Lewis Hamilton, Ferrari
Lewis Hamilton osserva il logo del Cavallino Rampante

L’approdo di Lewis Hamilton in Ferrari non è soltanto un’operazione industriale e mediatica di enorme grandezza. È, prima di tutto, un progetto tecnico che necessita di fondamenta solide. E tra queste, il rapporto con l’ingegnere di pista occupa una posizione centrale. 

Che alla base dell’intesa che ha sconvolto la F1 ci fosse prima la necessità di creare un legame tecnico-sportivo e solo dopo uno commerciale era stato dimenticato un po’ troppo in fretta. Lewis non aveva abbandonato la Mercedes - praticamente casa sua - per togliersi uno sfizio, ma per creare le condizioni per tornare a vincere. Condizioni che non si sono mai concretizzate. 

Il sette volte campione del mondo ha iniziato la stagione 2026 con un ingegnere di pista pro tempore, Carlo Santi, figura interna che in passato è stato riferimento tecnico di Kimi Räikkönen e che negli ultimi tempi lavorava al remote garage di Maranello: leggi qui.  Una soluzione tampone, almeno sulla carta. 

Perché a Maranello si è ragionato – e si ragiona tuttora – sulla possibilità di inserire una competenza proveniente dalla McLaren, operazione che però richiederebbe il rispetto dei tempi di gardening imposti dai contratti. Nel frattempo, però, la pista, anche quella d'inverno, sta raccontando una storia leggermente diversa.

Carlo Santi, Ferrari
Carlo Santi, l'ingegnere di pista pro tempore di Lewis Hamilton

Hamilton - Santi, l’intesa nata tra Barcellona e Bahrain

Durante lo shakedown di Barcellona e nei sei giorni di test in Bahrain, Hamilton e Santi hanno iniziato a costruire un dialogo tecnico sempre più fluido. Non si tratta soltanto di comunicazione radio o di gestione del run plan: il nodo è più profondo e riguarda la condivisione delle priorità di sviluppo, la sensibilità sugli assetti, l’interpretazione del comportamento della monoposto nelle diverse fasi del giro.

Hamilton, per estrazione professionale e per metodo, ha sempre avuto bisogno di un ingegnere capace di tradurre le sue indicazioni in interventi concreti e mirati. La sua lunga esperienza in Mercedes al fianco di Peter Bonington lo dimostra: quel binomio non era solo operativo, ma strutturale. Bono conosceva in anticipo le reazioni del pilota, ne interpretava gli stati d’animo tecnici, ne filtrava le richieste verso il resto della squadra.

Riprodurre un simile livello di sintonia non è un cosa immediata. E non è detto che si possa replicare. Eppure, nelle prime uscite del 2026, si è intravista una crescente fiducia reciproca tra Hamilton e Santi. Un elemento che può cambiare il peso specifico della scelta.

Lewis Hamilton Ferrari
Lewis Hamilton a bordo della Ferrari SF-26

La posizione di Vasseur e la linea Ferrari

Nei giorni scorsi Frédéric Vasseur ha definito la questione dell’ingegnere di pista di Hamilton una “non questione”, ribadendo che al centro viene la squadra (leggi per approfondire). Una dichiarazione che, valutata tra le righe, va oltre la semplice diplomazia.

Ferrari dispone di una struttura tecnica che conosce profondamente le dinamiche interne, i processi decisionali e i flussi di sviluppo. Inserire una figura esterna, per quanto qualificata, comporterebbe un periodo di adattamento. Santi, al contrario, rappresenta continuità operativa e familiarità con l’ambiente di Maranello. Sta imparando a conoscere Hamilton, ma conosce già il sistema Ferrari.

La scelta, dunque, non è soltanto tra interno ed esterno. È tra tempo e stabilità. Attendere la fine del gardening per un tecnico McLaren significherebbe scommettere su un profilo probabilmente già allineato alle metodologie più recenti di un team che ha mostrato capacità considerando i tre titolo ottenuti da Woking nelle due ultime annate. Confermare Santi per l’intera stagione 2026 significherebbe puntare su un percorso di crescita interna, consolidando un rapporto che sta nascendo in pista.

Ferrari SF-26
La Ferrari SF-26 di Lewis Hamilton pronta a scendere in pista

Il 2026 come stagione del riscatto tecnico

Per Hamilton il 2026 non è un’annata come le altre, non può esserlo. Dopo il 2021, in cui il titolo sfumò all’ultimo atto, la fase tecnica della Formula 1 dominata dalle monoposto ad effetto Venturi non ha più offerto a Mercedes una piattaforma realmente dominante. L’ottavo titolo è rimasto un obiettivo sospeso.

Il trasferimento in Ferrari deve dimostrare di essere una scelta tecnica, non un’operazione simbolica. Per farlo, serve una monoposto competitiva (la SF-26, potenzialmente, può esserlo) ma serve anche una struttura di fiducia attorno al pilota. L’ingegnere di pista, in questo senso, è un moltiplicatore di performance: filtra la pressione, orienta le scelte strategiche, incide sulla qualità delle modifiche tra una sessione e l’altra.

Se l’intesa con Santi continuerà a crescere, la soluzione nata come temporanea potrebbe diventare definitiva almeno per l’intero 2026. Una decisione che manderebbe un segnale chiaro: Ferrari crede nelle proprie risorse e vuole costruire attorno a Hamilton un ambiente coeso, senza scossoni organizzativi nel pieno di un nuovo ciclo tecnico.

In Formula 1, i dettagli contano quanto i cavalli e l’aerodinamica: il dialogo tra pilota e ingegnere è uno di quei elementi che possono fare la differenza tra una stagione interlocutoria e una stagione da titolo. Per Hamilton e Ferrari, la strada verso l’ottavo mondiale, o quanto meno verso la competitività ritrovata dopo un 2025 deludente, passa anche da qui.

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