Se avessimo sottovalutato le power unit Red Bull - Ford?
Red Bull-Ford sta convincendo nei test del Bahrain: c'è chi, dati GPS alla mano, indica un vantaggio netto. I rivali osservano con prudenza ricorrendo a strategie ancora coperte

Mentre Max Verstappen osservava il suo compagno di squadra girare e si lanciava in intemerate caustiche sulla nuova formula 1 (leggi qui), qualcuno ha iniziato a mettere sotto attenta osservazione le power unit Red Bull - Ford che equipaggiano le vetture di Milton Keynes e le cugine faentine della Racing Bulls.
Il paddock tende a muoversi per inerzia. Quando si parla di power unit completamente nuove, soprattutto in un contesto regolamentare in evoluzione, l’istinto è quello della prudenza: aspettare, sospendere il giudizio, attribuire eventuali exploit a mappature spinte o carichi di carburante ridotti. Eppure, nei test del Bahrain, c’è un elemento che sta emergendo con una certa evidenza: la nuova power unit Red Bull - Ford non solo è presente, ma sembra già competitiva a un livello superiore rispetto alle attese.

Red Bull - Ford è più di una scommessa?
Per mesi il progetto angloamericano, consdierando le basi operative, è stato raccontato come una scommessa ad altissimo rischio. Nuova struttura, nuova architettura, una collaborazione tecnica inedita in un’era in cui la stabilità è spesso sinonimo di performance. In molti hanno dato per scontato che il primo impatto sarebbe stato complesso, se non addirittura problematico. Invece, i riscontri raccolti a Sakhir stanno raccontando una storia differente.
Carlos Sainz, dall’osservatorio privilegiato della pista, ha fornito una chiave di lettura importante, in linea con quanto già lasciato intendere da Toto Wolff. “Ovviamente è ancora molto presto, ma guardando i dati GPS è chiaro che ciò che i motori Red Bull-Ford stanno facendo è un passo davanti a tutti gli altri. Un passo netto, non piccolo, impressionante”, ha detto l’alfiere Williams che conta sulla power unit Mercedes da molti indicata forse un po’ troppo frettolosamente come quella da battere.
Parole che nel lessico di un pilota non sono casuali. Il riferimento ai dati GPS è interessante: non si tratta di sensazioni o di cronometri isolati, ma di comparazioni oggettive su velocità di punta, accelerazione e comportamento in uscita di curva. Parametri che, anche nei test, difficilmente mentono.

Sainz ha poi rincarato la dose: “Se sono stati in grado di realizzare un motore completamente nuovo, che si è rivelato il più veloce e affidabile, tanto di cappello. Quello che si è visto mercoledì in pista è stato impressionante”.
Qui emergono due concetti tecnicamente centrali: velocità e affidabilità. Nei primi chilometri di una power unit inedita, il focus solitamente è sulla sopravvivenza meccanica, sulla gestione termica, sull’integrazione con telaio e sistemi ibridi. Se, oltre a questo, si intravede già un vantaggio prestazionale tangibile, il quadro cambia radicalmente. Ciò che sta venendo a galla in questi giorni è un uso particolare della parte elettrica. È in quel frangente che il gruppo austro-americano sembra aver trovato qualcosa di diverso. E più efficace.
Tutti stanno davvero spingendo?
È corretto mantenere prudenza. I test invernali non restituiscono mai la fotografia completa. È plausibile che altri costruttori stiano girando a scartamento ridotto, con mappature conservative, carichi di carburante più elevati o programmi focalizzati sulla raccolta dati piuttosto che sulla ricerca del tempo. Mercedes, Ferrari e gli altri motoristi hanno interesse a non scoprire le carte troppo presto, soprattutto in un momento in cui il regolamento tecnico è ancora oggetto di discussione e affinamento.
Tuttavia, anche applicando questa lente di cautela, resta un dato: il V6 turbo-ibrido Red Bull-Ford sta sorprendendo positivamente. Non solo per i tempi sul giro, ma per la consistenza mostrata negli stint e per la facilità con cui le vetture motorizzate dalla nuova unità sembrano generare velocità sul dritto senza penalizzare eccessivamente la guidabilità nei tratti misti.

Per anni il riferimento è stato il modello Mercedes dell’era ibrida. Oggi, sentire Toto Wolff riconoscere implicitamente il valore del lavoro altrui rappresenta un segnale non banale. Se anche il management di Brackley osserva con attenzione ciò che sta facendo Red Bull Powertrains in partnership con Ford, significa che il progetto ha già superato la fase della semplice credibilità.
Forse, in questo inverno, l’errore non è stato sopravvalutare qualcuno, ma sottovalutare chi stava costruendo in silenzio. La narrativa dominante raccontava di un possibile tallone d’Achille per Red Bull nell’era post-Honda (che di difficoltà ne ha parecchie, leggi qui). I primi chilometri in Bahrain stanno suggerendo l’opposto: il nuovo motore potrebbe essere un punto di forza strutturale.
Resta da capire quanto di questo vantaggio sia reale e quanto mascherato dalle strategie altrui. Ma, al netto delle doverose cautele, un elemento è già acquisito: la power unit angloamericana non è un progetto acerbo in cerca di rodaggio. È, almeno per ora, una delle variabili tecniche più interessanti di questa fase di testing. L’impressione è che la sorpresa non sia più un’ipotesi, ma un fatto tecnico da analizzare con attenzione.
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