Mercedes F1
Il motorhome del team Mercedes

Toto Wolff non ci sta e ha deciso di mettere un punto, almeno mediaticamente, a tutto il chiacchiericcio che negli ultimi mesi ha caratterizzato la narrazione che circonda la Formula 1. L’oggetto, ormai sembriamo noiosi, è sempre lo stesso: la controversia che ruota attorno ai nuovi regolamenti tecnici in relazione al rapporto di compressione del motore a combustione interna, fissato dal regolamento a 16:1 e misurato a vettura ferma e a temperatura ambiente che Mercedes interpreterebbe in maniera “aperta”. Secondo Ferrari, Audi e Honda, la Stella a Tre Punte avrebbe individuato una “falla” normativa, sfruttando l’espansione termica in condizioni di esercizio per avvicinarsi, di fatto, ai valori del precedente ciclo regolamentare, ossia 18:1.

Se davvero Hywel Thomas e il suo staff del Mercedes High Performance Powertrains avessero trovato un simile escamotage, la cosa potrebbe garantire un vantaggio stimato fino a tre decimi al giro. Da qui la scelta dei tre costruttori di rivolgersi alla FIA, chiedendo chiarimenti e paventando una violazione dello spirito delle regole. Ma per Mercedes il tema non esiste, né tecnicamente né dal punto di vista regolamentare.

Mercedes: Toto Wolff al contrattacco

Parlando dopo il lancio della monoposto 2026, Wolff ha respinto ogni accusa senza alcuna cautela diplomatica, mostrando una certa insofferenza verso quello che considera un clima artificiosamente avvelenato. "Non capisco proprio che alcune squadre si concentrino di più sugli altri e continuino a sostenere un caso molto chiaro e trasparente", ha dichiarato come riportato da The Independent. "La comunicazione con la FIA è stata molto positiva per tutto il tempo, non solo sul rapporto di compressione ma anche per altri fattori. In particolare in quell'ambito, è molto chiaro cosa dicono i regolamenti, quali sono le procedure standard".

Il messaggio è netto e pure parecchio piccato: Mercedes non accetta più di essere dipinta come beneficiaria di ambiguità regolamentari. Anzi, il team tedesco rivendica la correttezza del proprio lavoro e la piena condivisione dei processi con la Federazione. Da qui l’attacco più diretto, quasi personale, verso i rivali. "Quindi rimettiti in sesto. Fare riunioni segrete e lettere, e inventare modi di testare che non esistono… Posso solo dire almeno da parte nostra che stiamo cercando di ridurre al minimo le distrazioni e questo guarda più a noi, non a tutti gli altri".

Una presa di posizione che segna un cambio di tono evidente. E forse comprensibile, vista la mole di accuse, spesso pesanti e gravi, frutto di chi non conosce l’ABC di un testo normativo che prevede procedure di controllo e verifica codificate, che Mercedes non si limita più a ribadire la propria conformità alle regole, ma accusa apertamente gli altri costruttori di cercare alibi prima ancora che la stagione inizi. "È abbastanza chiaro cosa dicono le regole", ha insistito il manager viennese. "Forse siamo tutti diversi, forse è più facile trovare scuse prima ancora di iniziare".

Mercedes stizzita dal comportamento dei rivali

Il riferimento è facilmente leggibile: secondo il numero uno di Brackley, la polemica non nasce da un reale problema tecnico, ma dal timore di trovarsi nuovamente a inseguire. Una paura che affonda le radici nel precedente più ingombrante: il dominio assoluto delle Frecce d’Argento dopo l’introduzione delle power unit ibride nel 2014, culminato in otto titoli costruttori consecutivi e sette titoli piloti. Un passato che pesa e che alimenta sospetti ogni volta che il gruppo anglotedesco sembra un passo avanti.

Wolff, però, rifiuta l’idea che la discussione tecnica sia uno strumento legittimo di pressione politica. "Ognuno deve farlo al meglio delle proprie capacità, ma non è così che facciamo, soprattutto se ti è stato detto più volte che va bene. È legale ed è come dicono le regole. Se qualcuno vuole divertirsi distraendosi, è libero di farlo".

In questo quadro si inserisce anche la valutazione sulle prime gerarchie tecniche, con Mercedes indicata da molti come riferimento dopo i primi test. Wolff resta cauto, ma non nasconde una certa fiducia, nemmeno sul fronte piloti. "È sempre bello se il tuo pilota è il favorito", ha detto parlando di George Russell. "Lui se lo merita perché è uno dei migliori. Nel complesso è stato più che bravo per noi, ma sono il miglior pilota e la migliore auto a vincere. Non abbiamo ancora dimostrato che esista un pacchetto abbastanza valido".

Il messaggio finale è coerente con tutta la linea comunicativa adottata: niente trionfalismi, ma zero concessioni sul piano regolamentare. Mercedes si dice stanca di essere messa sotto processo mediatico prima ancora che la pista emetta un verdetto. E, per la prima volta dopo anni in cui è stata incudine, sceglie di passare apertamente al contrattacco. Martellando.


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