale, allora gli ordini di scuderia avrebbero un senso. Oggi, invece, sarebbe stato soltanto un favore destinato a spostare pochissimo e a cambiare molto negli equilibri interni.


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