Il logo della FIA campeggia sul motorhome
Il logo della FIA campeggia sul motorhome

Siamo appena all’alba del ciclo regolamentare 2026-2030 e già si parla insistentemente di ciò che sarà la F1 nel successivo quadro normativo, quello 2031-2035. Ormai la strada sembra tracciata: si potrebbe tornare ai motori V8, sempre turbo, ma con una quota elettrica molto meno preponderante rispetto a quella attuale. 

Sono bastate pochissime gare per capire che le regole sulle power unit definite per questo nuovo ciclo tecnico hanno lasciato molte perplessità: troppa componente elettrica, troppa gestione, troppa dipendenza da una parte ibrida che, quasi come un parassita energetico, costringe spesso la parte endotermica di motori a ricaricare i sistemi elettrici invece di sprigionare potenza pura.

Un quadro che non sta piacendo ai protagonisti del paddock: piloti, addetti ai lavori e tifosi. Liberty Media, nella persona di Stefano Domenicali, prova a minimizzare, ma ormai anche lui sembra consapevole che qualcosa dovrà essere modificato. Non è infatti un caso che già dal prossimo anno la quota di potenza elettrica verrà ridotta e che si stia addirittura cercando di anticipare al 2030, se non al 2029, l’introduzione dei V8, soluzione di cui il presidente della Federazione Internazionale dell'Automobile, Mohammed Ben Sulayem, è un grande sostenitore.

F1 Bahrain Arabia Saudita
Mohammed Ben Sulayem

La F1 è diventata una categoria di gestione energetica

I V8 incontrano il favore dei costruttori americani. Cadillac e Ford si sono espresse positivamente, così come Toto Wolff e quindi la stessa Mercedes. Più guardinga invece la posizione della Ferrari, così come quella di Honda. Chi predica calma è soprattutto Audi, che aveva fortemente voluto questa generazione motoristica.

Ed è proprio qui che emerge uno dei problemi principali di questo ciclo tecnico: sono state fatte scelte più politiche che sportive. Si è andati incontro alle esigenze dei motoristi, non soltanto di Audi, che premeva per queste configurazioni, ma anche di Honda e della stessa Mercedes, che non volle ascoltare le richieste di Christian Horner quando questi proponeva un diverso equilibrio tra componente endotermica ed elettrica. Oggi, però, ci si ritrova con il cerino in mano.

Aver ascoltato i “politici” del motorsport, coloro che volevano power unit sempre più aderenti alle dinamiche del settore stradale, sta mostrando tutti gli effetti collaterali di quella scelta. La Formula 1 resta innanzitutto un campionato sportivo ed è difficile pensare che debba necessariamente esistere un riversamento tecnologico continuo tra pista e strada. Questa visione sembra essersi incrinata, perché l’aver trasferito troppi concetti dell’automotive di serie nel motorsport sta trasformando la serie iridata in una categoria di gestione e amministrazione energetica, più che di puro driving.

Power unit Audi
Problemi seri alla power unit Audi durante la Sprint Race del GP di Miami

Dopo due cicli regolamentari deludenti la F1 cerca una nuova identità

Ed è proprio verso quel concetto di guida pura che le parti sembrano voler tornare nel prossimo ciclo normativo. La sensazione è che questa fase storica della Formula 1 rappresenti quasi un grande periodo di transizione in attesa di un assetto regolamentare più equilibrato.

Se il ciclo 2022-2025 non ha convinto pienamente a causa delle criticità aerodinamiche delle monoposto a effetto Venturi, questo nuovo corso sta invece mostrando limiti soprattutto sul piano propulsivo. La speranza è che, dopo due tentativi non del tutto riusciti, la Formula 1 riesca finalmente a trovare la quadratura del cerchio, definendo un quadro regolamentare che rimetta davvero al centro lo sport, la competitività pura e non soltanto gli interessi dei grandi gruppi industriali.


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