F1: Aston Martin rischia, ma c’è chi ha fatto peggio
In occasione del GP d’Australia ripercorriamo la storia delle non qualificazioni dell’HRT a Melbourne per due volte consecutive.

Sono momenti concitati in Aston Martin con una power unit Honda che ha dato numerosi problemi al team di Lawrence Stroll. L’ultima bega della scuderia di Silverstone, come Motorsport riporta, è che al prossimo GP d’Australia, a Melbourne, le monoposto di Fernando Alonso e Lance Stroll potrebbero ritirarsi nei primissimi giri per mancanza di ricambi di Honda. Un debutto non proprio dei migliori dopo una campagna faraonica tra l’ingaggio di ingegneri di altissimo livello, come Adrian Newey, e la costruzione di nuove infrastrutture a Silverstone.
Un altro team di F1 si trovò quasi nelle stesse condizioni dell’Aston Martin: la scuderia spagnola della HRT. La doppia non qualificazione del team al Gran Premio d'Australia rappresenta uno dei capitoli più dolorosi e umilianti della breve storia del team nella massima serie

L'esordio fallimentare del 2011
La squadra spagnola arrivò a Melbourne con la F111 in condizioni disperate. La monoposto aveva praticamente saltato i test pre-stagionali a causa di ritardi enormi, problemi logistici e fondi insufficienti, accumulando solo pochissimi chilometri prima del weekend.
Durante le qualifiche, Sebastian Vettel stabilì la pole con 1:25.296, fissando il limite del 107% a 1:31.267. Vitantonio Liuzzi chiuse con un tempo di 1:32.978, mancando il target di oltre un secondo e mezzo, mentre Narain Karthikeyan fu ancora più lontano con 1:34.293, quasi tre secondi oltre. La FIA, che aveva reintrodotto la regola proprio quell’anno per evitare distacchi eccessivi, non concesse alcuna deroga nonostante la richiesta disperata del team.
I commissari sportivi dichiararono ufficialmente che “dopo aver considerato tutti i materiali rilevanti, decidono di non permettere alle due vetture di partecipare alla gara in conformità con l’articolo 36.1 del Regolamento Sportivo FIA F1”. Il paddock reagì con sarcasmo e derisione: molti piloti e addetti ai lavori trovarono la situazione ridicola, e giornali come la Bild scrissero che “tutto il Circus rideva di HRT”. Liuzzi e Karthikeyan rimasero a guardare la gara dalla pit lane, segnando l’umiliazione più visibile per un progetto nato con ambizioni ma subito in crisi profonda.

La ripetizione surreale del 2012
La F112 soffrì gli stessi identici problemi: fallì diversi crash test obbligatori, non disputò test invernali e venne letteralmente completata all’ultimo momento in Australia, con una delle due vetture non pronta nemmeno per le verifiche del giovedì.
In qualifica Pedro de la Rosa fermò i cronometri su 1:33.495, mentre Narain Karthikeyan fu leggermente più lento; il limite del 107% era irraggiungibile di oltre un secondo per de la Rosa. Il team chiese di nuovo una dispensa per “circostanze eccezionali”, ma i commissari, tra cui l’ex pilota Johnny Herbert, respinsero la richiesta senza appello.
Karthikeyan commentò amaramente dopo la sessione: “Non avevo il DRS funzionante e problemi gravi con lo sterzo assistito, era quasi impossibile guidare. Il DRS da solo vale circa nove decimi, e senza sterzo la macchina era ingestibile; altrimenti avremmo potuto farcela”. Per il secondo anno consecutivo HRT non partì per il GP d’Australia, un record negativo che distrusse ogni residua credibilità. La squadra proseguì zoppicando per il resto della stagione senza mai avvicinarsi ai punti, prima di sparire dal Circus a fine anno.

Il simbolo definitivo di un fallimento strutturale
Quei due weekend di Melbourne restano impressi come il simbolo definitivo dei mali cronici di HRT: organizzazione caotica, carenza cronica di risorse, monoposto obsolete fin dalla nascita e un’incapacità strutturale di rispettare i requisiti minimi della Formula 1 moderna. Pochi altri team hanno subito un’umiliazione così doppia e pubblica proprio all’esordio stagionale, trasformando l’Australia, la gara più iconica del calendario, nel cimitero simbolico di un progetto ambizioso ma irrimediabilmente condannato.
Crediti foto: Sutton Motorsport Images, Reuters.