Red Bull: la prossima vittima illustre sarà Pierre Waché?
Crisi della RB22 e tensioni interne: Verstappen denuncia una vettura ingestibile. Crescono i dubbi sulla leadership tecnica

La Red Bull si trova in una fase estremamente delicata della propria storia, con segnali di instabilità che arrivano sia dal fronte tecnico sia da quello organizzativo. Dopo l'addio di Gianpiero Lambiase, anche la posizione del direttore tecnico Pierre Waché appare sempre più esposta.
Al centro delle criticità c’è una monoposto giudicata difficile da guidare e lontana dagli standard del team. Le prestazioni in pista confermano un ridimensionamento evidente che forse non dipende dalla nuova power unit creata in collaborazione con la Ford, mentre all’interno della squadra vengono a galla tensioni e interrogativi sulla direzione intrapresa.

Red Bull: cosa sta succedendo?
Negli ultimi anni Red Bull ha costruito il proprio dominio attorno a una struttura tecnica monolitica, guidata dalla visione di Adrian Newey e supportata da figure chiave come Pierre Waché. Tuttavia, l’attuale progetto ha incrinato questo equilibrio. La RB22, sviluppata sotto la responsabilità tecnica dell'ingegnere francese, è finita al centro delle critiche per un comportamento ritenuto estremo e difficilmente gestibile, mettendo in discussione certezze consolidate a Milton Keynes.
Le difficoltà della vettura sono state evidenziate direttamente dai piloti. Max Verstappen ha definito la monoposto “praticamente inguidabile”, mentre anche Isack Hadjar ha parlato di una vettura “impossibile da guidare, persino pericolosa”. Alcune valutazioni interne indicano addirittura una perdita prestazionale nell’ordine di un secondo al giro imputabile al telaio. I risultati riflettono questa situazione: Red Bull è passata dalla lotta per il titolo piloti a un preoccupante sesto posto tra i costruttori, alle spalle anche di Haas e Alpine.
Red Bull: Pierre Waché in bilico?
Le critiche non si sono fermate al paddock. Ralf Schumacher ha sottolineato come la pressione su Waché sia ormai elevatissima, parlando apertamente di responsabilità difficili da sostenere. Secondo l’ex pilota, Red Bull dovrebbe valutare un riassetto interno, ipotizzando un ritorno del tecnico a un ruolo più operativo e l’inserimento di una nuova figura alla direzione tecnica. Allo stesso tempo, la situazione coinvolge indirettamente anche Laurent Mekies, chiamato a gestire un contesto complesso mentre il team satellite mostra prestazioni comparabili alla squadra principale. E questo dà la cifra del fallimento.

La crisi tecnica apre scenari per il futuro della Red Bull. Da un lato emerge la necessità di interventi strutturali sul progetto vettura, dall’altro si impone una riflessione sulla governance tecnica. Il motore Red Bull Ford, inizialmente oggetto di dubbi, sta offrendo riscontri migliori del previsto, spostando il focus delle criticità sul telaio e sull’aerodinamica. In questo contesto, eventuali cambiamenti nei ruoli chiave potrebbero rappresentare una risposta immediata, ma non risolutiva nel breve periodo.
Ciò che emerge è una squadra in difficoltà, chiamata a reagire rapidamente per evitare un ridimensionamento più profondo. Le parole di Mekies evidenziano la consapevolezza interna: il divario è significativo e non colmabile con soluzioni rapide. Red Bull si trova così davanti a un passaggio delicatissimo, in cui le scelte tecniche e organizzative definiranno la traiettoria del team nel medio termine.