La F1 corre verso il V8 ma deve contemplare il veto Audi
Il futuro delle Power Unit punta verso motori più semplici e rumorosi, ma la Casa dei Quattro Anelli teme una rottura con la propria filosofia industriale.

È proprio il caso di scriverlo: il motore è stato avviato. Il motore del cambiamento, quello che la F1 vuole portare sulle architetture propulsive del futuro. Il dibattito si è acceso in queste settimane ed è quello che conduce al concepimento di Power Unit di nuova generazione basate su motori a otto cilindri, con una quota elettrica molto bassa, relativa soltanto al kers, e con architetture generalmente più semplici rispetto a quelle attuali, ma anche più accattivanti, più old style. Soluzioni che possano stimolare i ricettori dei piloti, degli addetti ai lavori, ma anche dei tifosi, che da anni chiedono motori più “rudi”, più veri, più rumorosi, più eccitanti.
Ormai le voci si levano in maniera rumorosa. Ne ha parlato anche Mohammed Ben Sulayem, quando ha spiegato che nel prossimo ciclo regolamentare, dal 2031 al 2035, si potrebbe arrivare a questa architettura, con la possibilità addirittura di anticipare tutto al 2030 o persino al 2029. È arrivato poi il benestare, come abbiamo raccontato su Formulacritica, di Toto Wolff, che ha parlato di Mercedes come approdo naturale degli otto cilindri. La stessa posizione, co i distinguo del caso, è stata espressa dagli americani: sia Ford sia General Motors si sono dette favorevoli all’idea di avere propulsori V8, molto più in linea con la loro storia.

Audi difende l’attuale filosofia delle Power Unit
Chi invece era rimasta in silenzio era Audi, che aveva spinto tantissimo per le motorizzazioni attuali. E infatti, in questi giorni, il silenzio è stato rotto da Mattia Binotto. Va ricordato che questi motori, così come li conosciamo oggi, sono stati introdotti proprio per favorire l’ingresso della casa di Ingolstadt, che aveva chiesto questo tipo di architettura, e per stimolare Honda a rivedere il proprio piano di dismissione e restare in Formula 1.
È chiaro che chi ha investito tanto su questo tipo di architettura abbia oggi qualche reticenza a superarla. Sono stati fatti investimenti ingenti e siamo soltanto nei primi mesi di questo regolamento: immaginare di chiuderlo anzitempo è qualcosa di poco logico per la casa dei quattro anelli.
Ne ha parlato proprio Binotto, uno dei responsabili del progetto Audi, che ha aperto alla possibilità di avere motori V8, aggiungendo però testualmente che “il contesto attuale non è davvero così negativo, anzi credo che nel complesso si possa dire che è un buon format. Abbiamo da poco leggermente modificato le regole per perfezionarle, cercando di migliorarle. Forse faremo di più in futuro, nelle prossime stagioni, ma penso che dovremmo essere anche in qualche modo positivi su ciò che vediamo. E se si guarda al passato, penso che ci siano state epoche in cui la Formula 1 era più noiosa. Noi abbiamo sempre cercato motori ad alta efficienza e penso che questo sia importante per Audi, ma certamente discuteremo con F1 e FIA su quale sarà il miglior compromesso per il futuro”.
Parole che spiegano perfettamente quale sia la vision di Audi: avere motori ad alta efficienza. E sicuramente dei V8 basati su carburanti ecosostenibili, con una quota elettrica molto bassa, non sarebbero Power Unit efficienti quanto quelle attuali. Bisognerebbe quindi convincere Audi a rivedere i propri piani industriali di lungo periodo e, soprattutto, la propria filosofia automotive. In sostanza, bisognerebbe quasi imporre ad Audi a restare in una Formula 1 che divergerebbe rispetto alla politica adottata nel settore stradale.

Ferrari e Honda osservano, ma il tavolo politico sarà decisivo
Quella di Binotto è dunque una vera e propria frenata che, nel lungo periodo, potrebbe addirittura aprire a scenari poco auspicabili per la FOM, per la FIA e per la Formula 1 in generale, come un possibile addio di Audi. Ovviamente non si sta postulando questo scenario, ma l’esempio di Renault è tangibile. Nel momento in cui i vertici della Losanga hanno capito che questa Formula 1 non faceva più per loro, non hanno battuto ciglio nel chiudere il comparto di Viry-Châtillon e affidarsi a un motorista esterno.
Non si sta adombrando una situazione identica, però il rischio esiste ed è concreto. La Formula 1 viaggia verso il motore a otto cilindri, ma bisogna calibrare con attenzione le necessità di tutti i costruttori presenti.
In tutto questo contesto, Honda non si è ancora espressa e anche Ferrari resta in uno strano silenzio, quasi voglia osservare gli sviluppi prima di sedersi al tavolo delle trattative con la propria visione. Perché, si sa, i mondiali non si vincono soltanto in pista: spesso si vincono prima, nelle stanze dei bottoni, quando si riesce a costruire regolamenti in linea con le proprie caratteristiche industriali.