Mercedes W17
Toto Wolff insieme ai piloti alla presentazione della Mercedes W17

Quando tutti si aspettavano di vedere cosa avesse in pancia la nuova W17, la Mercedes si è limitata a girare sul circuito di Barcellona senza mai affondare il colpo. Un comportamento che non è sfuggito a Juan Pablo Montoya, che ha le idee piuttosto chiare su quanto accaduto durante i test catalani.

"Da quanto ne so la Mercedes avrebbe potuto andare 3-4 secondi più veloce se avesse spremuto il suo potenziale", ha spiegato l'ex pilota colombiano intervenuto nel podcast di AS Colombia. Numeri che fanno riflettere, soprattutto se si considera il divario tra i tempi registrati durante lo shakedown e quelli attesi per la pole position del Gran Premio. "A Barcellona la pole sarà sull'1'12" quando si correrà il GP (nel 2025 Piastri l'ha ottenuta in 1'11''546, ndr), mentre nello shakedown hanno girato in 1'16"", ha aggiunto il colombiano ex Williams.

L'ex pilota di Formula 1 Juan Pablo Montoya

Mercedes e il déjà-vu del 2014

Un margine ampio, che alimenta i sospetti di chi, nel Circus, inizia a vedere delle analogie con il 2014. Quell'anno la Mercedes si presentò all'avvento dell'era turbo-ibrida con un vantaggio tecnico devastante, ma nelle fasi iniziali preferì non mostrare tutte le carte. Una strategia vincente, che permise al team di Brackley di dominare incontrastato per diverse stagioni. Fu solo in Australia, alla prima gara vera, che il mondo capì quanto fosse stato ingenuo pensare che quella vettura potesse essere battuta.

Oggi il contesto è diverso, ma i dubbi restano. La W17 si è vista girare con una certa costanza, raccogliendo chilometri e dati senza mai dare l'impressione di voler spingere oltre un certo limite. Gli ingegneri erano più interessati a verificare l'affidabilità e a provare configurazioni diverse piuttosto che a impressionare qualcuno con un giro secco. Una scelta che potrebbe essere semplicemente prudenza (la cosa sarebbe confermata dall'uso ampio di gomme hard), oppure la classica furbizia di chi sa di avere qualcosa in più e preferisce tenerlo nascosto.

Le voci che circolano nel paddock si fanno sempre più insistenti. Soprattutto dopo le indiscrezioni sui rapporti di compressione della power unit tedesca. Mercedes, come ormai arcinoto, avrebbe trovato il modo di modificare dinamicamente questo parametro, passando dal limite regolamentare di 16:1 fino a 18:1. Una soluzione che, se confermata, potrebbe rappresentare un vantaggio motoristico non indifferente rispetto alla concorrenza. Un'innovazione di questo tipo permetterebbe al V6 di adattarsi meglio alle diverse esigenze della pista, ottimizzando le prestazioni e l'efficienza.

Ferrari
Una power-Unit Mercedes

Il parallelismo con il 2014 diventa quindi ancora più interessante. All'epoca, il vantaggio Mercedes non era solo una questione di cavalli, ma di un'intera filosofia progettuale che aveva anticipato i tempi. AMG aveva vinto politicamente ottenendo un contesto tecnico favorevole, come ebbe a confermare in esclusiva Luca Cordero Di Montezemolo ai nostri microfoni. Oggi potremmo trovarci di fronte a un'innovazione altrettanto significativa, anche se più nascosta e meno evidente dall'esterno.

Nel paddock le antenne si sono alzate. Troppo strano che una monoposto potenzialmente così performante si sia accontentata di girare senza mai spingere davvero. I presenti hanno fatto notare come la Mercedes nei test abbia sempre utilizzato gomme non particolarmente performanti in termini di mescola e con carichi di carburante probabilmente elevati. Mai un tentativo di time attack, mai una simulazione di qualifica vera e propria. Solo giri e giri di prove, come se l'obiettivo fosse unicamente quello di far funzionare la macchina senza dare punti di riferimento agli avversari.

E se davvero la Mercedes avesse in mano qualcosa di importante, la scelta di non scoprirsi durante i test avrebbe perfettamente senso. Meglio arrivare in Bahrain con le idee chiare e gli avversari nel buio, piuttosto che mostrare il proprio potenziale quando non conta ancora nulla. D'altronde, i test servono ai team per sviluppare la propria vettura, non per impressionare i tifosi o dare certezze alla stampa. E un team con l'esperienza della Mercedes sa bene che ogni informazione rivelata è un aiuto involontario alla concorrenza.

La sezione laterale della W17 nella versione Shakedown. Visibili i deviatori di flussi del floorboard.

Mercedes W17: la verità potrebbe essere molto più semplice

Certo, sono solo supposizioni quelle espresse dall'ex pilota. Potrebbe anche essere che la W17 non sia così competitiva come Montoya lascia intendere, e che il team stia semplicemente lavorando su aspetti più basilari della macchina. La necessità del team anglo-tedesco e delle altre scuderie presenti al Montmelò non era la prestazione, ma la verifica dei sistemi inediti e adeguati allo stravolto contesto normativo imposto dal legislatore. Da questo punto di vista le indicazioni raccolte dalla Stella a Tre Punte sono molto incoraggianti visto che la power unit prodotta dal Mercedes High Performance Powertrains di Brixworth è emersa come il punto di riferimento in termini chilometrici. 

In ogni caso, resta il dubbio che, quando un ex pilota del calibro del colombiano che conosce le dinamiche del paddock e parla di 3-4 secondi lasciati sul "tavolo", qualche domanda è lecito porsela. La sensazione è che a Sakhir, tra meno di una settimana (leggi il programma), potremmo scoprire se questi sospetti hanno fondamento o se si tratta solo di illusioni collettive. Una cosa è certa: gli occhi saranno tutti puntati sulla Stella che non è polare, bensì a tre punte.


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