Pessime notizie per la Ferrari: Mercedes non è il riferimento ADUO
Secondo The Race, è Red Bull Powertrains il benchmark di potenza su cui saranno scritti i parametri ADUO. Non una buona nuova per Maranello

Il quadro tecnico che sta emergendo nelle ultime ore introduce una variabile inattesa, destinata a incidere in modo diretto sulla lettura degli equilibri motoristici attuali e, soprattutto, sulle prospettive della Ferrari. Non sarebbe infatti la Mercedes il riferimento per la definizione delle nuove tabelle legate all’ADUO, come si era portati a credere fino a poche settimane fa. Una ricostruzione che, se confermata, cambierebbe radicalmente il paradigma di valutazione delle performance delle power unit.
Il riferimento inatteso: Red Bull Ford davanti a tutti?
Secondo diverse voci raccolte nel paddock, riporta la testata britannica, il benchmark tecnico utilizzato per la calibrazione dell’ADUO potrebbe essere il motore Red Bull Racing sviluppato in collaborazione con Ford. Un’ipotesi che, pur non essendo ancora ufficializzata, trova riscontri nell'analisi di The Race che, in termini di pura potenza, pone il V6 di Milton Keynes come riferimento assoluto avendo maggiore “cavalleria” rispetto al motore creato del reparto Mercedes High Performace Powertrians di Brixworth.

Questo scenario apre a una lettura completamente diversa delle gerarchie: non solo la Mercedes potrebbe non essere il riferimento assoluto, ma esisterebbe anche la concreta possibilità - per quanto ritenuta improbabile - che la casa di Brackley rientri addirittura nel margine del 2% previsto dall’ADUO. Un dettaglio tutt’altro che marginale, perché ridefinirebbe il concetto stesso di “motore dominante” in questa fase regolamentare e che darebbe ai tedeschi la possibilità di mettere mano al motore.
Il dato più interessante riguarda però la natura della prestazione Red Bull. Il propulsore sembra esprimere valori di picco estremamente elevati, probabilmente superiori alla concorrenza, ma inserito in un contesto telaistico estremamente complesso. La RB22 si sta rivelando una monoposto difficile da interpretare, poco prevedibile e lontana dall’efficienza complessiva mostrata coi modelli precedenti.
Non è un caso che né Max Verstappen né Isack Hadjar riescano a sfruttarne appieno il potenziale. Il limite, dunque, non sarebbe nella power unit, ma nell’integrazione complessiva vettura–pacchetto aerodinamico e gestione dello stesso.

Ferrari: uno scenario meno rassicurante del previsto
Per la Ferrari, questa ricostruzione rappresenta una notizia tutt’altro che positiva. A Maranello si era consolidata l’idea che il riferimento fosse Mercedes, e che quindi il gap da colmare fosse orientato verso quella specifica architettura prestazionale.
Se invece il punto più alto della scala è occupato dal motore Red Bull Ford, l’intero lavoro di correlazione e sviluppo rischia di essere stato impostato su un benchmark meno vantaggioso poiché la percentuale di divario rispetto alla Stella a Tre Punte sarebbe inferiore. Con minore possibilità di recupero, regolamento alla mano.
Questo non significa automaticamente che il ritardo della Ferrari sia più ampio. Anzi, sempre secondo le stesse fonti, è plausibile che il distacco reale non sia così marcato come lasciato intendere da alcune narrazioni interne al Circus. Tuttavia cambia la direzione del confronto: il riferimento non è più la regolarità e l’efficienza Mercedes, ma un picco prestazionale più estremo e meno lineare.
In termini strategici, è una differenza sostanziale. Ed è proprio questo il vero elemento destabilizzante per Maranello: non tanto il gap attuale, quanto il rischio che il benchmark determini parametri meno vantaggiosi di quelli ipotizzati. A quel punto recuperare terreno potrebbe diventare molto più complesso.