Nigel Mansell critica la F1: da che pulpito viene la predica!
Osservazioni storiche sulle dichiarazioni del campione inglese circa l'attuale e discusso regolamento

La F1 del 2026 sta vivendo un inizio di stagione turbolento. Le nuove regole, caratterizzate da power unit mal bilanciate tra componente elettrica ed endotermica, aerodinamica attiva e una gestione energetica molto sofisticata, hanno suscitato critiche pesanti da parte di piloti e addetti ai lavori.
Tra le voci più autorevoli che si sono levate c’è quella di Nigel Mansell, campione del mondo 1992. Il britannico ha invitato la F1 a tornare alla normalità e a restituire più potere al gomito dei piloti, invece che ai computer.
Mansell ha dichiarato: “Vorrei vedere più potere decisionale nei piloti invece che nei computer”. Ha aggiunto che “i piloti possono cadere in fallo per tante regolamentazioni, eppure sono i computer a fare tutto. Vorrei vedere più potere al gomito dei piloti, invece che ai computer”.
Il Leone ha espresso preoccupazione anche per la gestione dell’energia, sottolineando che “la FIA deve prestare particolare attenzione affinché si continui a correre a tavoletta. Non vogliamo situazioni in cui qualcuno deve rallentare e far passare tutti perché deve conservare la batteria”. Mansell ha infine avvertito che la complessità del regolamento è eccessiva: “È un campo minato”.

Le critiche di Ayrton Senna nel 1993
Le sue parole suonano familiari a chi ricorda le polemiche di inizio anni ’90. All’epoca fu Ayrton Senna a scagliarsi con forza contro l’invasione dei “computer”. Nel 1993, mentre lottava contro la Williams di Alain Prost, il brasiliano denunciava come sospensioni attive, traction control e sofisticati sistemi di gestione stessero togliendo importanza al ruolo del pilota.
Senna sosteneva che la tecnologia avanzata creava una Formula 1 a due velocità, in cui chi disponeva dei migliori ingegneri elettronici partiva avvantaggiato, a discapito del puro talento di guida. Le sue critiche contribuirono al clima che portò alla revisione degli aiuti elettronici a partire dal 1994.
C’è però una nota di ironia nella storia. Nel 1992 Nigel Mansell dominò il Mondiale proprio grazie alla Williams FW14B, dotata di un sofisticatissimo sistema di sospensioni attive che manteneva l’altezza da terra costante, ottimizzava l’aerodinamica e rendeva la vettura estremamente efficace sul giro e in gara. Quel vantaggio tecnologico fu uno degli elementi chiave della sua superiorità su Senna e sugli altri rivali. Mansell, dunque, beneficiò in prima persona di quegli stessi “computer” che oggi critica con veemenza quando si ripresentano sotto forma diversa.

Una contraddizione ricorrente
La storia della Formula 1 è piena di queste contraddizioni. Quando un pilota è avvantaggiato dalla tecnologia, tende a considerarla uno strumento legittimo di progresso. Quando invece quella stessa tecnologia penalizza o complica il suo stile di guida, diventa improvvisamente un nemico da combattere in nome della vera essenza dello sport.
Le critiche attuali al regolamento 2026 – l’eccessiva dipendenza dalla gestione energetica, l’aerodinamica attiva che impone scelte di compromesso, la sensazione che il computer decida più del pilota – ripropongono lo stesso dibattito di 30 anni fa. È legittimo chiedersi se la Formula 1 stia nuovamente rischiando di privilegiare gli ingegneri più bravi con il software rispetto ai piloti più veloci. Ma è altrettanto legittimo ricordare che chi oggi invoca un ritorno alla normalità ha in passato accettato, e sfruttato, soluzioni tecnologiche molto avanzate quando queste giocavano a suo favore.
Il vero nodo non è tanto se la tecnologia sia buona o cattiva in sé, quanto fino a che punto debba influenzare il risultato sportivo. La Formula 1 ha sempre oscillato tra innovazione e tradizione. Il difficile equilibrio sta nel far sì che il progresso non cancelli ciò che rende questo sport unico: il coraggio, l’abilità e il confronto diretto tra piloti. Riuscirà il regolamento 2026, dopo i necessari ritocchi, a ritrovare questo equilibrio? Oppure resterà l’ennesimo capitolo di una lunga storia in cui le critiche ai "computer" dipendono, in fondo, da quale lato della griglia ci si trova?
Crediti foto: Getty Images, Motorsport Week