Ferrari SF-26: la progressione induce al moderato ottimismo
Dalla cinematica sospensiva alla gestione dell’ibrido, in Bahrain la SF-26 trova progressivamente equilibrio tra piattaforma aerodinamica e controllo in frenata

Tra tre giorni si torna in pista in Bahrain, laddove la Ferrari, nella prima seduta, ha impostato un lavoro quasi didattico su alcune aree della SF-26, a partire dalla cinematica delle sospensioni. L’obiettivo nella fase 1 delle prove era chiaro: costruire un bilanciamento dinamico coerente con le nuove esigenze regolamentari, così da stabilizzare la piattaforma aerodinamica della nuova nata. Un passaggio non secondario, perché con questi parametri la finestra operativa è stretta e la correlazione tra meccanica e carico diventa un fattore chiave.
Ferrari SF-26: il lavoro sull’ibrido
Parallelamente, il reparto power unit ha condotto un’analisi approfondita del sistema ibrido. Sakhir rappresenta un ambiente ideale per i test invernali, sia per il layout che per le temperature e offre un banco di prova interessante per la gestione della componente elettrica. I quattro segmenti ad alta velocità impongono una distribuzione chirurgica dell’energia dell’MGU-K lungo l’arco del giro: non si tratta solo di erogare potenza, ma di modularla con precisione per non compromettere l’equilibrio complessivo. Leggi il focus sulla gestione dell'elettrico.

In questo contesto, gli ingegnerei della Ferrari ha lavorato sulla sintesi tra contributo endotermico ed energia recuperata, cercando la mappa più coerente con il nuovo pacchetto telaio–aerodinamica. Un altro fronte delicato è stato quello della decelerazione. Non sempre si è vista grande precisione in ingresso curva, ma è necessario ricordare che i paradigmi della frenata sono mutati radicalmente rispetto al 2025: cambiano i riferimenti per i piloti, cambiano le logiche di recupero energetico, cambiano le sensazioni al pedale.
Ferrari SF-26: progressi costanti
La quantità di dati raccolti ha comunque alimentato in modo concreto la curva di apprendimento. Ed è proprio questo l’aspetto più rilevante: la SF-26 è migliorata sessione dopo sessione, segno che la direzione tecnica imboccata è almeno coerente.

Oltre alla messa a punto meccanica e ibrida, i tecnici di Maranello hanno lavorato anche sulla validazione aerodinamica. La monoposto si è presentata in una configurazione piuttosto basica, ma non priva di spunti. Il diffusore, in particolare, ha attirato l’attenzione per alcune soluzioni di dettaglio che suggeriscono un lavoro mirato sull’estrazione del flusso.
L’approccio è stato progressivo. In prima battuta il retrotreno è stato equipaggiato con vistosi aero rakes per la raccolta dati. Successivamente si è passati all’applicazione estesa della vernice flow-viz sull’intera sezione destra, dall’imboccatura del fondo fino al diffusore. Un’operazione funzionale a mappare il comportamento della massa fluida attorno al fondo, macro-componente centrale dell’architettura SF-26 e di ogni vettura di Formula 1.
In pista, i piloti hanno completato diversi long run nei quali l’equilibrio aero-meccanico è apparso via via più solido. Mercoledì la vettura era ancora instabile al posteriore; già giovedì, con Charles Leclerc, il quadro era più ordinato. Venerdì, con Lewis Hamilton, la base di setup è risultata ulteriormente affinata.
Il lavoro è poi proseguito con run più brevi, concentrati sulle fasi di staccata. In questo frangente, Hamilton è apparso ancora leggermente più impacciato rispetto a Leclerc nella gestione della frenata. Un dato da contestualizzare: il suo long run si è svolto con pista sensibilmente più calda, nel day three, condizione che incide sia sulla stabilità del retrotreno sia sulla modulazione del pedale.

Il quadro complessivo restituisce una Ferrari ancora in costruzione, ma capace di reagire in modo lineare agli interventi di messa a punto. La progressione vista a Sakhir rappresenta, al momento, la nota più incoraggiante. Così come l’affidabilità di un V6 turbo-ibrido che era lo stesso usato in Spagna. Esame superato per il propulsore con la testata in acciaio che ha dimostrato di essere poco avido d’aria fresca considerando che sulla SF-26 gli sfoghi dell’aria calda non erano di dimensioni generose.
Le indicazioni raccolte sono ovviamente oggetto di analisi i queste ore. Da mercoledì a venerdì (qui il programma) ci aspettiamo una vettura ulteriormente affinata sul piano dell’assetto senza escludere la possibilità dei primi interventi aerodinamici più massicci, specie nella zona delle prese d’aria motore e dell’inizio dei sidepod che è apparsa finora abbastanza “scolastica”. Una filosofia frutto dell’idea di Loic Serra di generare un modello-vettura fortemente sviluppabile.
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