Max Verstappen prepara la fuga dalla F1? WEC nel mirino
Le parole di Johnny Herbert alimentano uno scenario alternativo: tra clausole contrattuali, dialoghi con la Formula 1 e il richiamo delle Hypercar, il futuro dell’olandese resta apertissimo.

Oltremanica Max Verstappen è stato già dato “fuori” – per scelta sua, ovviamente – dalla griglia di partenza 2027 e secondo Johnny Herbert la McLaren ha tutte le carte in regola per offrire all’olandese tutto quello di cui “necessita”: un programma FIA World Endurance Championship per il 2027 e un sedile in Formula 1 nel 2028, proprio quando potrà iniziare in McLaren anche l’avventura di Gianpiero Lambiase in qualità di Chief Racing Officer.
Max Verstappen e il futuro lontano dalla F1
“È positivo veder gareggiare i piloti di F1 in altre categorie, Alonso è stato un nuovo 'pioniere' in tal senso”. Così ha esordito Herbert raggiunto da Vision4Sport. "Verstappen potrebbe considerare l'ipotesi di correre nel WEC nel 2027 con la McLaren che ha un programma Hypercar, magari anche solo la 24 ore di Le Mans. Poi nel 2028 potrebbe tornare a correre in F1 con l'obiettivo di riportare in auge la McLaren".

Il punto di partenza resta uno: la stagione 2026 sta mostrando una Formula 1 che, dal punto di vista regolamentare, non ha ancora trovato un equilibrio capace di soddisfare tutti gli attori in gioco. Tra questi c’è soprattutto Verstappen, che non ha mai nascosto una certa insofferenza verso dinamiche che percepisce come troppo costruite, poco “pure” dal punto di vista della guida.
Eppure, come ha sottolineato Stefano Domenicali, il dialogo è aperto. Il mese di aprile rappresenta uno snodo politico: sono in corso diversi round di confronto tra piloti, team e vertici della categoria per correggere le criticità emerse con il nuovo ciclo regolamentare. Un processo che testimonia la volontà della F1 di non perdere i propri protagonisti più rappresentativi.
Dentro questo quadro si inserisce una variabile tutt’altro che secondaria: il contratto di Verstappen. La presenza di una clausola rescissoria legata alla posizione in classifica introduce un elemento di instabilità strutturale. Se la monoposto – la RB22 – non dovesse garantire un rendimento adeguato, l’uscita anticipata diventerebbe una possibilità concreta, non più teorica.
Il WEC non è un mondo da fine carriera
Ed è qui che il discorso di Herbert assume una sua logica. Il FIA World Endurance Championship oggi non è più una categoria di transizione o di fine carriera, ma un ecosistema tecnico e sportivo estremamente competitivo, capace di attrarre costruttori e piloti di primo livello. Il programma Hypercar della McLaren previsto per il 2027 si inserisce perfettamente in questa nuova centralità dell’Endurance.
Per Verstappen, significherebbe cambiare paradigma. Passare da un contesto iper-specializzato come quello Formula 1 a una disciplina che richiede gestione tattica, adattabilità, condivisione del mezzo e una lettura completamente diversa della gara. Un’esperienza che, per molti versi, sta già assaggiando nel mondo GT, dove – non è un mistero – sembra ritrovare una dimensione più istintiva e meno filtrata.

Non si tratta solo di curiosità tecnica. È anche una questione di stimoli. Dopo anni passati al vertice, la ricerca di nuove sfide diventa fisiologica, soprattutto se il contesto principale smette di offrire quella tensione competitiva e quel piacere di guida che hanno costruito il percorso di un campione.
L’ipotesi delineata da Herbert – un 2027 nel WEC, magari con l’obiettivo simbolico della 24 Ore di Le Mans, e un ritorno in Formula 1 nel 2028 – non è quindi una semplice suggestione. È uno scenario coerente con le dinamiche attuali: contrattuali, tecniche e persino emotive.
Resta da capire quanto la Formula 1 riuscirà a intervenire su sé stessa. Perché, al netto delle alternative, la priorità del sistema è trattenere un pilota che non è solo un campione del mondo, ma anche un asset centrale in termini di immagine e competitività.
Il bivio è tracciato. Da una parte c’è una Formula 1 che prova a riformarsi dall’interno, dall’altra un mondo – quello dell’Endurance – che oggi non è più un piano B, ma una destinazione credibile. Verstappen si trova esattamente nel punto in cui le scelte individuali possono incidere su un intero ecosistema.