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Un uomo arrabbiato con la F1

L'atteggiamento di una parte significativa di fan e appassionati verso i piloti e verso la F1 è diventato, nell'ultimo biennio, sempre più aggressivo, rancoroso e privo di filtri. Non si tratta più solo di critiche accese o di sfoghi post-gara: si è passati a un livello di odio personale, minacce concrete e disprezzo totale per lo sport stesso.

Il tutto è poi esploso, dopo che il profilo X della massima categoria ha pubblicato un post sul numero effettuati di sorpassi al GP d'Australia, a Melbourne, e ha dovuto limitare i commenti dopo la reazione esagerata di molti utenti.

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Il post dei sorpassi effettuati a Melbourne che ha acceso gli animi

L'odio diretto verso i piloti: insulti personali e minacce di morte

I piloti più giovani o percepiti come “favoriti” sono i bersagli principali. Andrea Kimi Antonelli, dopo un errore che favorì Lando Norris in Qatar, ha ricevuto un'ondata di abusi estremi: account Mercedes e personali inondati da oltre 1100 commenti gravissimi, inclusi vere e proprie minacce di morte. La squadra ha raccolto prove per presentarle alla FIA, denunciando un clima tossico che va oltre il semplice “tifo contro”. 

Frasi come “pilota raccomandato”, “inesperto che ruba il posto”, “scompari” o auguri espliciti di incidenti gravi sono diventati routine nei commenti sotto i suoi post o sotto gli highlight di gara. Antonelli ha finito per oscurare il profilo social, sparendo temporaneamente online per proteggersi.

Jack Doohan ha vissuto qualcosa di ancora più estremo: la sua breve esperienza in Alpine è terminata anche a causa di minacce di morte ricevute online, con messaggi che lo invitavano a mollare il sedile “o peggio”. Ha parlato di un clima di pressione tossica e violenza verbale che lo ha segnato profondamente. Yuki Tsunoda, Franco Colapinto e altri rookie hanno subito campagne simili: “inutile”, “pagato per fare figuracce”, “togliti di mezzo” sono insulti che compaiono regolarmente.

Gli hater non risparmiano nemmeno i big. Charles Leclerc alterna periodi di idolatro a fasi di odio puro: “pilota sopravvalutato Ferrari”, “finito che occupa spazio”. Lewis Hamilton passa da “GOAT eterno” a “vecchio che si lamenta sempre”. Max Verstappen da “imbattibile” a “arrogante che rovina lo sport”. Lando Norris, dopo esser diventato campione del mondo, è stato sommerso da meme e commenti che lo dipingono come “fortunato”. Il tribalismo è totale: se si critica il proprio pilota preferito, si diventa automaticamente “hater”, “invidioso”, “tifoso irragionevole”.

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Il profilo Instagram di Andrea Kimi Antonelli dopo le offese piovutegli dopo il Qatar

Il disprezzo totale verso la Formula 1 attuale

L’inizio della stagione 2026 ha amplificato tutto. Le nuove regole (split 50/50 tra motore termico ed elettrico, batterie più invasive, minor grip aerodinamico, Straight Mode e gestione energia) sono state accolte con un rigetto quasi unanime da piloti e fan hardcore. Verstappen le ha definite ripetutamente “Formula E su steroidi”, “anti-racing”, “macchine che non danno emozioni”, arrivando a dire che si sente “completamente vuoto” e che a tratti “quasi non vuole più guidare”. 

Norris è stato ancora più diretto: “siamo passati dalle macchine migliori di sempre alle probabilmente peggiori”, “non mi diverto per niente”, “è caos”, “stiamo aspettando che succeda qualcosa di orribile e un grosso incidente”. Hamilton ha aggiunto che le regole vanno “completamente contro i principi della F1”, con la distribuzione dell’energia che “non dura” e costringe a guidare a un quarto di gas in curva. Carlos Sainz, Esteban Ocon e altri hanno parlato di vetture “pericolose”, specialmente al via.

Molti fan hanno preso queste dichiarazioni e le hanno amplificate in un odio generalizzato verso Liberty Media, la FIA e l'intero Circus. La F1 viene chiamata “spettacolo per principianti”, “Formula E travestita”, “sport rovinato dal greenwashing”, “corsa finta piena di sorpassi artificiali”. Frasi ricorrenti sui social: “questa non è più Formula 1, è una presa in giro”, “hanno ucciso il motorsport puro per fare contenuti per TikTok”, “Liberty ha trasformato la F1 in un circo per un pubblico americano”, “è finita, meglio smettere di seguirla”. 

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Il post dei sorpassi di Melbourne con i commenti limitati

Il dialogo che non esiste

Il risultato è un ambiente dove quasi nessuno discute più di guida, strategie o ingegneria: si insulta, si minaccia, si augura il male. I piloti stessi sembrano sempre più disillusi e i fan hardcore sempre più disposti ad abbandonare lo sport, definendolo “morto” o “venduto”. 

Per proteggersi da questo clima sempre più pesante, molti piloti hanno scelto di chiudere i commenti sui propri profili social o di eliminare del tutto le app dai dispositivi personali: casi come Liam Lawson, che ha rimosso i social dopo ondate di abusi, o altri che limitano drasticamente l'interazione online per evitare il contatto diretto con la negatività. 

Anche account ufficiali di squadre e della Formula 1 stessa hanno iniziato a moderare pesantemente o a disabilitare i commenti sotto certi post per contenere il fenomeno. È un circolo vizioso che sta danneggiando dall'interno una passione che un tempo era tra le più belle del motorsport, spingendo chi la vive dall'interno a erigere barriere digitali per preservare la propria serenità.


Crediti foto: X F1

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