Ferrari: in squadra si respira aria di fiducia controllata
Prudenza e segnali incoraggianti: dall’esterno filtra un cauto ottimismo sulla SF-26. Il clima è disteso e la base tecnica più solida rispetto al 2025.

Nel paddock del Bahrain la parola d’ordine è equilibrio. Nessuno, dentro la Ferrari, si lascia andare a proclami o a previsioni affrettate. I chilometri accumulati dalla nuova SF-26 servono prima di tutto a costruire una base tecnica solida, a validare correlazioni, a mettere ordine nei dati. Il resto, almeno ufficialmente, resta sospeso. Quella di ieri non è stata la miglior giornata per la Rossa, ma ciò non scoraggia. Gli ingegneri di Maranello, che hanno introdotto un’ala posteriore rivoluzionaria, proseguono con fiducia il piano di sviluppo della vettura che oggi è affidata alle sapienti mani di Leclerc.
In questo contesto si inseriscono le parole di Nicolas Todt, che di Charles è manager, che a Canal+ ha offerto una lettura esterna ma non distante dalla realtà di Maranello. Non un entusiasmo fuori misura, piuttosto una valutazione prudente, con qualche segnale positivo colto tra le pieghe dei test da chi ha occhio clinico.

Ferrari: fiducia e lavoro
“I test stanno andando abbastanza bene. È molto difficile farsi un’idea perché non sappiamo come stanno andando gli altri. Stiamo guidando molto, quindi è piuttosto incoraggiante. Charles ha un atteggiamento positivo, è contento di tornare al volante e non vede l’ora di essere a Melbourne, anche se non sappiamo dove ci collochiamo rispetto agli altri”.
La chiave è tutta lì: “è molto difficile farsi un’idea”. La fotografia del Bahrain - e dei test in generale - è distorta da carichi di carburante ignoti, mappature conservative e programmi differenziati. Tuttavia, il dato oggettivo resta: la Ferrari ha girato tanto. E in una fase iniziale del progetto, la continuità di marcia è un indicatore tecnico più rilevante del tempo sul giro secco. Significa che la piattaforma meccanica e aerodinamica consente di lavorare, che non ci sono criticità strutturali evidenti, che l’auto permette di esplorare setup e configurazioni.
Todt jr. sottolinea anche l’atteggiamento del suo assistito. Leclerc appare coinvolto, motivato, mentalmente leggero. Non è un dettaglio secondario. Il monegasco è un pilota estremamente sensibile alla qualità dell’anteriore e alla stabilità del retrotreno in inserimento: se il suo feedback è positivo, è lecito dedurre che la SF-26 offra una finestra di utilizzo più ampia rispetto ad alcune fasi tormentate del recente passato.

Ferrari: si lavora con serenità
Ma il passaggio più interessante riguarda lo stato d’animo collettivo: “Lo stato d’animo della squadra? Le persone sono ottimiste, positive, lavorano bene insieme – ha aggiunto il manager francese – è vero che ho l’impressione che quest’anno la Ferrari abbia provato molte cose, abbia cercato di innovare. Ma questo non significa nulla: vediamo che l’Aston Martin è in difficoltà nonostante la vettura sembri rivoluzionaria. In ogni caso, siamo fiduciosi e contenti di essere qui”.
Qui si coglie un doppio livello di lettura. Da un lato, la percezione di un ambiente più coeso, meno appesantito da tensioni interne. Dall’altro, la consapevolezza che innovare non garantisce automaticamente prestazione. Il riferimento ad Aston Martin è esplicito: una monoposto concettualmente aggressiva può incontrare problemi di correlazione o di gestione aerodinamica.
Discontinuità col 2025
Il punto centrale non è stabilire se la Ferrari vincerà gare o se potrà lottare per il titolo. Sarebbe prematuro e tecnicamente poco fondato. Il vero elemento di discontinuità rispetto al 2025 è il clima. Dodici mesi fa, già nei test, si percepiva un nervosismo diffuso. Le dichiarazioni erano più tese, i commenti filtravano una certa frustrazione. Gli umori, dentro e attorno alla squadra, erano scuri. La macchina appariva come un compromesso da gestire, non come una base su cui costruire.

Oggi la narrazione è diversa. Non si sentono proclami, ma nemmeno giustificazioni preventive. C’è una linea comunicativa coerente: lavorare, comprendere, sviluppare. La SF-26 viene descritta come un punto di partenza valido, non come un oggetto da correggere in emergenza. Questo non equivale a dire che la Ferrari sia davanti. Significa però che il progetto sembra nato su fondamenta più razionali.
Il fatto che un osservatore “parzialmente esterno” come Todt colga segnali di innovazione e di serenità è indicativo. Non ha la necessità di proteggere una posizione ufficiale, né di alimentare aspettative. Il suo è un punto di vista che incrocia il lato umano e quello tecnico, filtrato dall’esperienza di chi frequenta il paddock da anni.
La prudenza resta obbligatoria. I test invernali non assegnano punti e spesso raccontano storie incomplete. Ma rispetto a un anno fa, la differenza è percepibile. Non c’è euforia, non c’è retorica. C’è la sensazione di un gruppo che sa di avere davanti un lavoro complesso, ma che riconosce nella SF-26 una base coerente su cui intervenire.
Se questo basterà per riportare la Ferrari stabilmente al vertice lo dirà la pista, a partire da Melbourne. Per ora, il segnale più significativo non è il cronometro, ma il tono. Se la struttura tecnica e l’ambiente umano si muovono nella stessa direzione è sempre una nota positiva.