Montezemolo e il "fastidio" di vedere Antonelli in Mercedes
L’ex patron della casa di Maranello si apre sul passato e sul presente della Ferrari, e sulla stella nascente della Mercedes.

Luca Cordero di Montezemolo, parlando del suo documentario biografico “Luca Seeing Red”, si è aperto, al Corriere della Sera, sulla F1 del passato e del presente, con un occhio di riguardo sul pilota italiano, fresco vincitore del GP di Cina, Andrea Kimi Antonelli.
Montezemolo riflette sull'impatto emotivo del film: “Vedendo la mia vita dentro un film, mi sembra sempre di aver vissuto nove cose su dieci il giorno prima. Significa che hanno lasciato il segno”. Ringrazia Enzo Ferrari per aver creduto in lui fin da giovane, quando voleva diventare avvocato internazionale.
Racconta l'origine del progetto: nato da un contatto con Manish Pandev, che inizialmente propose un libro, poi un film. Dopo un primo rifiuto, Pandev tornò con dettagli incredibilmente precisi sulla sua vita: “Due pagine con informazioni così dettagliate sulla mia vita che nemmeno io ricordavo”.

Il rimpianto principale resta non aver portato Ayrton Senna a Maranello: “Il rimpianto più grande è non aver avuto Senna”. Ricorda un incontro a casa sua a Bologna pochi giorni prima della morte di Senna a Imola: “È anche una delle scene più belle del film, si vede la poltrona a casa mia a Bologna in cui sedeva pochi giorni prima di morire”. Senna gli disse di voler guidare una Ferrari, nonostante la folla andasse da Alesi: “Tutti vanno da Jean, anche se io sono il campione del mondo. Voglio guidare una Ferrari”. Lo paragona a figure come Niki Lauda, Michael Schumacher e Jannik Sinner per la continua ricerca di miglioramento.

I piloti contemporanei e il rimpianto di Andrea Kimi Antonelli
Montezemolo esprime ammirazione profonda per Antonelli: “La sua vittoria mi ha emozionato, è un ragazzo di 19 anni in continuo miglioramento. Ha dimostrato maturità e freddezza, non tipiche di un italiano, e soprattutto non di uno della sua età”. Lo descrive con una persona piedi per terra e una famiglia coesa. Tuttavia confessa: “Mi ha dato un po’ “fastidio” vederlo su una Mercedes. Esatto, lo avrei voluto in Ferrari”.
Ricorda che un pilota italiano in Ferrari subisce pressione enorme: “Ai miei tempi con Lauda e Regazzoni scrivevano che davamo a Niki la macchina migliore e non era vero”. Consiglia ad Antonelli di continuare a migliorare, riconoscendo che la Mercedes ha fatto un ottimo lavoro con lui. Menziona anche Oliver Bearman: “Guida la Haas ma è della Ferrari. Ha un grandissimo potenziale”.

Un capitolo importante è dedicato alla valutazione della Ferrari attuale
Montezemolo appare deluso: “Mi dispiace, almeno da ciò che ha mostrato l’avvio di stagione, di vedere che ha una macchina sì buona ma non da Mondiale”. Lamenta che negli ultimi 10 anni la Ferrari non sia mai arrivata all’ultima gara a lottare per il titolo piloti: "Ai miei tempi abbiamo perso 11 campionati all’ultimo, li ricordo come pugni nello stomaco, ma eravamo lì a giocarcela» (nel 2024, la Rossa lottò fino all’ultimo per il Campionato Costruttori perso contro la McLaren, ndr). Offre comunque speranza: “Il divario è abbastanza sconcertante, ma le squadre che inseguono possono crescere e ci saranno soste lunghe. Forse non è così scontato”.
Sulla Formula 1 moderna e le innovazioni, Montezemolo esprime perplessità, commentando l’aspetto elettrico e strategico: “Quando vedo un pilota che invece di sorpassare aspetta per ricaricare la batteria resto perplesso. Ma aspetterei prima di dare un giudizio definitivo”. Esclude categoricamente una Ferrari elettrica: “Lei l’avrebbe costruita una Rossa elettrica? Neanche sotto farmaci”.

Il documentario come racconto universale
Il documentario non è solo per appassionati di motori: “Un racconto per tutti2, con il 70% dedicato alla Ferrari e il 30% ad altri capitoli della sua vita. Trasmette passione, notti insonni per successi come il primo Mondiale di Schumacher a Suzuka 2000, e momenti difficili come la presidenza FIAT. Bologna è presente anche per il legame con Antonelli.
Montezemolo sottolinea il valore dei piloti che cercano sempre di migliorarsi, apprezza figure come Senna e i giovani talenti, critica alcuni aspetti moderni della F1 senza perdere fiducia nell’essenza dello sport. Ribadisce l’attaccamento al Cavallino: i successi più belli sono stati alla Ferrari, e l’amore per il marchio resta immutato nonostante delusioni recenti.
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