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La Ferrari #51, seconda alla bandiera a scacchi

6 Ore San Paolo, Ferrari - La 499P ufficiale #51 ha conquistato il secondo posto sulla sempre ostica pista di Interlagos, centrando il terzo podio stagionale. Il risultato assume una grande rilevanza sportiva, rappresentando il primo piazzamento nella top 3 di una 499P sulla pista brasiliana. 

Altrettanto vero è che quella di domenica è stata la prima volta che la 499P giungeva in Brasile da non campionessa alla 24 Ore di Le Mans. Ciò impone una riflessione, castrata prontamente dall'invisibilità del BoP, che di fatto impedisce qualsiasi giudizio tecnico sulla gara. 

6 Ore San Paolo, Ferrari: la 499P rischia la vittoria su una pista mai affine

Come riportato dai diretti interessati, il prototipo italiano ha sempre mostrato le sue migliori doti quando a fare la differenza è l'efficienza aerodinamica. Sui lunghi rettifili di Le Mans questa caratteristica ha garantito uno statuto di forza impressionante, non senza polemiche da parte degli avversari.

Infatti ci si domandava se in Ferrari avessero trovato il modo di ‘aggirare’ il BoP in maniera totalmente legale, sfruttando lo stallo aerodinamico del diffusore, condizione estremamente complessa da raggiungere, o una flessione controllata ed efficace delle superfici aerodinamiche. 

Per quanto riguarda la seconda ipotesi la Federazione ha introdotto test statici più severi per la stagione attuale, di cui abbiamo già parlato prima dell'inizio della stagione. Fatto sta che le 499P non sono mai riuscite a mostrare buone prestazioni ad Interlagos, ma probabilmente più per decisioni fuori dalla loro portata. 

Quella che nel corso degli anni è stata fatta passare per una difficoltà tecnica, legata soprattutto al layout della pista brasiliana, potrebbe rivelarsi un'ipotesi gonfiata dalla natura di un campionato difficile da interpretare per gli appassionati, soprattutto quando si tratta di distinguere i meriti e i demeriti delle singole vetture.

Se da un lato è vero che le 499P non si trovano nel loro terreno più amico quando si tratta di esprimere una buona rotazione nel lento, dall'altro è altrettanto vero che il prototipo italiano possiede una finestra operativa estremamente efficace, grazie a cui la vettura è in grado di primeggiare su tracciati estremamente differenti. 

Ciò riporta alle parole di Cannizzo al termine della passata stagione, quando le due 499P ufficiali provenivano da tre successi consecutivi su altrettante tipologie differenti di piste. Lo stesso confermò la diversa filosofia di messa a punto necessaria sui tre tracciati, quali Qatar, Imola e Spa. 

A Interlagos è fondamentale raggiungere un buon compromesso di setup, principalmente tra le curve lente e quelle veloci. Degli esempi iconici sono la Senna S, la Ferradura o la Mergulho, mentre per quanto riguarda il lento del secondo settore su tutte spiccano la 8, la Pinheirinho e la Bico de Pato. 

Non a caso le vetture di Maranello hanno spiccato in gara persino su una pista, sulla carta, mai favorevole. 

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Le tre 499P in azione ad Interlagos

6 Ore San Paolo, Ferrari: le 499P le più veloci nella seconda fase dello stint

Una tendenza osservata in numerose occasioni è di una Ferrari molto efficace nella seconda fase degli stint di gara. Mentre sul giro secco i vari costruttori sono molto ravvicinati tra di loro, sulla lunga distanza emergono le differenze principali. 

Nel corso degli anni le Ferrari sono sempre diventate più efficaci nelle ultime fasi dello stint, togliendo proprio della prestazioni massima nel giro secco, tendenza figlia di un metodo di lavoro parzialmente rivisto.

Giovinazzi nella prima fase di gara è stato protagonista di un importante fuel saving, in modo da risparmiare il carburante necessario per accorciare il tempo di sosta negli attimi successivi. Una volta messa in atto la strategia la #51 con al volante Pier Guidi si è ritrovata in terza posizione, recuperando molto terreno in aria libera sulla BMW #15 e sulla Alpine #35, prima in pista ma fuori fase. 

La chiave si è rivelata essere ancora una volta la track position, su una pista già di suo molto probante per le gomme. Le due Alpine hanno messo in atto una strategia piuttosto estrema, con la #35 che ha effettuato la sosta prima della fine della prima ora e la #36 che ha messo meno carburante rispetto ad un normale rifornimento. 

Lo stesso, per togliersi dal traffico, è stato fatto dalla BMW #20, rimasta nelle ultime posizioni dopo la deludente qualifica. L'esecuzione in casa Ferrari non è stata perfetta, con molte penalità per i tre equipaggi. 

Nonostante ciò i tecnici di Maranello hanno dimostrato ancora una volta di aver raggiunto una buona comprensione delle mescole Michelin 2026, arricchita grazie al test portato avanti dalla #50 nel corso della 24 Ore di Le Mans, lavorando sulle varie combinazioni possibili. A San Paolo molti hanno optato per un cambio di mescole a partire dal lato destro (sollecitato alla 3, alla 4 e alla 11, oltre che nel corso della virgola che porta al traguardo).

La #83 ad inizio gara ha optato per sostituire l'asse posteriore (sollecitato nelle diverse zone di trazione), dimostrando un lavoro concepito in maniera diversa rispetto alla squadra ufficiale. Al termine del fine settimana le 499P hanno convinto, concludendo solamente a poco più di due secondi dal vincitore e riaprendo timidamente il discorso mondiale. 

BMW appare come l'assoluta favorita, che a differenza di Toyota non sembra subire l'effetto di un BoP sempre poco clemente con i giapponesi. Lo scorso anno a Interlagos le M Hybrid V8, oltre che a patire noie di affidabilità hanno sofferto molto il degrado gomma, come peraltro in Bahrain, la cui cancellazione potrebbe rivelarsi decisiva per le sorti mondiali. 

Sicuramente il pacchetto Evo bavarese ha aiutato la vettura ad aggiungere carico (localizzato dai piloti al posteriore, migliorando specifiche fasi di curva) miglirandone la completezza del pacchetto, anche se il risultato del campionato resta pesantemente in mano agli organizzatori, frase che si legge BoP

Che sia il turno del costruttore tedesco? Con i punti persi da Cadillac, ancora pesantemente insufficienti per quanto riguarda l'esecuzione, solamente Toyota sembrerebbe in grado di dare lotta alle M Hybrid V8, in Brasile pesantemente azzoppate. 

Ad Austin Ferrari potrebbe tornare ancora più in gioco grazie ad una pista più affine alle 499P: il Mondiale resta ancora potenzialmente aperto, anche alla luce del possibile arrivo della seconda tappa italiana stagionale. 


Crediti Foto: Ferrari Hypercar

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