Ferrari SF-26 Test Bahrain
Charles Leclerc impegnato nei test del Bahrain

La seconda sessione di test pre-stagionali in Bahrain rappresenta per la Ferrari un passaggio chiave nella preparazione al Mondiale 2026. Dopo aver dedicato i primi tre giorni principalmente alla validazione dell'affidabilità del nuovo power unit e alla crescita progressiva della comprensione-definizione della monoposto (leggi qui), il Cavallino Rampante si appresta ora a entrare nel vivo del lavoro di messa a punto della SF-26, con l'obiettivo di arrivare pronto all'appuntamento inaugurale australiano del 6-8 marzo.

Ferrari SF-26 - Dall'affidabilità alla performance

Se la prima tornata  di prove (Barcellona compresa) aveva visto Maranello concentrarsi sulla solidità della propria unità motrice - aspetto tutt'altro che scontato considerando la portata della rivoluzione regolamentare - questa seconda fase sarà dedicata all'ottimizzazione dell'assetto e al perfezionamento del pacchetto complessivo. Gli uomini di Frédéric Vasseur hanno blindato la base di partenza; ora devono estrarre il massimo potenziale dalla vettura.

Ferrari SF-26 Bahrain
Lewis Hamilton a bordo della Ferrari SF-26 nei test del Bahrain

Non è da escludere che sulla SF-26 compaiano già i primi aggiornamenti aerodinamici che Loic Serra ha disposto in un programma di update costanti. Una tempistica ambiziosa, certo, ma non inusuale per chi vuole presentarsi in Australia con tutte le carte in regola. 

La filosofia progettuale è stata definita mesi fa, ma i margini di raffinamento esistono sempre, specialmente quando siamo nel bel mezzo di una delle più grandi rivoluzioni normative della Formula 1 e i dati della pista iniziano a dialogare con quelli del simulatore e della galleria del vento. Aspetto sul quale in Ferrari si sentono molto sicuri. Ed è uno dei punti focali per il campionato, visto che nella vecchia generazione tecnica qualche problema di correlazione era emerso.

Il rebus del deployment elettrico

Il punto più intrigante di questi test, però, risiede altrove: nelle modalità di gestione della componente elettrica. Red Bull e Mercedes hanno mostrato approcci peculiari durante la prima settimana, lasciando intendere che il vero campo di battaglia del 2026 potrebbe non essere solo l'aerodinamica o la potenza pura, ma proprio l'intelligenza con cui si amministra l'energia disponibile.

Il regolamento tecnico ha spostato l'equilibrio verso una maggiore incidenza dell'elettrico rispetto al termico, rendendo centrale nel ragionamento la capacità di recuperare, immagazzinare e redistribuire energia nel momento ottimale del giro. Chi saprà sfruttare al meglio questa risorsa avrà un vantaggio sostanziale, soprattutto nei circuiti con lunghi rettilinei (dove ci si attendono strategie di delibera elettrica molto “fantasiose”)  o zone di accelerazione importanti.

Ferrari dovrà dimostrare di aver sviluppato soluzioni competitive anche su questo fronte. Con la questione del turbo e delle partenze ancora calda (approfondisci), le indicazioni della prima settimana sono state incoraggianti, ma i rivali non sono rimasti a guardare.

Ferrari SF-26 Bahrain
Charles Leclerc a bordo della Ferrari SF-26 nei test del Bahrain

Nebbia competitiva

Ed è proprio questo il nodo centrale: capire dove si trovano realmente tutti. I test pre-stagionali sono da sempre teatro di simulazioni, programmi diversificati e livelli di benzina variabili. Ma quest'anno, con un cambio regolamentare così profondo, la foschia è ancora più fitta, per certi versi infendibile.

La seconda sessione bahreinita sarà quindi essenziale per iniziare a decifrare la gerarchia. Non si avranno certezze definitive – quelle, forse, arriveranno solo a Melbourne – ma gli indizi si moltiplicheranno. Il lavoro sul giro secco, i long run, la gestione delle gomme (altro tema fin qua poco dibattuto), la consistenza sul passo gara: ogni aspetto fornirà tasselli preziosi per comporre il puzzle.

Ferrari sa di non potersi permettere passi falsi. Dopo anni di rincorsa e promesse non mantenute, il 2026 rappresenta un'occasione irripetibile per resettare le gerarchie. Ma per farlo servirà precisione, lucidità e soprattutto la capacità di estrarre ogni decimo disponibile da una SF-26 che, sulla carta, ha tutte le credenziali per competere ai vertici. Almeno è questo ciò che emerso la settimana scorsa. 

Il cronometro di Sakhir inizierà a dirci se le ambizioni corrispondono alla realtà. Senza che però emetta giudizi lapidari poiché ci si attende una stagione in cui i valori possono mutare repentinamente anche in base alla tipologia di tracciato. Insomma, quel che vale a Manama potrebbe non valere altrove.


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