Caso Power Unit - La FIA e l'ennesima capitolazione: anatomia di un'istituzione claudicante
Il regolamento come argilla: quando l'autorità si dissolve nell'arbitrio interpretativo e nell’incapacità di mantenere una linea coerente

L'ultima pantomima orchestrata dalla Federazione Internazionale dell'Automobile in merito alla controversia sul rapporto di compressione della power unit Mercedes costituisce l'ennesima, lacerante dimostrazione dell'abulia congenita che affligge l'organo di governo del motorsport mondiale.
Dinnanzi a codesta débâcle amministrativa, l'osservatore accorto non può che constatare, con sgomento ma senza rassegnazione, come la FIA perseveri imperterrita nella sua vocazione all'ambiguità, elevando l'incertezza normativa a paradigma operativo e trasformando ogni pronunciamento in sabbia mobile su cui nessuno può edificare strategie di sviluppo tecnico con benché minima sicurezza.

La questione, nella sua essenza cristallina, non ammette sofismi né disquisizioni bizantine: la Federazione ha promulgato una norma regolamentare, ha intrattenuto colloqui con una scuderia (Mercedes), ha fornito rassicurazioni circa la conformità dell'interpretazione proposta, ha concesso l'imprimatur. Quod erat demonstrandum.
Il sipario doveva calarsi proprio in quel frangente, sancendo la chiusura definitiva di ogni possibile cavillo esegetico. Una volta pronunciato il verdetto, una volta certificata la regolarità della soluzione tecnica, l'autorità dovrebbe rivestirsi di quella sacralità inviolabile che deve garantire la tenuta del sistema normativo.
FIA: l’incapacità di imporsi
Quando, nell'ottobre scorso, la FIA aveva espresso il proprio benestare tecnico alla soluzione delineata da Hywel Thomas e dal Mercedes High Perfomance Potwetrains, il protocollo istituzionale avrebbe imposto una postura granitica nei confronti dei reclamanti: "La soluzione è regolare. Adeguatevi anziché importunarci con sterili conventicole e conciliaboli iterativi. Cessate di affliggerci con estenuanti riunioni che si rivelano null'altro che vacue perdite di tempo. Applicatevi al lavoro, piuttosto che dissipare energie in beghe procedurali".
Un'autorità degna di questo nome non retrocede dinanzi alle pressioni, non si lascia intimorire dalle proteste, non rimette in discussione deliberazioni già assunte. La fermezza, in questi frangenti, non costituisce ostinazione, bensì coerenza; non rappresenta arroganza, ma presidio della certezza del diritto.
Invece, fedele alla propria indole tergiversante, Place de la Concorde ha imboccato il consueto percorso errabondo e ondivago, alimentando querelle che, lungi dal rivestire sostanza tecnica, servono principalmente a popolare di pseudocontroversia un interregno stagionale altrimenti desolato e privo di contenuti degni di nota. Si continua metodicamente a versare combustibile su un rogo che arde di un fuoco fatuo, giacché il problema, a un'analisi intellettualmente onesta, risulta inesistente nella sua pretesa gravità.
La vicenda assume così i contorni grotteschi di una telenovela regolamentare, dove la suspense viene artificiosamente alimentata non perché sussistano questioni tecniche irrisolte, ma perché l'incertezza stessa diviene merce preziosa in un mercato mediatico assetato di polemiche.

La FIA manca in risolutezza
La Formula Uno ne esce con le ossa fratturate dall'ennesima vicenda che ne corrompe l'immagine, proiettando all'esterno la percezione di un caos endemico, di un'anarchia regolamentare dove l'arbitrio prevale sulla certezza del diritto sportivo. Quando l'autorità preposta alla tutela dell'integrità competitiva si palesa così manifestamente deficitaria di nerbo e risolutezza, l'intero edificio della disciplina vacilla sulle sue fondamenta.
Gli appassionati, i tifosi, gli investitori assistono a questo spettacolo di certo non edificante, domandandosi legittimamente se la competizione si svolga ancora in pista o nelle aule dei tribunali sportivi, se i verdetti vengano emessi dai cronometri o dalle pressioni lobbistiche.
È questa pusillanimità sistemica, questa incapacità congenita di assumere posizioni nette e difenderle con fermezza, che continua a erodere la credibilità di un'istituzione che dovrebbe invece incarnare autorevolezza e coerenza. La FIA, nella sua attuale configurazione, appare sempre più come un simulacro svuotato di sostanza, un'entità che preferisce compiacere le istanze centrifughe dei vari attori in gioco piuttosto che assolvere al proprio mandato primigenio: garantire regole chiare, applicazione uniforme, certezza normativa.
Fino a quando persisterà questa dinamica, la Formula Uno rimarrà ostaggio di bizantinismi procedurali che ne sviliscono la natura sportiva, trasformandola in un'arena dove prevalgono le scaramucce legalistiche sulla competizione in pista. E la FIA, lungi dal porsi come argine a tale deriva, ne diviene complice e artefice.
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