Lewis Hamilton e quella sensazione di non aver ancora finito
Hamilton sul podio in Canada

Lewis Hamilton porta a casa uno straordinario weekend. Non c'è niente da aggiungere, se non che il giorno dopo è possibile effettuare un'analisi - se tale possiamo chiamarla - un po' più lucida su quella che è stata la prestazione del sette volte campione del mondo, tutt'altro che negativa.

L'impressione, analizzando tutto a posteriori, partendo dalle dichiarazioni del giovedì fino ad arrivare al suo stile di guida nei tre giorni, è che Hamilton sentisse sua la gara. Vero è che Montréal è tra le sue piste preferite, sulla quale detiene il record di vittorie (7) condivise con Michael Schumacher e ancora, sulla quale ha ottenuto il suo primo successo in carriera nel lontano 2007. Ma, tornando al punto, è come se avesse cercato la performance per lanciare un messaggio ben preciso. 

Ferrari Canada Lewis Hamilton
La vettura di Lewis Hamilton prima della partenza della Sprint Race del Gp del Canada

La pista contro i dubbi: la domenica di maturità di Lewis Hamilton

Il weekend canadese ha messo in evidenza un Lewis Hamilton lucido, con il pieno controllo della situazione, capace di abbattere i limiti della SF-26. Si è potuto osservare un pilota più maturo, più consapevole della situazione, con quell’intento di andare a chiudere alcuni di quei molti interrogativi che il 2025 aveva lasciato in sospeso.

Sentire le parole "non uso il simulatore, ma voglio concentrarmi solo sui dati della pista" mostra un Lewis veramente a fuoco con l’attuale progetto Ferrari. Lo stesso metodo di lavoro con il quale si era approcciato al GP Cinese, che ha rappresentato la vera prima impronta di Hamilton sulla vettura, salendo con essa per la prima volta sul podio.

In tutte le sessioni di gara, ha bazzicato costantemente la top 3, salvo poi retrocedere agli ultimi istanti in quinta posizione, sia in qualifica sprint che in quella ufficiale. Situazione che dimostra che ancora nulla si può contro la superiorità della power unit tedesca. Mercedes in Canada ha portato importanti aggiornamenti, ma la loro efficacia è stata nascosta - se così possiamo dire - dalla prestazione del nativo di Stevenage, su un circuito non favorevole alla monoposto di Maranello. Questo non vuol dire che non hanno funzionato e la bagarre tra Russell e Antonelli, con successiva vittoria da parte dell’italiano, ne è una prova.

Ad ogni modo, vero è che Lewis è stato costantemente in top 3, ma bisogna essere anche onesti. Come detto in apertura, il giorno dopo ci consente di raccontare la sessione con un po’ più di lucidità e se il secondo podio è stato possibile, è anche per un pizzico di fortuna. Il ritiro di Lando Norris, il ritiro di George e l'errore della McLaren di aver montato gomma intermedia con immediato richiamo ai box. 

GP Canada, Hamilton: un secondo posto che cancella ogni dubbio
Hamilton agguanta la P2 in Canada

Ferrari tra progressi reali e l'incognita del Principato

Fortuna che però non deve annebbiare i progressi della Ferrari. Ciò che resta al termine di una gara sono i risultati e la Rossa si è consolidata seconda forza riuscendo a vincere il duello nei confronti della Red Bull. Hamilton è riuscito a sopravanzare Verstappen, con una gomma che iniziava a cedere e Leclerc a sopravanzare un Hadjar ancora in difficoltà quando deve entrare in gioco.

Il team ausitriaco in realtà è circondato da molti punti interrogativi, in quanto gli upgrade di Miami sembrano funzionare, ma il comportamento della RB22 è ancora un mistero da scoprire. Chi non può essere considerato un rivale diretto della Ferrari, ovviamente, è la Mercedes, che è ancora una spanna sopra in termini di prestazioni. I primi confronti potremmo farli con l'introduzione dell'ADUO, per i quali la FIA in questi giorni dovrà decidere chi ne beneficerà e in quali percentuali.

Il prossimo appuntamento stagionale sarà a casa di Charles, nel principato di Monaco, che presenta un layout maggiormente favorevole alla filosofia della SF-26. Una pista sul quale potrebbe tornare il feeling, anche da parte del monegasco, ma che non può essere data per scontata l’ottima performance. Non solo perché Mercedes è perfetta anche nel lento, ma perché storicamente il GP di Monaco è ricco di incognite che possono compromettere il lavoro effettuato. 

F1 Ferrari Lewis Hamilton Non altra scelta
Lewis Hamilton

La lezione di Montréal: il tempo e la pazienza dietro un sette volte campione

Se c’è un insegnamento che può essere tratto dal GP del Canada, è  che va fatto un passo indietro nelle considerazioni su Lewis Hamilton. Vero, potrebbe sembrare facile parlare a seguito dello straordinario risultato, ma è pur vero che più volte si è detto che la stagione scorsa era necessaria per l’adattamento e che quella in corso avrebbe dovuto mettere i puntini sulle i. E per ora, sono tre ottime gare contro due sottotono.

Al #44 va data fiducia, anche perché la F1, uno sport che è espressione della massima velocità, richiede tempo affinché le cose vadano nella giusta direzione. Uno sport dinamico e soprattutto mentale, in cui è possibile portare la vettura al limite quando si è un tutt'uno con essa.  Uno sport che, al contrario di quanto avviene, non necessita di pressioni, non necessita di esaltare o distruggere i piloti a livelli estremi.

E di tempo Lewis ne aveva bisogno l’anno scorso, stagione in cui non era ancora pienamente al centro del progetto, né tanto meno lui si sentiva parte. D’altronde lo stesso Vasseur in un’intervista disse di aver sottovalutato il grande cambiamento del pilota. Il concetto è stato ripetuto diverse volte, ossia che quando cambi “casa”, dove sei stato leader e “padrone della situazione”, è difficile entrare in tutt'una serie di nuovi meccanismi.

Però, con il passare dei giorni, quando inizi a frequentare l’ambiente, a viverlo, a capire come lavorare con meccanici, tecnici e ingegneri, allora si che è possibile far vedere perché si è sette volte campioni del mondo. Molte volte l’anno scorso si è sottolineato come non si percepisse il lavoro nel retro box, ma Montréal dimostra tutt’altro.

Lewis Hamilton dimostra di credere fortemente nel progetto, con un obiettivo che è ancora intatto ma che non può essere raggiunto nell'immediato. Ed è un concetto che va assimilato - chi scrive compreso - da tutti. Anche perché poi arriva quella gara, quell’occasione di fare bene, quel podio inaspettato - perché era così a tutti gli effetti - per tornare sui nostri passi ed apprezzare un pilota che non ha necessità di dimostrare, ma che forse, forse, ha ancora qualcosa da scrivere.

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