Ferrari e il cambio di mentalità: serve tempo per vincere
Tra cultura del rischio, lavoro sui dettagli e necessaria pazienza, il team principal francese sta costruendo le basi della Ferrari del futuro

Cambiare le dinamiche all'interno di un team, seppur grande e glorioso ma non più abituato a vincere, è un'operazione molto ardua. Fred Vasseur, da quando è entrato in Ferrari, ha lavorato su un doppio binario. Da un lato sulla struttura, quindi sulla creazione di una squadra con professionalità all'altezza di un gruppo blasonato. Dall'altro, sull'inculcare una mentalità diversa, necessaria per scalare i gradini che portano alla vittoria.
La Ferrari della paura e il cambio di paradigma voluto da Vasseur
Non era un'operazione semplice, né un processo scontato o di immediata realizzazione. È piuttosto un percorso, un cammino che può presentare ostacoli e al termine del quale c'è la possibilità di iniziare a lottare davvero per vincere, perché in Formula 1 nulla è garantito. La categoria iridata è un acquario relativamente piccolo, con pesci molto affamati al suo interno. Anche quando si compiono i passi necessari e corretti, può esserci qualcuno che ha lavorato meglio e che non si riesce a battere. Però ciò che conta è l'intenzione: quella di Vasseur di ristrutturare (anche) mentalmente la squadra.

In un'intervista concessa a The-Race, che abbiamo riportato, il manager di Draveil ha spiegato che, una volta arrivato in Ferrari, si è trovato davanti un team impaurito, pavido. Una squadra che non osava, che lavorava troppo in sicurezza. In gara si caricava magari mezzo chilo di benzina in più per stare tranquilli; in galleria del vento non si spingeva mai al massimo delle possibilità. Insomma, un gruppo che si lasciava sempre troppi margini di sicurezza e che, proprio su quella placida comfort zone, aveva costruito una mentalità poco incline al rischio.
Il cambio di paradigma introdotto da Vasseur nasce proprio da qui. Il team principal ha spiegato ai suoi uomini che quel margine, pur dovendo esistere, andava assottigliato. Ed è su questo che ha lavorato fin dal suo arrivo. Anche per questo ha voluto Loic Serra, un uomo che ha pubblicamente lodato per la sua maniacalità, per la cura del dettaglio e per la volontà di spingere ogni singolo elemento al limite pur di raggiungere la vittoria. Questo è il concetto filosofico introdotto da Fred Vasseur.
Ma per applicare certe dinamiche serve tempo. Non a caso il suo primo mandato non ha portato a vittorie sistematiche. L'anno scorso Benedetto Vigna e John Elkann decisero di rinnovargli il contratto quando la sua posizione sembrava traballare, comprendendo la natura del progetto e affidandogli altro tempo, dandogli ulteriori cartucce da sparare per proseguire in un cammino che non ha una vera data di scadenza ma che, inevitabilmente, non può produrre risultati immediati.

La pazienza come chiave per il futuro della Ferrari
Quello che bisogna comprendere è che forse la Ferrari questo percorso non lo ha ancora completato. I tifosi, che di pazienza ormai ne hanno poca perché aspettano da anni un trionfo iridato, devono però capire e accettare che si sta costruendo mattoncino dopo mattoncino e che forse la strada giusta è proprio quella di concedere altro tempo a un team che quest'anno ha dimostrato progressi netti sia nella gestione sportiva sia sotto il profilo tecnico.
È chiaro: il grande problema della Ferrari 2026 risiede nella power unit. Su quel fronte si inizierà a lavorare alacremente nel momento in cui, dopo il Gran Premio del Canada, saranno stilate le tabelle ADUO definitive. Anche in ottica 2027, quando il rapporto tra endotermico ed elettrico sarà rivalutato dal 50 e 50 al 60 e 40.

La sensazione, quindi, è che Ferrari stia percorrendo la propria strada avendo finalmente compreso come applicare determinate regole. Fino a questo momento la cura Vasseur è servita a dare uno shock al team; adesso quello shock comincia a produrre effetti concreti.
Sì, servirà ancora pazienza. Non si può avere tutto e subito. Però la strada tracciata sembra essere quella corretta. Nei prossimi anni Maranello potrebbe raccogliere i frutti maturi di questa politica. A patto che tutto l'ambiente remi nella stessa direzione e che nessuno, soprattutto ai vertici, faccia saltare il banco con i soliti tagli di teste che hanno spesso caratterizzato la storia del Cavallino Rampante. Perché la sensazione è che, stavolta, il sentiero imboccato sia davvero quello giusto.