Ferrari, servono risposte senza perdersi in chiacchiere
Tra il gap con Mercedes e le difficoltà strutturali della SF-26, il tema resta uno: la necessità di risposte concrete. Il team di Maranello è chiamato a un cambio di passo per non restare intrappolato nelle attese.

La F1 si avvicina al quinto appuntamento stagionale, ossia al GP del Canada. Fa quasi strano parlare di “quinto appuntamento”, considerando che siamo già a metà maggio e che la stagione ha preso il via agli inizi di marzo. Ad ogni modo, il quinto round arriva dopo due settimane di pausa, un lasso di tempo in cui Ferrari ha dominato completamente la scena.
Non per sua volontà, certo, ma per tutta una serie di voci, indiscrezioni e notizie circolate attorno ad essa e non solo. Prima fra tutte, il tanto chiacchierato ritiro di Lewis Hamilton, fino ad arrivare a quelle voci che portano con sé una maggiore concretezza. Se nel primo caso, infatti, si tratta a tutti gli effetti di una speculazione, di un semplice pour parler, ci sono invece discorsi che rappresentano quella che è la reale situazione Ferrari.

Oltre le voci di paddock c’è la reale situazione tecnica Ferrari
C’è un interrogativo che l’accompagna fin dalla gara inaugurale di questa stagione, una domanda alla quale ormai viene quasi naturale - purtroppo - dare una risposta. Magari non completa, magari non definitiva, in quanto manca ancora un ultimo tassello, però la direzione sembra abbastanza chiara. Il team di Maranello riuscirà davvero a ridurre il gap motoristico da Mercedes?
Le prime due gare sono state positive, portando con sé quella sensazione di assoluto taglio con la stagione precedente. Ferrari è sempre stata vicina al team tedesco, tanto da assumere il ruolo di seconda forza. Poi però, dal Giappone in poi, McLaren è tornata in gioco, relegandola alle sue spalle.
Le gare di Suzuka e Miami sono state abbastanza rappresentative da questo punto di vista. E la situazione del Cavallino ha riportato alla memoria i problemi già visti e rivisti, come il gap tra Leclerc e Hamilton, con il driver inglese apparso anche più in difficoltà nel feeling con la monoposto. Infine, una Ferrari che continua a mostrare limiti strutturali. Innegabile quindi, che il GP del Canada parta con la domanda ancora aperta.
E ad oggi, considerando l'ottimo lavoro svolto finora da Mercedes, diventa difficile immaginare una Ferrari capace di ribaltare completamente la situazione. Anche perché - almeno tale è l’impressione - non è mai stata una squadra da “ribaltone” in corso d’opera. Se parte forte, generalmente resta forte; se parte con dei limiti, tende a trascinarseli dietro fino a fine stagione.

La rimonta Ferrari è poco credibile?
Eppure, secondo Lewis Hamilton, Ferrari avrebbe addirittura la miglior macchina della griglia, ma incastrata - se così possiamo dire - in quel grande limite rappresentato dal motore. E in F1, senza di esso, non si arriva lontano. E la cosa che più impressiona, è che Mercedes, finora, non ha portato aggiornamenti significativi. Soltanto piccoli dettagli quasi irrilevanti.
E diventa inutile quindi chiedersi cosa succederà a Montréal, un circuito dai lunghi rettilinei, che mal si sposa con la power unit italiana, più a suo agio nelle curve lento/veloci. E se consideriamo i layout presenti in calendario, diventa ancora più difficile immaginare un recupero da parte del Cavallino Rampante.
C’è però un ultimo elemento da considerare, che al momento sembra essere l’unica speranza. Parliamo ovviamente dell’ADUO, sul quale la FIA al termine del weekend canadese, potrà avvalersi di una quindicina di giorni per fare le sue valutazioni e decidere in quali percentuali ogni team potrà beneficiarne.
Ma c’è già chi sostiene che Ferrari difficilmente riuscirà a colmare del tutto il gap e tra questi rientra Günther Steiner. Intervenendo nella live Twitch di Roberto Chinchero, l'ex Team Principal ha espresso un concetto interessante. Mercedes fornisce la propria power unit a molti più team rispetto al Cavallino e questo le consente di raccogliere un quantitativo maggiore di dati.
Il dato è oggettivo, infatti squadre come McLaren, Williams e Alpine beneficiano del motore tedesco, continuando a raccogliere dati importanti. Il team di Woking si è ripreso la scena e Williams da Miami sta cercando di dare una svolta ad un inizio sottotono. Infine Alpine, al momento rivelazione di questa stagione, gareggia costantemente in top 10.
Ferrari invece può contare meno sulle squadre clienti. Haas sta vivendo una stagione di alti e bassi, mentre Cadillac, al suo anno d’esordio, si trova costantemente nelle ultime posizioni. Questo significa meno dati, meno riferimenti e meno possibilità di sviluppo comparativo.

Ferrari e quell'obbligo di uscire dal solito copione
Nel voler commentare le parole di Steiner, si fa quasi fatica a poterle contraddire. Però il problema Ferrari, è un qualcosa che va oltre il discorso motore, in quanto in gioco entrano diversi fattori. Il team - ancora una volta - continua a trasmettere quella sensazione di non essere mai completamente pronto, mai completamente sul pezzo. Sembra sempre che manchi qualcosa.
Anche nelle comunicazioni post-sessione si percepisce continuamente lo stesso copione, con dichiarazioni ripetitive, concetti già sentiti, promesse mai davvero concretizzate. Sarà pure frutto di una strategia comunicativa interna, ma alla lunga non regge. E nonostante non ci siano stati grossi proclami iniziali, si è nuovamente a raccontare una squadra che non riesce a lottare stabilmente per podi e vittorie.
Non si può continuare a scendere in pista dando sempre l’impressione di essere incompleti. Non si possono continuare a fare dichiarazioni che sanno di “già visto”. Serve uno scossone, forse un cambio di mentalità, un cambio nel modo di lavorare. Anche perché Ferrari ha molte risorse valide sul piano tecnico, meccanico, sportivo. Soprattutto ha due piloti di tutto rispetto. Certo, poi entrano in gioco fattori come l’età, il momento della rispettiva carriera, ma il materiale umano c’è.
E se ad oggi Mercedes, o almeno per ora, Kimi Antonelli è irraggiungibile, almeno con McLaren bisogna provare a lottare, provare a giocarsela fino in fondo. Quest’anno più che mai, ed è giusto ribadirlo adesso che la stagione è all’inizio, dev’essere l’anno delle risposte, non più l’anno dei “se”, dei “ma” e dei “vedremo”. Quest’anno Ferrari deve finalmente rispondere a tutte quelle domande che il 2025 aveva lasciato aperte.