La F1 traccia la strada: nel 2030 tornano i motori V8!
Questo lo scenario postulato da Mohammed Ben Sulayem che intende anticipare le nuove motorizzazioni al 2030, un anno prima del già definito nuovo contesto tecnico

Il ritorno ai V8 non è più una suggestione: è una traiettoria ormai tracciata dai vertici della FIA. Le parole del Presidente Mohammed Ben Sulayem, arrivate a margine del Gran Premio di Miami, spostano definitivamente il dibattito da “se” a “quando”.
Il quadro che emerge dà speranze ai più nostalgici: la Formula 1 si prepara a chiudere il ciclo delle power unit ibride così come le conosciamo oggi per riabbracciare una configurazione più semplice, più leggera e soprattutto più in linea con le richieste di piloti e pubblico.

Formula 1, il ritorno ai V8 è solo questione di tempo
Il punto non è più tecnico, ma politico e regolamentare. La finestra temporale resta aperta: 2030 come obiettivo, 2031 come scadenza certa. In mezzo, la possibilità concreta che il cambio di paradigma venga anticipato se il contesto lo consentirà. In questo scenario si inseriscono le dichiarazioni, dirette e inequivocabili, del presidente dell'ente di Place de la Concorde.
"Arriverà, oh sì, arriverà. Alla fine, è solo questione di tempo. Nel 2031, la FIA avrà il potere di farlo, senza alcun voto dai produttori di power unit. Ne sentirete parlare molto presto. Non sarà qualcosa come ora, che è una divisione 46-54. Ci sarà una potenza [elettrica] molto minima".
“Miriamo al 2030, ha spiegato il dirigente emiratino. ”Un anno prima della scadenza [dei regolamenti]. Accadrà. Ma diciamo che i produttori non [votino a favore], allora un altro anno e sarà fatto. Non è una questione di, 'Ho bisogno del loro supporto?' No, sarà fatto. I V8 stanno arrivando".

Una scelta tecnica, ma soprattutto strategica
La direzione è quindi delineata: riduzione drastica della componente ibrida e ritorno a un motore termico più “puro”, con architettura V8 e carburanti ecosostenibili. Un cambio che risponde a diverse esigenze convergenti.
Da un lato, il contenimento dei costi. Le attuali motori rappresentano uno degli elementi più complessi e onerosi dell’intero ecosistema tecnico della F1. Ridurre la componente elettrica significa semplificare, abbattere le barriere d’ingresso e rendere il campionato più accessibile anche a nuovi costruttori.
Dall’altro, c’è una questione di identità. Il suono, la risposta dell’acceleratore, la connessione meccanica tra pilota e vettura: elementi che negli anni dell’ibrido si sono progressivamente attenuati e che oggi tornano centrali nel dibattito.
Non è un caso che la spinta verso i V8 arrivi anche dal basso, dai piloti e da una parte consistente della fanbase. La categoria sta cercando un equilibrio tra sostenibilità e spettacolo e il nuovo corso motoristico potrebbe rappresentare il punto di sintesi.

La posizione della FIA, a questo punto, è chiara: il cambiamento avverrà, con o senza il consenso unanime dei motoristi. A proposito di ciò, è ipotizzabile che, se si puntasse davvero al 2030, Cadillac decida di andare avanti con le unità motrici Ferrari per poi introdurre direttamente il suo propulsore fatto in casa in ottemperanza alla nuove regole. Staremo a vedere la posizione di General Motors che, a qusto punto, invoca risposta rapide dovendo dirottare su altre architetture gli studi in corso.