F1 – Il Giorno della Liberazione da Stefano Domenicali
Considerazioni sull’intervista del Presidente e CEO della massima categoria sullo stato di salute del brand che gestisce.

Oggi, mentre l’Italia celebra il 25 aprile come momento storico del Giorno della Liberazione dal regime fascista che aveva limitato libertà e sovranità, emerge spontanea una riflessione parallela nel mondo della F1. Si tratta di un’analogia simbolica, non politica: la necessità di liberare uno sport dalle rigidità di una gestione che, pur presentata con ottimismo istituzionale, rischia di allontanarlo dalla sua natura più autentica e sportiva.
Nel recente podcast di The Race, Edd Straw e Jon Noble hanno intervistato Stefano Domenicali, il Presidente e CEO della F1, nella sede di Biggin Hill. L’incontro ha affrontato senza filtri le criticità delle regole 2026, toccando aspetti centrali come le prestazioni delle monoposto, la gestione dell’energia, la qualità delle qualifiche, il feedback di piloti e team, e la percezione dei fan.
Domenicali ha risposto con la consueta determinazione aziendale, sostenendo che non esistono problemi reali. Ha difeso le nuove regole, attribuendo le critiche a una mentalità troppo tecnica e sottolineando che il pubblico giovane apprezza le battaglie ravvicinate generate dal boost di batteria. Ha parlato di sold-out, crescita globale e di un futuro promettente, ammettendo soltanto la necessità di piccoli aggiustamenti.
Queste dichiarazioni, tuttavia, hanno accentuato il divario tra la visione istituzionale e il malcontento diffuso tra appassionati di lungo corso, piloti e addetti ai lavori.

La prigionia delle regole
Le monoposto del 2026 sono state concepite con l’obiettivo di essere più sostenibili, leggere e spettacolari. Nella pratica dei primi Gran Premi, però, hanno rivelato limiti significativi. Le qualifiche si sono trasformate spesso in esercizi di energy management piuttosto che in prove di puro talento di guida. I sorpassi appaiono condizionati più dal boost elettrico che dall’abilità del pilota. Il suono risulta meno coinvolgente e la sensazione generale è quella di un racing sempre più artificiale.
Molti piloti, tra cui Max Verstappen e Fernando Alonso, hanno espresso critiche esplicite. Le nuove vetture sono state paragonate a giochi elettronici. Di fronte a queste osservazioni, la risposta di Domenicali è stata quella di invitare a considerare il quadro complessivo, ricordando che la F1 non può essere dominata solo dalle esigenze dei costruttori e che i fan tradizionali hanno memoria corta.
Il rischio concreto è quello di una Formula 1 che privilegia l’intrattenimento televisivo e l’attrazione di nuovi spettatori a scapito dell’autenticità sportiva.

Il 25 aprile della Formula 1: il momento della liberazione
Il 25 Aprile rappresenta storicamente la riconquista della libertà e della sovranità. Trasposto nel contesto della F1, questo giorno può simboleggiare l’opportunità di invocare una liberazione da una narrazione aziendale troppo monolitica e ottimistica.
Liberazione non significa cancellare il percorso intrapreso verso la sostenibilità, che rimane un obiettivo ineludibile. Significa piuttosto riconoscere che lo sport deve prima di tutto rimanere sport. Questo implica ascoltare davvero i piloti e i team, non solo come stakeholder da gestire, ma come protagonisti dell’essenza stessa della competizione. Significa dare priorità al talento di guida, al suono del motore e alla sfida tecnica autentica rispetto alle sole esigenze di spettacolo.
Una Formula 1 davvero libera sarebbe quella in cui il suo massimo dirigente può ammettere che su alcuni aspetti la direzione presa va corretta, senza che questo venga interpretato come un fallimento aziendale, bensì come un atto di responsabilità verso la comunità che sostiene lo sport da oltre 70 anni.

Verso un futuro autentico
Il podcast di The Race ha svolto un ruolo importante portando domande scomode direttamente nell’ufficio di Stefano Domenicali. Ora è necessario che quelle domande trovino risposte concrete e non restino semplici esercizi retorici.
Il 25 aprile ci ricorda che la vera liberazione non nasce da proclami ottimistici, ma dal coraggio di riconoscere eventuali errori e di correggere la rotta con determinazione. La Formula 1 ha bisogno oggi più che mai di questo coraggio: liberarsi dall’idea che tutto proceda senza problemi per tornare a essere ciò che ha sempre affascinato il mondo intero, ovvero il vertice assoluto del motorsport, dove tecnologia, coraggio umano e talento si fondono in uno spettacolo irripetibile.
Buon 25 Aprile a tutti gli appassionati che continuano a sognare una Formula 1 libera, autentica e coraggiosa. La resistenza, anche in pista, resta il primo passo verso la vera liberazione.
Crediti foto: XPB, The Race, Getty Images, Grand Prix Photo