Ferrari e il dilemma V8: attendismo strategico o rischio politico?
Maranello non chiude alla futura rivoluzione motoristica della Formula 1, ma aspetta di capire gli equilibri tecnici e politici del nuovo ciclo regolamentare

Ne stiamo parlando da diversi giorni e anche stamattina siamo tornati sull’argomento. Ormai il ritorno del motore V8 in Formula 1 è un tema caldissimo. Si sono espressi a più riprese diversi protagonisti: Toto Wolff ha dato il proprio benestare, così come Cadillac e Ford, mentre non si registrano ancora reazioni da parte di Honda. Più fredda, invece, la posizione di Audi che si è espressa nella persona di Mattia Binotto. La casa dei quattro anelli è entrata in Formula 1 proprio perché attratta dalla forte componente ibrida del nuovo regolamento.
E la Ferrari? Lo abbiamo scritto in diversi focus: l’approccio di Maranello è attendista. Oggi questa dinamica è stata confermata dalle parole di Benedetto Vigna che, durante la presentazione della trimestrale dell’azienda italiana, ha parlato anche di questa prospettiva, riferendo le seguenti parole: "Noi crediamo nel proseguimento della propulsione a tre motori. Eravamo già a conoscenza di queste discussioni con la FIA, sono in corso da un po’. Penso che ci sia sicuramente la necessità di rivedere un po’ le cose ogni cinque anni, come si fa con i regolamenti FIA, ma non ci saranno implicazioni sulle auto stradali e neppure sulle nostre strategie".

Ferrari osserva gli equilibri della nuova Formula 1
Parole che dicono tutto ma, al tempo stesso, non dicono nulla. La Ferrari conferma la sensazione emersa nei giorni scorsi: quella di un attendismo ragionato per capire quali saranno le direzioni che prenderanno gli stakeholder della Formula 1, dei quali anche il Cavallino Rampante fa parte, e soprattutto come si evolverà questo regolamento.
Ferrari ha modelli stradali elettrici, quindi è interessata anche all’ibridazione, persino spinta. Chiaramente sta emergendo un deficit in questa fase iniziale del campionato 2026 proprio nella gestione della quota elettrica, e Maranello vuole capire se, con l’attivazione del meccanismo dell'ADUO, riuscirà a portarsi sullo stesso livello di Red Bull Ford e soprattutto di Mercedes, che in questo momento rappresenta il benchmark della Formula 1.
La sensazione è che si stia aspettando di capire se esista davvero la possibilità di recuperare terreno e porsi come punto di riferimento. Qualora questo non dovesse avvenire, allora Maranello potrebbe entrare con decisione nel discorso V8, una tecnologia che conosce molto bene anche sul piano stradale, e chiedere - come fatto ad esempio da Mohammed Ben Sulayem - un anticipo al 2030 o addirittura al 2029, senza attendere il 2031.

Ferrari e il rischio di arrivare tardi al tavolo politico
Insomma, per Ferrari la pratica è ancora aperta, la partita è ancora tutta da giocare. Si registra ancora un atteggiamento piuttosto democristiano, di chi osserva da lontano senza prendere posizione.
Si spera che Ferrari prima o poi sciolga le riserve perché sedersi al tavolo delle trattative quando le discussioni sono già troppo avanzate per poter incidere realmente è una politica assai rischiosa. Vale la pena ribadire un concetto: i mondiali, prima ancora che in pista, si vincono nelle stanze dei bottoni.