Red Bull
Max Verstappen, Oracle Red Bull Racing

Spesso, quando si prova ad analizzare il momento della Red Bull, si ricorre a una tentazione facile ma riduttiva: indicare la partenza di Adrian Newey come il momento zero, il grande strappo da cui tutto discende. È una semplificazione comoda, ma sbagliata. Newey è stato la miccia. L'esplosivo era già lì da tempo.

Il castello non è crollato per un terremoto. È crollato dall'interno

La vera storia comincia con la morte di Dietrich Mateschitz e con il vuoto di potere che ne è seguito. Finché era in vita, il magnate teneva in equilibrio due anime profondamente diverse: il clan austriaco - l'erede Dietrich figlio - e la fazione thailandese capeggiata dai Yoovidhya, detentori del 51% del capitale. Un equilibrio basato su carisma personale, non su strutture solide. Fragilissimo, quindi. E quando è venuto meno, ogni tensione latente ha trovato sfogo deflagrando in melle pezzi.

Dietrich Mateschitz, storico patron dell'azienda

Lo scandalo "Hornersexgate", esploso nella primavera del 2024, ha accelerato tutto. Horner è sopravvissuto solo grazie al voto thailandese. Newey, che di quello scandalo non aveva voluto sentire odore, ha iniziato a prendere le distanze mesi prima di formalizzare la sua uscita. Rob Marshall - il braccio operativo del genio del tavolo da disegno - aveva già lasciato per la McLaren nell'agosto 2024. 

Poi è toccato a Jonathan Wheatley, poi a Will Courtley. Infine a Horner stesso, defenestrato ma impossibilitato a regolare i conti con Helmut Marko come avrebbe voluto: i Verstappen glielo hanno impedito Il punto non è chi è andato via. Il punto è che non è rimasto quasi nessuno.

Red Bull Laurent Mekies
Laurent Mekies al pitwall

Red Bull, Laurent Mekies e un calice avvelenato

Quando si parla di Red Bull in relazione al 2025, il nome di Laurent Mekies sembra una soluzione d'emergenza più che come una scelta convinta. Promosso alla guida della prima squadra quasi per inerzia delle circostanze, l'ingegnere francese ex FIA e Ferrari si trova a gestire un'eredità piena di macerie: un direttore tecnico, Pierre Waché, di cui si vocifera un possibile cambio di ruolo; Hannah Schmitz, centrale nelle decisioni strategiche, al centro di rumours su una possibile partenza (Ferrari interessata?); persino Ole Schack, meccanico storico del team, che potrebbe lasciare Milton Keynes.

A questo va aggiunto il cambio di figura di Helmut Marko, che diventerà ambasciatore del GP d'Austria, che ha lasciato di fatto il suo ruolo operativo nella squadra. L'uomo che per decenni aveva incarnato il DNA agonistico della Red Bull esce di scena in punta di piedi e senza troppo grazie. Non è un dettaglio simbolico: è la fine di un'era.

Gianpiero Lambiase, ingegnere di pista di Max Verstappen

Chi rimane? Craig Skinner, capo ingegnere di progetto, e Giampiero Lambiase, l'ingegnere di fiducia di Verstappen. Due pilastri. Ma una squadra di Formula 1 non si regge su due colonne solw. E non può farlo se uno di questi, dal 2028 finirà di fungere da struttura portante visto il passaggio in McLaren annunciato la settimana scorsa. 

Nel frattempo, Oliver Mintzlaff - ex allenatore del Salisburgo e ora responsabile motorsport della Red Bull dopo Mateschitz - ha ottenuto il controllo che cercava fin dall'inizio. Horner lo aveva ostacolato per anni, difendendo con le unghie la propria autonomia. Lo scandalo dell'hornergate lo ha consegnato a Mintzlaff su un piatto d'argento. Il problema è che vincere una guerra di potere interno non equivale ad avere una squadra competitiva in pista.

Verstappen si guarda intorno. Le opzioni - da un'altra scuderia a un ritiro temporaneo - esistono tutte. La domanda è se Red Bull riuscirà a convincerlo che vale la pena aspettare. Al momento, le risposte convincenti non si vedono. E il quattro volte iridato appare sempre più insoddisfatto. E non solo dalle regole 2026 che non gli vanno a genio.

Milton Keynes, in pochi anni, ha stravolto la sua essenza e si trova, oggi, ad essere un team decostruito e con una linea operativa poco chiara. Se il programma motori funziona, il resto sembra traballare. L'assestamento è lungo e per ora ha prodotto effetti molto deboli. Probabilmente servirà del tempo, ma i fatti dicono che i pezzi grossi non hanno più pazienza e alla prima occasione preferiscono fare armi e bagagli e andare altrove. Max farà lo stesso percorso?

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